Massimo Del Papa

Caro Grillo, a vergognarsi non devono essere i cronisti da 10 euro a pezzo

Caro Grillo, a vergognarsi non devono essere i cronisti da 10 euro a pezzo

20 Settembre 2017 07.36
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Più i grillini mortificano i giornalisti, più i giornalisti li seguono docili, come quei cani che più li bastoni e più ti sono fedeli. Sono accorsi anche per quella sceneggiata pagana del sangue di San Gennaro col candidato premier Luigi Di Maio, specializzato in congiuntivi e in geografia, a pendere dalle labbra del vescovo di Napoli, «s'è sciuoto, s'è sciuoto». Come campioni del razionalismo tecnologico, non c'è di meglio. Ma la contraddizione surreale, se non proprio stregonesca, è di casa in questo curioso movimento che molti hanno adottato per allegria, per rabbia, per odio verso la scienza e la coscienza, sedotti da un pateracchio di elementi scippati da diverse dottrine in pretesa di illuminismo e rivoluzionarismo. Senza un ordine, una logica, una coerenza, da cui le continue contraddizioni, l'impossibilità di raggiungere una sintesi omogenea, la mancanza di un programma organico, di risultati apprezzabili. Roma, Torino, Livorno: ovunque si sia palesata la rivoluzione grillina, per citare il conte Lello Mascetti, «più sformata di così… sembra un aborto». Da cui lo sforzo improbo di opinionisti, sociologi, pensatori da cassetta, di trovare un qualche fondamento culturale in questa nebulosa ideologica.

LA MITOLOGIA GRILLINA. Chi imbocca Grillo gli mette in bocca di volta in volta i presocratici, Platone, il comunitarismo egualitario seicentesco, Hobbes, il giusnaturalismo inglese, l'indipendentismo americano, il separatismo basco, il razzismo biologico, il roussoianismo al pesto, il socialfascismo, la critica alla liberaldemocrazia da destra e da sinistra, i francofortesi, il kulturpessimismus, in una maionese postideologica impazzita. Certo si può pescare tutto e il suo contrario dal serbatoio mitologico dei grillini, ma sono riferimenti senza fondamento. Di vero ci sono solo la volgarità e la tracotanza, oltre al fatto, inevitabile, che il Leviatano di Grillo si divora, come tutti i Leviatani, per amor di libertà. Mai visto un movimento, partito o quello che si vuole, così impedito, così negato nei suoi presupposti, talmente diviso, lacerato prima ancora di prendere il potere. Mentre nelle amministrazioni dove il potere locale è già conseguito, i fatti parlano da soli e raccontano di uno sfascio stupefacente perfino alla luce delle previsioni più apocalittiche.

Il Leviatano a 5 stelle rappresenta il caos mai ricomposto, il caos permanente; anziché riportare la trascendenza all'immanenza, fa il contrario. E Giuseppe Piero Grillo da Genova non è un improbabile epigono di Rousseau, a dispetto di una sgangherata (e, alla prova dei fatti menzognera) allusione quale “uno vale uno” o dello svilimento del ruolo del parlamento in luogo di una democrazia di cittadinanza diretta. Talmente diretta che il candidato premier casca dal pero della misteriosa società di Casaleggio e i presunti antagonisti ricordano certi comprimari dell'avanspettacolo. In tutto questo, Grillo si permette di bofonchiare ai cronisti: «Io vi mangerei soltanto per il gusto di vomitarvi, un minimo di vergogna voi la percepite per il mestiere di che fate, sì o no? O perché fate il vostro lavoro da 10 euro al pezzo pensate che giustifichi tutto questo?»

«MISERABILI DA 10 EURO A PEZZO». A questo punto i cronisti vomitati dovrebbero alzare i tacchi e piantarlo lì, ma la schiena dritta oggi più che mai può provocare licenziamenti in tronco e così Grillo, populista in yacht, può permettersi di umiliare i Fantozzi col taccuino. Proprio così dice, mi fate vomitare, siete poveracci, siete miserabili da 10 euro a pezzo. E se anche fosse? La povertà non parassitaria, non è di per sé un motivo per non rispettare gli sfruttati, gli umili che hanno bisogno di lavorare al di sotto della dignità? O bisogna vergognarsene perché l'ha detto Grillo? E questo sarebbe lo stesso che vuole introdurre il reddito di cittadinanza per gli indigenti? Ma c'è anche chi si guadagna la sua miseria 10 euro alla volta e resta nella dignità: non tutti possono passare dal Grande Fratello per poi diventare portaparola del boss.

UN ESERCITO DI SFRUTTATI. Frase ignobile, quella di Grillo, cui la Fnsi ha risposto, di fatto, abbassando la testa e testimoniando un completo disinteresse per quell'80 o 90% di sfruttati che si agitano come scarafaggi disperati; risale a non più di una settimana fa l'allarme, si fa per dire, dell'ordine secondo cui «otto giornalisti su 10 guadagano meno di 10 mila euro l'anno, dunque sono sotto la soglia di povertà». Ma la realtà è diversa, otto su 10 non arrivano neppure a 5 mila euro. Per questo è particolarmente vergognosa la frase di Grillo, incredibile da un politico che sostiene di essere pronto a guidare il Paese, sia pure per interposto azzimato.

AL COMICO SI PERDONA TUTTO. L'avesse pronunciata Berlusconi, lo avrebbero bollato come il maiale miliardario che abusa delle ragazzine. L'avesse pronunciata uno del Pd, lo avrebbero crocifisso come un ignobile radical chic. L'avesse pronunciata la Boldrini, l'avrebbero massacrata come odiosa, supponente, finta solidale. L'avesse pronunciata uno qualsiasi di destra, era subito calda l'accusa di fascista. L'avesse pronunciata Salvini, non sarebbe bastato un vocabolario d'insulti. L'avesse pronunciata un cattolico, si sarebbero sprecate le insinuazioni sulla infamia clericale, sulla perfidia dei bigotti. L'ha pronunciata Grillo, e si fa finta di niente. Perché lui era un comico, perché fa le battute, perché «si sa che lui è così»? Non ci sta bene.

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