Indagini e polemiche sulla scia di morti nelle case di riposo in Lombardia

Redazione
07/04/2020

Sulla presunta cattiva gestione dell'emergenza coronavirus nelle Rsa si concentrano gli accertamenti della magistratura. La Regione si difende. E dopo i 70 decessi al Pio Trivulzio altri casi fanno discutere.

Indagini e polemiche sulla scia di morti nelle case di riposo in Lombardia

Prosegue da oltre un mese la strage silenziosa nelle case di riposo, divenute soprattutto in Lombardia dei focolai con operatori contagiati dal coronavirus e centinaia di anziani morti. Ora, proprio sulla presunta cattiva gestione dell’emergenza nelle Rsa si concentrano le polemiche politiche, ma anche gli accertamenti sempre più serrati, con verifiche documentali, della magistratura.

LA DIFESA DELLA REGIONE SUI PAZIENTI NELLE CASE DI RIPOSO

Si moltiplicano, infatti, esposti, denunce ed inchieste, tra cui quella sullo storico Pio Albergo Trivulzio di Milano, con la Regione che ha disposto indagini attraverso una commissione apposita. «Tutto quello che è stato fatto, è stato fatto con il massimo rispetto», ha spiegato il governatore lombardo Attilio Fontana, riferendosi a una delibera, criticata da più parti, con cui l’8 marzo la Regione ha chiesto alle Agenzie di tutela della salute di individuare case di riposo per accogliere pazienti Covid-19 dimessi dagli ospedali e in quarantena. «Non è che venissero messi a fianco degli assistiti delle Rsa» – ha chiarito Fontana – «esistevano dei reparti vuoti e non utilizzati». E sul punto è intervenuto anche l’assessore al Welfare Giulio Gallera, chiarendo che fu chiesto alle Rsa di ospitare pazienti «in maniera volontaria» e solo a quelle «con aree totalmente separate dagli altri ospiti»: su questa questione c’è stato, denuncia, un «grave travisamento della realtà».

BELLANOVA INVOCA UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA

Sindacati e operatori delle case di riposo, nel frattempo, sin dai primi di marzo hanno iniziato a denunciare carenze di informazioni, di protocolli di sicurezza ma anche di mascherine (in alcune residenze inizialmente sarebbe stato anche impedito di usarle) e tamponi. E se il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova invoca «una commissione d’inchiesta», quello degli Affari regionali Francesco Boccia chiede «alle Regioni di comunicare tempestivamente alla Protezione civile, attraverso il monitoraggio delle Asl, quali sono le Rsa in condizioni di maggior criticità».

INDAGINI SULLE 70 MORTI AL PIO ALBERGO TRIVULZIO

Intanto, si stanno muovendo soprattutto sul fronte documentale, con l’analisi degli esposti arrivati e delle carte presentate dalle stesse strutture, le indagini aperte dalla procura milanese. Tra i vari fascicoli per diffusione colposa di epidemia e reati in materia di sicurezza del lavoro anche quello sul Pio Albergo Trivulzio (nel 1992 l’allora presidente Mario Chiesa venne arrestato e scoppiò Tangentopoli). Solo al Pat a marzo sono morti 70 anziani. «L’anno scorso erano 52», ha chiarito Gallera. «Chiaramente ogni decesso in più fa male, ma siamo in una fase più o meno uguale a quella di tante realtà milanesi». E sulle mascherine: «Abbiamo subito dato delle indicazioni sull’utilizzo, è chiaro che nelle strutture private devono essere fornite dal gestore».

DIVERSE STRUTTURE AL CENTRO DEGLI ACCERTAMENTI

Altre indagini dei pm del dipartimento guidato dall’aggiunto Tiziana Siciliano, scaturite da denunce di lavoratori e familiari di vittime nei confronti dei vertici delle strutture, sono in corso pure sull’Istituto Palazzolo fondazione don Carlo Gnocchi di Milano («nessuna negligenza», ha ribadito l’istituto), su una casa famiglia di Affori, quartiere di Milano, ma anche su molte altre case di riposo, tra cui una nel quartiere Corvetto. Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, associazione che riunisce oltre 400 case di riposo, ha attaccato, invece, la gestione della Regione: «In Lombardia si è sottovalutato il rischio nelle strutture per anziani e disabili». Mentre Fontana ha ribadito: «Noi abbiamo semplicemente dato delle linee guida rispettate dalle case di riposo, che hanno una loro autonomia di gestione».