Carola Rackete pronta a chiedere il sequestro dei profili social di Salvini

Redazione

Carola Rackete pronta a chiedere il sequestro dei profili social di Salvini

Il 12 luglio la capitana della Sea Watch presenterà una denuncia contro il ministero dell'Interno per istigazione a delinquere e diffamazione.

11 Luglio 2019 14.52
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Chiudere i profili Twitter e Facebook di Matteo Salvini, perché «istigano a delinquere» e «le esternazioni che qui si denunciano non vengono fatte all’interno delle funzioni svolte da Matteo Salvini nella sua qualità di ministro, ma costui si fa forte di quella qualità per potenziare in modo dirompente il messaggio d’odio». È questo, in sintesi, uno dei passaggi contenuti nell’esposto che il 12 luglio sarà presentato dal legale di Carola Rackete, in Procura a Roma, contro il ministro dell’Interno. Nella denuncia, redatta attraverso l’avvocato Alessandro Gamberini, Rackete chiede il sequestro preventivo dei profili social attraverso cui «risultano pubblicati e diffusi i contenuti diffamatori e istigatori»” Nella querela vengono allegati i contenuti di post di Salvini oltre ai commenti degli utenti, anche riferiti al Gip di Agrigento, Alessandra Vella, che dispose la mancata convalida dell’arresto di Carola Rackete nella vicenda Sea Watch.

Con ogni probabilità nella denuncia si ipotizzano i reati di istigazione a delinquere e diffamazione nei confronti del numero uno del Viminale, per i giudizi espressi nelle vicenda della Sea Watch.

SALVINI: «STOP ALLE PAGINE FB? RIDICOLO»

Pronta la reazione di Salvini proprio su Twitter: «La comunista tedesca, quella che ha speronato la motovedetta della Guardia di Finanza, ha chiesto alla Procura di chiudere le mie pagine Facebook e Twitter. Non c’è limite al ridicolo. Quindi posso usare solo Instagram??»

CAROLA: «LA MIA DECISIONE ASSOLUTAMENTE CORRETTA»

Carola ha inoltre definito come «assolutamente corretta» la propria decisione di violare il blocco del porto di Lampedusa. Era fondata, ha detto alla Zdf, «sui rapporti dei medici di bordo riguardo lo stato di salute dei migranti e su quanto riferito dai membri dell’equipaggio, a contatto costante con loro». Sulla nave, ha proseguito, la situazione era «tanto deteriorata da non poter più garantire la sicurezza delle persone a bordo» e rendere necessario l’ingresso nel porto di Lampedusa. In ogni caso, ha concluso, «salvare vite umane è molto più importante di subire un procedimento penale».

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