Casaleggio è il vero ostacolo a un’alleanza tra M5s e Pd

Come il padre Gianroberto, Davide crede che un accordo col Nazareno sia insostenibile per i grillini. Mentre la maggioranza dei parlamentari dem vorrebbe nuovi equilibri che limitino il peso di Salvini. Il retroscena.

22 Luglio 2019 21.48
Like me!

Altro che il no a una maggioranza Movimento 5 stellePartito democratico arrivato da Luigi Di Maio, per il quale c’è poco da trattare con quelli che non hanno preso «una posizione ben precisa dopo lo scandalo sugli affidi dei minori di Bibbiano». E, in fondo, è secondario pure il diniego scandito da Nicola Zingaretti, segretario Pd, secondo il quale «nessun governo con il M5s è alle porte». Chi al Nazareno, come Dario Franceschini, sogna un’alleanza con i grillini, deve fare i conti con un muro forse invalicabile al momento: quello eretto da Davide Casaleggio contro un matrimonio tra le due forze che più si sono insultate e delegittimate in questa legislatura.

FRANCESCHINI CONTRO LA STRATEGIA DEL POPCORN

Franceschini, attraverso un’intervista al Corriere della sera, ha esplicitato quello che va dicendo da mesi più o meno pubblicamente e sul quale starebbe provando a tessere le fila: «È stato un grande sbaglio non avere fatto tutto quello che avremmo potuto per evitare la saldatura fra Lega e cinque stelle in una legislatura che peraltro elegge il capo dello Stato». L’ex ministro dei Beni culturali – capo del correntone AreaDem – se l’è presa con l’ex leader Matteo Renzi, reo di aver seguito «la strategia del popcorn che ha portato la Lega dopo un anno al 35%. Abbiamo buttato un terzo dell’elettorato italiano, quello dei cinque stelle, in mano a Salvini».

casaleggio alleanza pd m5s franceschini renzi
Dario Franceschini con Matteo Renzi. (Ansa)

LA NECESSARIA RICERCA DI POTENZIALI ALLEATI

Ma a domanda su un possibile ribaltone con nuovo governo insieme con i grillini, ha risposto con un’altra domanda: «Si può dire che senza la ricostruzione del campo di centrosinistra e la ricerca di potenziali alleati che sta facendo Zingaretti difficilmente il Pd potrebbe arrivare col proporzionale al 51%?».

ANCHE ORLANDO E BOCCIA TRA I “FILO GRILLINI”

Per la cronaca, prima di Franceschini si erano esposti nella stessa direzione altri politici dem di primo piano come Andrea Orlando, Antonello Giacomelli o Francesco Boccia. A livello parlamentare un matrimonio con il Movimento è visto di buon grado dalla maggioranza degli eletti del Partito democratico. I quali, però, sanno bene che senza l’appoggio dei loro colleghi renziani – gli unici davvero contrari – difficilmente ci saranno i numeri per lanciare questo esecutivo. Più scettico invece il fronte cinque stelle, dove molti esponenti hanno una chiara estrazione di sinistra. Ma che nonostante ciò non guardano a quest’ipotesi perché sono a conoscenza che un cambio di cavallo non piacerebbe alla Casaleggio associati.

Andrea Orlando e Nicola Zingaretti.

CASALEGGIO NON GRADÌ L’INVITO DI DI MAIO AI DEM

Come il padre Gianroberto, Davide Casaleggio ha un’opinione molto netta e molto negativa sul Pd. Non che l’uomo della piattaforma Rousseau ami particolarmente la Lega, però è convinto che un accordo con il Nazareno – sia a livello mediatico sia nella gestione del potere – sia insostenibile per il Movimento. Per esempio nei mesi scorsi l’erede non gradì l’invito arrivato da Di Maio ai dem di votare alcune delle loro leggi bandiera come il salario minimo, il taglio dei parlamentari o una nuova normativa sul conflitto d’interessi. E quella era una mossa più tattica che strategica, fatta nelle ore successive al voto europeo, necessaria al vicepremier per districarsi dal cul-de-sac nel quale è ancora infilato.

casaleggio alleanza pd m5s
Davide Casaleggio durante ”Sum#03, capire il futuro”, organizzato nel terzo anniversario dalla scomparsa del padre a Ivrea, il 6 aprile 2019. (Ansa)

RESPINTI I TENTATIVI DI DARE AL M5S UNA NUOVA GOVERNANCE

A Casaleggio interessa più la tenuta del Movimento, che soltanto grazie al Russiagate ha interrotto la débâcle dei sondaggi e che adesso è costretto a uscire allo scoperto su provvedimenti come il via libera alla Tav o l’ingresso dei Benetton in Alitalia, in grado di scontentare ancora di più la base. E in quest’ottica è centrale l’azione fatta per respingere i tentativi di Di Maio di dare al M5s una nuova governance. Il vicepremier aveva riconquistato la base parlamentare promettendo sia dei coordinatori nazionali e locali sia di limitare il peso del potentissimo ufficio comunicazione guidato da Rocco Casalino, che con l’avallo della factory di via Visconti di Modrone scandisce a colpi di tweet e post l’attività politica degli eletti. Di tutto questo progetto è rimasto davvero poco, tra l’altro focalizzato soltanto sul livello territoriale: ogni Regione avrà un “team di facilitatori”, che sarà scelto sulla piattaforma di Rousseau, mentre soltanto i consiglieri comunali (a differenza dei parlamentari) potranno derogare al vincolo dei due mandati e trattare alleanze con le liste civiche. Nulla di più.

I RENZIANI INVITATI A USCIRE DAL PARTITO?

Di fronte a tutto questo, verrebbe da dire che l’uscita di Franceschini non ha ottenuto gli effetti sperati. Ma come spiega un senatore del Movimento, «piccole scosse si sono registrate. L’ex ministro forse peccherà di arroganza, ma con quest’intervista manda due messaggi. Intanto sottolinea che la stragrande maggioranza del Pd in parlamento è disponibile a lavorare a nuovi equilibri per limitare il peso di Salvini senza tornare a elezioni. Dall’altro chiarisce una volta per tutte che non saranno Renzi e i suoi a fermare questo processo. Anzi, a me sembra di vedere nelle parole di Franceschini anche un invito ai renziani di uscire dal partito».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *