Caro benzina, governo dalla parte dei petrolieri

Redazione
23/08/2012

Il governo è corso ai ripari dopo l’ennesimo polverone sollevato dagli ultimi aumenti della benzina. Pressato da più parti per...

Caro benzina, governo dalla parte dei petrolieri

Il governo è corso ai ripari dopo l’ennesimo polverone sollevato dagli ultimi aumenti della benzina.
Pressato da più parti per un taglio, anche minimo, delle accise, così come deciso in Francia, l’esecutivo giovedì 24 agosto si è affrettato a minimizzare la portata dei rialzi, sottolineando in una nota diffusa dal ministero dello Sviluppo economico che i picchi registrati in alcuni distributori di specifiche aree del Paese «non rispecchiano l’andamento reale dei prezzi».
PASSERA NON CI STA. L’aumento del prezzo alla pompa, ha precisato il dicastero guidato da Corrado Passera, «è stato nettamente inferiore all’aumento del prodotto sui mercati internazionali, consentendo di riassorbire in parte anche l’aumento delle accise per finanziare le spese di ricostruzione per il terremoto», deciso prima di Ferragosto e pari (compresa l’Iva) a 0,005 euro al litro. 
Quindi «l’attenzione posta in questi giorni sulle punte di prezzo registrate in alcune aree di servizio», ha puntualizza ancora via Veneto «non rappresenta esaustivamente gli andamenti reali e rischia anzi di fornire un alibi per effetti imitativi».

Il ministero dalla parte dei petrolieri

Il ministero ha difeso le compagnie petrolifere, osservando una riduzione del loro margine industriale, sceso a 10,6 centesimi al litro per la benzina e a 12 per il gasolio. 
Del resto, nell’ultima settimana (13-19 agosto, ndr) lo stacco Italia, ovvero la differenza sul prezzo industriale italiano al netto delle tasse e quello medio europeo, è passato per la verde in negativo (-0,001 euro). E anche sul gasolio il differenziale è andato praticamente azzerandosi (a 0,006 euro), rispetto ad un valore medio annuo di 2,4 centesimi per la benzina e 2,6 per il gasolio.
Il dato mostra come in Italia il costo di produzione sia al momento inferiore di circa 2-3 centesimi rispetto a quello di paesi come Germania e Spagna. 
ASSOPETROLI SI APPELLA A MONTI. Queste tesi difensive non bastano però ai consumatori, sempre più allarmati dai rincari, né ai distributori di Assopetroli che si sono appellati al presidente del Consilgio, Mario Monti per un taglio della componente fiscale, oggi preponderante sul prezzo finale.
Sulla stessa linea anche la Figisc Confcommercio, secondo cui quello francese è «un esempio concreto da seguire con urgenza, visto anche il crollo verticale dei consumi che ormai tocca il 10% rispetto al 2011».