Caso Ruby, spunta una leggina anti-pm

Redazione
24/01/2011

Spunta in parlamento una proposta di legge «punisci pm». Secondo quanto riferito dall’agenzia Dire, la proposta è stata depositata alla...

Caso Ruby, spunta una leggina anti-pm

Spunta in parlamento una proposta di legge «punisci pm». Secondo quanto riferito dall’agenzia Dire, la proposta è stata depositata alla Camera il 28 ottobre scorso, due giorni dopo l’esplosione del caso Ruby, quando uscì sui giornali la storia sulla telefonata del premier alla questura di Milano per far affidare l’allora minorenne marocchina al consigliere regionale della Lombardia, Nicole Minetti. La prima firma è del deputato Pdl Luigi Vitali, seguita da altri 29 parlamentari suoi colleghi, tra cui Cirielli, Cassinelli, Lehner. Il titolo indica: «Introduzione dell’articolo 315-bis del codice di procedura penale, concernente la riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni». La proposta, come ha rivelato lo stesso Vitali, è già stata consegnata direttamente nelle mani di Silvio Berlusconi, che ora la sta valutando. Nella relazione di accompagnamento al testo, Vitali spiega: «È innegabile che soprattutto negli ultimi anni vi sia stato un abuso» dello strumento delle intercettazioni «che, da un lato, è enormemente costato alle casse dello stato e, dall’altro, è stato largamente invasivo del diritto costituzionale alla riservatezza».
I PUNTI DELLA PROPOSTA. I punti principali del progetto di legge sono i seguenti: i pm e i gip non competenti territorialmente e funzionalmente non potranno più autorizzare intercettazioni, pena provvedimenti disciplinari stabiliti dal ministro della Giustizia. In caso di assoluzione in un processo, l’imputato, ma anche tutti i testimoni finiti nelle intercettazioni riportate sui giornali, avranno diritto a un risarcimento fino ad un massimo di 100mila euro, che sarà sborsato di tasca propria dai pm dopo sentenza «di responsabilità contabile» della Corte dei conti. Potrà chiedere l’applicazione della legge chi è stato assolto con sentenza irrevocabile «perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato da un’imputazione formulata nell’ambito di un procedimento penale nel quale è stato destinatario di intercettazioni di comunicazioni telefoniche o di conversazioni».
NORMA RETROATTIVA. Una  norma transitoria renderebbe la legge retroattiva: avrebbero così diritto al risarcimento anche coloro che sono stati coinvolti in indagini risalenti a 5 anni prima della sua entrata in vigore.
INSORGE L’OPPOSIZIONE. «L’efficienza del governo si dimostra solo su un terreno d’azione: l’annichilimento dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura, per garantire l’impunità al presidente del Consiglio e alla sua corte» ha reagito Luigi de Magistris, eurodeputato Idv e responsabile giustizia del partito, che parla apertamente di «proposta intimidatoria». Proteste anche dal Pd. Secondo la capogruppo nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, «la proposta di legge che ha l’unico intento di alimentare un clima d’odio e creare un’indebita pressione sulla magistratura».