Perché Domani di De Benedetti non darà fastidio a Repubblica

Peppino Caldarola
05/05/2020

Il quotidiano di Molinari è la matrona del giornalismo italiano e questa cosa «non la scalfisci con un giornale corsaro diretto da ragazzini a meno che non siano capaci di rovesciare il mondo con notizie che nessun altro ha». L'analisi di Peppino Caldarola.

Perché Domani di De Benedetti non darà fastidio a Repubblica

Se anche i giornali, come i partiti, nascono per necessità storica, ovvero perché ci sono diritti, interessi, culture da rappresentare perché diventati invisibili, non c’è ragione che nasca un nuovo giornale di carta. Si dice che manca un giornale alla sinistra. La sinistra ha bisogno di ben di più di un giornale e si comincia a vedere di che cosa si tratta, penso a un partito centrale nel sistema politico – come è il partito di Zingaretti – spostato sulle tematiche sociali, in grado di esser visionario sullo sviluppo, nettamente ecologista ma soprattutto radicato nei territori. Un giornale come quello che l’ingegnere De Benedetti vuol fare accompagnerà questo o solleciterà questo processo? Temo di no. È un giornale che nasce dall’alto, come creazione di un personaggio notevolissimo come l’Ingegnere di fronte allo snaturamento, dice lui, della sua creatura e di fronte all’avidità dei propri figli.

POTREBBE ESSERCI ANCHE LUCIA ANNUNZIATA

Domani sarà un giornale di poca foliazione, diretto da un giovane collega di grandi qualità. Stefano Feltri si era fatto notare nella scuderia del Riformista come un acuto narratore di vicende economiche con una visione che chiamavamo, per l’appunto, riformista. Poi la sorpresa del passaggio al Fatto, quotidiano che sembrava a lui culturalmente lontano, ma evidentemente sbagliavamo perché lì ha fatto una bella carriera (videdirettore) e dava in tv una delle poche immagini umane del prodotto travagliesco. Con Feltri ci saranno molti giovani, dice Carlo De Benedetti, e alcuni senior, probabilmente Lucia Annunziata. La collocazione dovrebbe esser di sinistra, ma conoscendo Lucia non si potrà mai dire quale sinistra sarà, essendo per sua antica vocazione e presunzione, sinistra solo quello che tocca lei.

REPUBBLICA NON CORRE RISCHI

Credo che, passate le prime settimane, Repubblica non soffrirà per la presenza del nuovo giornale. L’arrivo di Molinari, dopo Calabrese e Verdelli, era una pura necessità. Repubblica, prima ancora di essere giudicato per le battaglie che ha fatto, e ne ha fatte tante, va giudicata per la sua presenza , come dire?, scenica. Era la matrona del giornalismo, la sua Wanda Osiris e al tempo stesso la sua Anna Proclemar o Renata Tebaldi. Cotillon e il canto finale della Traviata. Questa roba qui non la scalfisci con un giornale corsaro diretto da ragazzini a meno che non siano capaci di rovesciare il mondo con notizie che nessun altro ha. Sperem. Repubblica per sopravvivere, un po’ ridimensionata, ha un gran bisogno di un pachiderma come Maurizio Molinari, uno che sa tutto, che conta negli ambienti in cui è bene contare, che conosce le cose del mondo.

LA SINISTRA HA BISOGNO DI FARE COSE GRANDIOSE PIÙ CHE DI UN GIORNALE

La sinistra potrebbe aver bisogno di un giornale come l’Unità che fecero Furio Colombo e Antonio Padellaro e che negli ultimi anni della vita del quotidiano mi incitava a fare il mio caro Giampaolo Pansa (e che io non volli fare), cioè un giornale con un nemico da distruggere pezzo a pezzo, anatema con anatema ecc. Eppure io credo che il mondo della sinistra nella sua stragrande maggioranza oggi voglia un’altra cosa. Non voglia strepiti, non voglia casini, sente che è arrivato il momento di fare cose grandiose come il Ponte di Genova. E per fare questo ha bisogno di un partito. Non di un giornale. Ha semmai bisogno, ma è un altro discorso, che la democrazia italiana si tuteli con migliaia di giornali on line, vere vedette della repubblica che denunciano , analizzano, chiamano alla ribalta intelligenze periferiche spesso assai più utili di consumati commentatori.