Carri armati di Israele nel sud di Gaza City, duri scontri con Hamas

Redazione
04/11/2023

Tel Aviv accusa: l’organizzazione palestinese di impedire l’uscita dei cittadini stranieri dalla Striscia. Colpite due scuole, una cattolica e una dell’Onu. Tensione tra Israele e Turchia dopo il richiamo dell’ambasciatore. Gli aggiornamenti.

Carri armati di Israele nel sud di Gaza City, duri scontri con Hamas

Blindati dell’esercito israeliano sono arrivati a Tel al-Hawa, uno dei quartieri a sud di Gaza City. Lo ha fatto sapere Hamas, aggiungendo che le Brigate al-Qassam, ala militare dell’organizzazione palestinese, sono state impegnate in duri scontri ravvicinati durante i quali hanno anche lanciato un missile anti-carro Kornet contro un mezzo blindato israeliano. Nello stesso quartiere miliziani di Hamas e delle Brigate al-Quds (Jihad islamica) hanno attaccato insieme altri blindati israeliani con colpi di mortaio. Tutto questo mentre i missili di Tel Aviv continuano a colpire nella Striscia, facendo numerose vittime innocenti: l’Idf ha ammesso di aver aver colpito un’ambulanza fuori dall’ospedale Al-Shifa di Gaza City, sottolineando che Hamas trasporta miliziani e armi sui mezzi di soccorso. Razzi israeliani hanno colpito inoltre una scuola gestita dall’Onu, che ospita migliaia di sfollati dal campo di Jabalya (almeno 15 le vittime), un istituto cattolico e un ospedale pediatrico di Gaza.

Carri armati di Israele nel sud di Gaza City, duri scontri con Hamas. Gli aggiornamenti sul conflitto in Medio Oriente.
Ospedale pediatrico di Gaza (Ansa).

Secondo Israele, Hamas sta impedendo le uscite dal valico di Rafah

Hamas sta impedendo ai cittadini stranieri di lasciare Gaza finché Israele non avrà garantito che le ambulanze dall’enclave palestinese potranno raggiungere il valico di Rafah verso l’Egitto. Lo ha detto alla Cnn un funzionario americano. La decisione dei miliziani giunge dopo che Israele ha ammesso di aver colpito un’ambulanza, facendo 15 vittime. Più di 700 cittadini stranieri avrebbero dovuto lasciare Gaza attraverso Rafah nella giornata del 4 novembre. Secondo l’esercito israeliano, Hamas ha sparato con mortai e missili anticarro sulla strada Salah al-Din, che l’Idf aveva lasciato libera per consentire lo spostamento della popolazione dal nord al sud di Gaza.

La Turchia richiama l’ambasciatore a Tel Aviv: sale la tensione

La Turchia ha richiamato per consultazioni il suo ambasciatore a Tel Aviv a causa del «rifiuto di Israele degli appelli al cessate il fuoco» e «i continui attacchi contro i civili» a Gaza. Recep Tayyip Erdogan ha detto di non considerare più il premier israeliano Benjamin Netanyahu come un interlocutore, aggiungendo che farà di tutto per portare le violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra da parte di Israele davanti alla Corte penale internazionale. Secondo il ministero degli Esteri di Tel Aviv, la decisione del governo turco di richiamare l’ambasciatore «è un altro passo del presidente Erdogan per schierarsi con l’organizzazione terroristica Hamas».

Carri armati di Israele nel sud di Gaza City, duri scontri con Hamas. Gli aggiornamenti sul conflitto in Medio Oriente.
La devastazione di Jabaliya (Ansa).

Israele ha sganciato due bomba da una tonnellata a Jabaliya

Israele ha usato due bombe da quasi mille chili nell’attacco a Jabaliya, come dimostrano le immagini satellitari e i video dei crateri analizzati dal New York Times. Queste bombe, le seconde più grandi nell’arsenale israeliano, di solito sono impiegate per colpire le infrastrutture sotterranee, ma il loro dispiegamento in un’area densamente popolata come Jabaliya è molto raro.

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Israele: «Se Nasrallah commette errore segna destino Libano»

«Yahya Sinwar ha fatto uno sbaglio e ha segnato il destino di Hamas e quello di Gaza. Se Hassan Nasrallah commette un errore, segnerà il destino del Libano». Lo ha detto il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, che ha visitato le truppe israeliano dislocate al nord. Gallant ha poi aggiunto che l’aviazione israeliana ha mantenuto gran parte delle sue capacità nell’area nord al confine con il Libano contro Hezbollah, sottolineando che lo Stato ebraico, non è interessato a una guerra con Beirut.