Il teste chiave del caso Cucchi rischia il processo per droga

Il teste chiave del caso Cucchi rischia il processo per droga

Secondo i pm, il carabiniere Casamassima e la compagna «detenevano nella loro casa a Roma quantitativi non determinati di sostanza stupefacente di tipo cocaina». La difesa: «È un'intimidazione».

15 Maggio 2019 07.13

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La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per l'appuntato Riccardo Casamassima, il carabiniere che nel 2016 fece riaprire il caso di Stefano Cucchi con le sue dichiarazioni sul pestaggio subito in caserma dal geometra la notte del suo arresto, nell'ottobre del 2009.

Alla base della richiesta dei pm romani, il presunto reato di detenzione di droga a fini di spaccio. «Non è la prima volta che vengono fatti dei tentativi per delegittimarmi. Infatti ci sono anche altri procedimenti penali a mio carico e lo dimostra anche il fatto che il 21 sono parte offesa nel processo Cucchi. Mi aspettavo mi potessero fare qualcosa, certo non mi aspettavo una cosa del genere. In queste ore stanno dando delle informazioni totalmente false e sbagliate. Mi è stata fatta una perquisizione nel 2014 a casa, dalla squadra mobile, dal reparto operativo dei Carabinieri inerente uno dei procedimenti penali a mio carico che non c'entrano niente con la droga», ha detto Casamassima su Rai Radio1.

L'AVVOCATO: «È UN'INTIMIDAZIONE»

«Nessuna sostanza stupefacente è stata trovata nella casa di Riccardo Casamassima o della sua compagna. La perquisizione domiciliare del 2014 ebbe esito negativo. Questo rinvio a giudizio è un attacco strategico e un'intimidazione per screditare Casamassima, teste chiave al processo Cucchi», ha dichiarato Serena Gasperini, l'avvocato del carabiniere. Il pubblico ministero Giuseppe Bianco ha sollecitato il processo anche per altre quattro persone tra cui Maria Rosati, compagna di Casamassima e anche lei appuntato dei carabinieri. Nel capo di imputazione si afferma che Casamassima e la compagna, «in concorso tra loro, detenevano nella loro casa a Roma quantitativi non determinati di sostanza stupefacente di tipo cocaina».

IL RUOLO DI CASAMASSIMA NELLA RIAPERTURA DEL CASO CUCCHI

Casamassima ha rivestito un ruolo cruciale nella riapertura del caso Cucchi (il processo bis), con le sue accuse ai colleghi nell'ambito del processo ai cinque carabinieri, tre dei quali accusati della morte di Cucchi. Accuse ribadite nel maggio del 2018, quando ha raccontato che nell'ottobre del 2009 il maresciallo Roberto Mandolini «mi confidò che c'era stato un casino perché un giovane era stato massacrato di botte dai ragazzi, quando si riferì ai 'ragazzi', l'idea era che erano stati i militari che avevano proceduto all'arresto». Nell'ottobre del 2018, uno dei cinque carabinieri imputati, Francesco Tedesco, ha accusato due colleghi del pestaggio. Appresa la notizia, Casamassima ha commentato: «Immensa soddisfazione, la famiglia Cucchi ne aveva diritto. Mi è venuta la pelle d'oca. Tutti i dubbi sono stati tolti. L'Italia intera ora aspetta i provvedimenti che [verranno presi] sulla base di quello che è stato detto durante l'incontro. Sempre a testa alta. Bravo Francesco, da quest'oggi ti sei ripreso la tua dignità».

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