Quanto manca alla politica di oggi Donat Cattin

16 Marzo 2019 21.11
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Carlo Donat Cattin è stato uno dei leader intellettualmente più affascinanti della Prima Repubblica (nonché della Seconda, che su questo piano ha fascinato poco). Bene ha fatto il figlio Claudio a ricordarlo in Senato con la solennità data dalla presenza del Capo dello Stato. È stata una cerimonia doverosa, bella e toccante. Ma non esaustiva di tutto ciò che si può e si deve dire di Carlo Donat Cattin: c’è da sperare che la fondazione abbia i mezzi per un lavoro di ricostruzione storica prezioso per il Paese, non per la gloria terrena di Carlo. Sono stato molto vicino a Donat Cattin, come tanti, come tutti quelli che militavano nella sua piccola e gloriosa correntina. Per tutti noi era Carlo, ma non alla maniera del cameratismo populista di oggi.

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DONAT CATTIN, UN CAPO IN QUANTO MAESTRO

Lo chiamavamo Carlo col rispetto e la devozione filiale che si riconosce a un maestro che ti concede una confidenza tutta da guadagnare nelle conferme quotidiane di lealtà e coerenza. Del resto, potevi dargli del tu ma con Donat Cattin rimanevi sempre in soggezione: scamiciato e disinvolto, restava sempre baron Carlo, come lo chiamava Pansa riferendosi un po’ alla sua aristocrazia intellettuale un po’ ai quarti di nobiltà familiare. Va recuperato questo tratto di Donat Cattin: il suo essere capo e maestro, capo in quanto maestro. Non tutte le correnti democristiane davano importanza alla discussione, alla cultura. Evangelisti diceva: «Noi andreottiani non abbiamo bisogno di fare convegni, da noi pensa Giulio per tutti» (sarà l’arrivo di Pomicino a trasformare la gens Giulia in un laboratorio più politico). Con Donat era diverso: il suo principale interesse era la riuscita dell’annuale convegno di Saint Vincent, inimitato format di discussione seria e briosa. Poi curava personalmente Terza fase, la sola rivista democristiana sopravvissuta al tempo del pensiero debole dell’ultima Dc. Di qui l’interesse per i giovani, mai presenza decorativa intorno a lui, ma sempre strumento per la costruzione di una classe dirigente.

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ALLA POLITICA DI OGGI SERVONO SCUOLE ED ESEMPI

Ricordo questo perché baron Carlo ci dà col suo esempio la misura di ciò che serve oggi alla politica italiana: servono maestri, scuole, esempi. E il maestro Donat Cattin riuscì persino nel prodigio negato quasi a tutti i leader e cioè gestire la propria successione. Pochi mesi prima di morire, chiudendo l’ultima edizione di Saint Vincent, citò Franco Marini, «quasi in un ideale passaggio di testimone», disse proprio così. Non poteva pensare che di lì a poco il suo cuore non avrebbe retto, o forse sì, lo aveva proprio pensato.

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