Francesco Pacifico

Perché Davide Casaleggio vorrebbe tornare al voto

Perché Davide Casaleggio vorrebbe tornare al voto

Deluso dall'esperienza di governo, l'erede di Gianroberto vuole impedire la ristrutturazione del M5s pensata da Di Maio inviando a Roma nuove truppe. 

15 Maggio 2019 11.09

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Fosse per lui, Davide Casaleggio tornerebbe al voto il prima possibile, rischiando di mettere in crisi il Quirinale. Già, perché nella crisi per ora virtuale che sta bloccando il governo e le Camere, Sergio Mattarella avrebbe già iniziato nella massima dicrezione le consultazioni per il dopo Europee.

LA ROAD MAP DEL QUIRINALE

L’obiettivo del Colle è minimo: sbloccare l’impasse e garantire all’Italia una maggioranza in grado di approvare la manovra. Senza escludere l'ipotesi di un esecutivo del presidente che libererebbe i partiti dall’onere di una finanziaria impopolare, contenente anche l'aumento dell'Iva. Per poi decidere se andare alle urne o cercare in parlamento nuove maggioranze. La road map del Quirinale però è stata bocciata da tutti, non solo da Casaleggio. L'ultimo no è arrivato dagli emissari del segretario Pd, Nicola Zingaretti, ricevuti al Colle nei giorni scorsi. Tutti i partiti interpellati hanno risposto che è meglio tornare al voto e discutere di nuovi equilibri solo in un secondo momento. Anche se, a sentire le truppe gialloverdi, tutti in fondo vorrebbero salvaguardare lo status quo.

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Sicuramente tra le fila dei sostenitori del ritorno alle urne, Casaleggio – presidente dell'associazione Rousseau e di fatto "padrone" del Movimento 5 stelle – guarda le cose romane con più distacco. Il figlio e l'erede di Gianroberto sarebbe infatti scontento dell’esperienza di governo dei cinque stelle e dell’incapacità dei suoi di rivendicare i successi raggiunti – il reddito di cittadinanza, lo spazza corrotti o la spinta all’innovazione – come del resto dimostrano i sondaggi che danno il partito molto dietro all'alleato Salvini. La "colpa" sarebbe tutta della pessima gestione fatta di una macchina perfetta creata a Milano, nel laboratorio di via Castelmorrone.

IL TENTATIVO DI DI MAIO DI RISTRUTTURARE IL M5S

Quindi, è il ragionamento, meglio un reset e un restart perché alla Casaleggio sono convinti che comunque il Movimento ripartirebbe da uno zoccolo duro di voti – tra il 15 e il 20% – in grado di garantirgli un ruolo centrale nella politica italiana. Senza contare che tornare al voto permetterebbe a Casaleggio jr di bloccare il tentativo di Luigi Di Maio di ristrutturare il partito. Il vicepremier – che ha dalla sua la stragrande maggioranza dei gruppi parlamentari – vuole dare una struttura più palpabile al Movimento. Gli obiettivi sono creare organi decisionali sul territorio meno vincolati ai sondaggi della piattaforma Rousseau, per quanto “liberi” di rispondere solo al capo; aprirsi – come ha annunciato – ad alleanze locali con soggetti della società civile; creare una camera decisionale nazionale slegata dai diktat della Comunicazione, guidata dal fedelissimo di Casaleggio Rocco Casalino; fino al superamento definitivo del doppio mandato. Questo progetto, partito in sordina, è stato annacquato dalla casa madre con una consultazione tra i militanti e su più livelli, talmente complessa e prolissa che potrebbe andare avanti all’infinito. Ma in ogni caso è già un germe che potrebbe sconvolgere il Dna del Movimento. O, meglio, quel che ne resta. E la cosa non è gradita a Milano. Proprio per questo sarebbe meglio andare a votare per mandare a Roma, sfruttando il limite del doppio mandato, eletti nuovi di zecca e meno appiattiti sulla linea dimaiana.

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