Calenda e Renzi pronti a fare la stupidaggine della vita

Mentre il flop di Bonino e della gauche confermano la necessità di un rassemblement di centrosinistra, l'ex ministro e l'ex premier proponendo la creazione di un nuovo partito dimostrano di non avere capito nulla.

29 Maggio 2019 11.41
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Nel momento in cui il risultato elettorale, con il flop di Emma Bonino e della sinistra radical, conferma che l’idea che un rassemblement più largo dovrebbe diventare il compito di chi è di sinistra o di centrosinistra, Matteo Renzi e Carlo Calenda alludono o parlano di un nuovo partito competitor e alleato del Pd. Diciamolo: non hanno capito niente di quel che sta succedendo e succederà.

Il tema non è dire ai moderati: voi siete cittadini posapiano e quindi vi facciamo un partitino che vi assomigli, nemico della sinistra, un po’ di destra, e voi tornate nella vostra casetta

Intendiamoci, l’idea di cercare il voto moderato non è sbagliata, così come è altrettanto giusto cercare il voto di sinistra che è ancora nell’astensione o nel Movimento 5 stelle. Ma c’è un che di scolastico nel refrain che per cercare un voto moderato bisogna fare un partito moderato. La dico brutale: credo che anche Matteo Salvini abbia preso voto moderato.

LA RICETTA PER IL PARTITONE

Il tema non è dire ai moderati: voi siete moderati, cioè cittadini posapiano e quindi vi facciamo un partitino che vi assomigli, nemico della sinistra, un po’ di destra, e voi tornate nella vostra casetta. Il tema è: facciamo un partito grande (Silvio Berlusconi, Renzi e Salvini hanno vinto, quando hanno vinto, dicendo agli italiani che stavano facendo il “partitone” di governo) e questo partito grande farà le seguenti cose per combattere la crisi: vi darà sicurezza, proteggerà i vostri risparmi, sarà fiscalmente equo, darà sviluppo e lavoro.

L’INGENUITA’ DI CALENDA

Calenda invece pensa che mimando Malagodi potrà avere successo e propone con una ingenuità insolita un uomo che si avvia alla mezza età sognando una scissione condivisa dal Pd. Gli elettori se li immagina così coglioni che voterebbero per un partito che se ne va dal Pd strizzando l’occhio a Nicola Zingaretti. Renzi è un caso di patologia. Nessuno che gli voglia bene gli ha mai detto che lui sta sui cabbasisi agli italiani, giustamente o no. Solo Roberto Giachetti, Luciano Nobili e Anna Ascani, figurette del Pd, pensano che lui sia un grande leader. Gli italiani pensano che lui sia stato un guaio. Quelli di sinistra lo detestano, tranne quelli che da anni si fustigano per essere stati nel Pci. I moderati lo trovano, giustamente, antipatico. Con questa discussione Salvini, che è invece pronto a fare la cazzata che lo rovinerà, starà in cima alla politica italiana per molto tempo.

IL TEMA E’ UNIRE, CHI NON CI STA SE NE VADA

Il tema è invece unire, unire, unire. Chi non ci sta se ne vada, raccolga i suoi quattro stracci e se ne vada. Alle prossime elezioni se faranno perdere il centrosinistra li inseguiremo con le maledizioni.


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Commenti: 4

  1. Per fortuna questo che scrive non è lo stesso Caldarola che ha fieramente appoggiato la squallida scissione Leu alle ultime politiche, altrimenti sarebbe da ricoverare al più presto e farlo curare da un buon neurologo.

  2. Condivido l’articolo e dico: ma perché tutti questi Calenda, Renzi, (ci metto anche Salvini), e tutti questi esponenti (di cui ormai non si conosce il nome) della sinistra, dopo l’esperimento fallito da Liberi e uguali, sono così intestarditi a voler seguire una linea perdente? Sono, forse, più infallibili del Papa (Francesco) che non dice (come i predecessori) di esserlo anche se non fa altro che proclamare quanto detto nel Discorso della montagna e nel capitolo 24 del Vangelo di Matteo. La mania del protagonismo (e non solo) è troppo forte.

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