Su Cassa depositi e prestiti Guzzetti consulta Casaleggio

Winston Churchill
19/03/2018

Il grande vecchio di Intesa offre un lucroso incarico al giovin patron della società grillina. In cambio vuole che caldeggi a Di Maio un suo uomo per Cdp. Con la sponda di Cairo.

Su Cassa depositi e prestiti Guzzetti consulta Casaleggio

Sarà che il drammaturgo Anthony McCarten ne ha scritto una memorabile storia e che il regista Joe Wright, dirigendo un formidabile Gary Oldman, l’ha trasformata in un film da Oscar (“L’ora più buia”), ma mai come di questi tempi è stata evocata la figura di Winston Leonard Spencer Churchill. Forse è per questo, o forse è per la Brexit, o forse perché di statisti come lui non ce ne sono più da troppo tempo e se ne sente maledettamente la mancanza, sta di fatto che il grande politico inglese si è risvegliato dal lungo sonno della storia. E, immancabile sigaro “Romeo y Julieta” stretto tra le labbra e bicchiere in mano, whisky Johnny Walker o champagne Pol Roger che sia, smania dalla voglia di dettare alla fidata segretaria personale Elizabeth Layton lunghe lettere di commento agli avvenimenti odierni. Cui guarda con un misto di curiosità, cinismo e disprezzo. Noi di Lettera43.it, che ci riconosciamo senza riserve tanto nelle sue pubbliche virtù come nei suoi vizi privati, lo abbiamo intercettato e gli abbiamo offerto la nostra libera tribuna per commentare le italiche vicende. E lui ha volentieri accettato. Thank you, sir.

Pochi sanno, credo, che se mio padre, Randolph Churchill, apparteneva alla migliore aristocrazia britannica, mia madre, Jennie Jerome, americana, era figlia di Leonard Jerome, un facoltoso uomo d’affari di New York nonché proprietario del New York Times. Dunque, con un suocero così, posso dire di conoscere piuttosto bene cosa passa per la testa degli editori. Compresi quelli minori, come i vostri, cari italiani.

CAIRO SULLE ORME DEL CAV. Prendete, per esempio, Urbano Cairo che, nel suo slancio imitativo del maestro Cavalier Berlusconi, viene ripetutamente dato in preda al prurito di voler entrare nel ring della politica. Se finora non lo ha fatto non è solo per calcolo – bisogna aspettare che Silvio tiri le cuoia -, ma perché l’unica persona di cui si fida veramente – la psicologa Vera Slepoj, senza il cui consiglio non va neanche in bagno – finora non gli ha dato luce verde.

TRA BUSINESS E POLITICA. Cairo preferisce sfruttare le opportunità di business e di potere che le circostanze gli offrono, passando dallo scegliere personalmente le copertine del supplemento economico del lunedì del Corriere della sera – la cosa di via Solferino a cui tiene di più, al di là della curvatura populista filo-grillina della linea editoriale – al giocare sugli scacchieri romani più diversi.

Urbano sa di dovere molto a Gaetano Miccichè, ed è per questo che ha usato il peso de La Gazzetta dello Sport per indurre Giovannino Malagò a spingere la candidatura del presidente di Banca Imi quale presidente della Lega A di football. Ed è attraverso un gioco di sponda che intende sospingerlo al posto di Claudio Costamagna in Cassa depositi e prestiti.

SU CDP SERVE L'OK DEI GRILLINI. Qui la partita è complicata dall’impasse politica determinata dal voto del 4 marzo 2018, ma il furbo Cairo sa che non ci potrà essere nessuna nomina di quel genere senza un qualche assenso, se non addirittura l’esplicita sponsorizzazione, di quei grullini dei grillini. E sa anche che il nome del presidente spetta alle fondazioni bancarie farlo, e dunque all’immarcescibile Giuseppe Guzzetti.

Il quale, essendo appena stato sconfitto nella battaglia per la presidenza di Bper – dove il suo candidato Carlo Corradini, ex numero uno di Banca Imi e consigliere di Intesa SanPaolo e oggi presidente del collegio sindacale di Cdp (guarda il caso), ha dovuto lasciare il passo presidente di Confindustria Emilia Romagna, Pietro Ferrari -, non vuole perdere altri colpi, e per questo ha deciso di incontrare in gran segreto Davide Casaleggio per affidargli un qualche lucroso incarico, contando sulla sensibilità del giovin patron della Casaleggio & Associati di recepire il nome che il grande vecchio di Ca’ de Sass indicherà per Cdp e caldeggiarlo a Giggino Di Maio.

ACCOPPIATA CON ARCURI AD? E che nome farà? Se chiude il cerchio con Cairo, potrebbe essere proprio quello del banchiere siciliano Miccichè. Il quale negli ultimi giorni sta bazzicando i salotti romani – ultimo quello della ospitale casa di Carlo Corsi, numero uno di Spencer Stuart nella Capitale – per tastare il terreno e far sapere che il miglior abbinamento per lui in Cdp sarebbe di avere come amministratore delegato il suo amico Domenico Arcuri, con il quale negli ultimi tempi ha intensificato le relazioni romane insieme con le rispettive compagne Jacaranda Falck e per Arcuri la confidustriale Antonella Mansi, già pupilla di Luca Cordero di Montezemolo.

A proposito di Roma, uno degli argomenti preferiti nei salotti del potere era sparlare della situazione di Leonardo, in un florilegio di voci fatte circolare ad arte per far immaginare che dalle parti di piazza Montegrappa le cose stiano mettendosi male. Peccato che in quelle stesse ore nemici e antipatizzanti di Alessandro Profumo siano stati costretti a leccarsi le ferite procurate mercoledì 14 marzo dal combinato disposto della notizia del dimezzamento dell’utile 2017 di Leonardo e la firma di una maxi commessa da 3 miliardi in Qatar.

UTILE TAGLIATO, BUONA NOTIZIA? Mi direte: ma come, consideri una buona notizia l’utile tagliato a metà? Certo che no, ho bevuto l’ennesimo Johnny Walker, seppur allungato con molta acqua (è quello che i miei figli chiamavano il “papa cocktail”), ma non sono mica quel debosciato, demiurgo dell’appeasement, di Neville Chamberlain!

LA BORSA APPREZZA PROFUMO. Il fatto è che il bilancio 2017 archivia la stagione, pessima, di Mauro Moretti a Finmeccanica, mentre l’ordine ricevuto dal consorzio Nh Industries per la fornitura di 28 elicotteri militari Nh90 (e se ne aggiungeranno altri 12) in cui Leonardo è prime contractor (nel consorzio ci sono anche Airbus e Fokker) con una quota del 40%, apre la stagione di Alex Profumo, che con il piano industriale 2018-2022 si è dato dei target che la Borsa sta apprezzando, premiandolo con una serie di rialzi in una fase non propriamente positiva del listino.

Non a caso l’altro giorno Profumo ha preferito essere a Doha con la ministra Roberta Pinotti a firmare l’accordo qatarino piuttosto che partecipare al consiglio di amministrazione (si è limitato a collegarsi in conference call) che doveva varare il bilancio 2017 da portare in assemblea a metà maggio 2018.

IN MISSIONE PER I MERCATI ESTERI. D’altra parte l’ex banchiere, al contrario del suo predecessore tanto amato in quel di Viareggio, in questi mesi ha girato come una trottola per riconquistare i mercati esteri che in precedenza erano stati perduti se non scientemente abbandonati. Anche a costo di non presidiare i santuari della politica e le chiese della sottopolitica, facendo così scatenare i criticoni della Roma che fa e disfa. Che ora, però, dovranno farsene una ragione.

[mupvideo idp=”5742089006001″ vid=””]