Per la presidenza Cdp Profumo pensa a Iacovone

Il capo di Ernst & Young Italia in pole per sostituire Tononi che, stufo delle tensioni che M5s e Lega scaricano su Cassa depositi e prestiti ogni volta che c’è una nomina da fare, è deciso a chiamarsi fuori.

23 Maggio 2019 08.00
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Pubblicamente lo smentisce ogni volta, ma in privato la decisione è già stata presa: Massimo Tononi non vuole stare ancora molto alla presidenza di Cassa depositi e prestiti (Cdp) e quindi le Fondazioni bancarie, cui spetta la nomina, si stanno muovendo per tempo.

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E Francesco Profumo, che ha sostituito il deus ex machina Giuseppe Guzzetti per oltre vent’anni alla guida dell’Acri, l’associazione che rappresenta le casse di risparmio e le fondazioni bancarie, un candidato lo ha già in mente: è Donato Iacovone, il capo di Ernst & Young Italia (per gli amici EY), nonché responsabile dello sviluppo del business anche in Spagna e Portogallo. Il manager, secondo il nuovo numero uno di Acri, avrebbe tutte le carte in regola per andare a ricoprire una poltrona che scotta. Uomo dalle molte relazioni, Iacovone (in EY dal 1984) tiene corsi universitari in Luiss e Bocconi.

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CDP SOFFRE LA RIVALITÀ DI M5S E LEGA

La situazione a Roma è complessa perché Cdp soffre come non mai della rivalità tra i due partner di governo, Lega e M5s, ed ogni nomina (compresa quella dell’amministratore delegato Fabrizio Palermo) è frutto di un laborioso travaglio. Sull’ente, infatti, ha legittima voce in capitolo il ministero dell’Economia, quasi sempre in disaccordo con le decisioni prese dai gialloverdi. Ed esercita una attenta moral suasion il Quirinale che, proprio per la delicatezza del ruolo della Cassa, ne sorveglia attentamente le mosse. Tononi, indicato a suo tempo da Guzzetti in sostituzione di Claudio Costamagna, mal sopporta peso e tensioni che quotidianamente si scaricano su Cdp ogni volta che c’è una nomina da fare, vedi il teatrino che si sta consumando sulla controllata Sace. Ed è da parecchio tempo che medita di chiamarsi fuori. L’ultima volta che ciò accadde, lo scorso marzo, la sua determinazione era tale che è dovuto intervenire Guzzetti in persona per convincerlo a restare

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