La partita sulle nomine di Cassa depositi e prestiti e tutti i contendenti in ballo

Paolo Madron
10/01/2024

I 400 COLPI. Tra nomi, colpi di scena e false piste si va verso il rinnovo dei vertici di Cdp. Gaetano Miccichè e Alessandro Daffina, i papabili che si fanno girare, non sono disponibili. La sfida si gioca dunque tra l'uscente Dario Scannapieco e Antonino Turicchi, messo dal Mef a gestire Ita e che piace a Lega e Fdi. Mentre il presidente Gorno Tempini, dato verso Tim, resterebbe volentieri in via Goito. Gli intrecci.

La partita sulle nomine di Cassa depositi e prestiti e tutti i contendenti in ballo

Di tutte le nomine che la tarda primavera del 2024 ci porterà in dote, quella dei vertici di Cassa depositi e prestiti è sicuramente la più ghiotta. L’ente di via Goito, longa manus di molti investimenti pubblici, è snodo imprescindibile della politica industriale e finanziaria del Paese. Il suo coinvolgimento in partite importanti i cui esiti si dovrebbero concretizzare nell’anno in corso (Tim e un possibile evocato ritorno di Autostrade ai privati su tutte) non relegare il governo a spettatore passivo. Rischio peraltro lontano, vista la spasmodica attenzione per le poltrone degli attuali governanti. Mancano cinque mesi al fatidico appuntamento del rinnovo, ma già manzonianamente il totonomi atterra e suscita una ridda di candidature.

La partita sulle nomine di Cassa depositi e prestiti e tutti i contendenti in ballo
Dario Scannapieco, ad di Cassa depositi e prestiti (Imagoeconomica)

Per sostituire Giovanni Gorno Tempini e Dario Scannapieco, cioè il tandem presidente-amministratore delegato che attualmente guida la Cassa, sono riemrsi dopo lungo letargo i nomi di Gaetano Miccichè e Alessandro Daffina. Curriculum ineccepibili, esperienza maturata sul campo complice carriere di lunghissimo corso, vicinanza politica alla premier che nel caso di Daffina è cementata dalla giovanile militanza nell’allora gioventù missina. Dettaglio di non poco conto: fu suo fratello Antonio a eseguire l’autopsia sul cadavere di Nanni De Angelis, grande amore giovanile di Giorgia, picchiato a morte dalla polizia.

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Gateano Miccichè con Carlo Messina (Imagoeconomica).

Micciché e Daffina stanno bene dove sono

C’è un solo particolare però, e non di poco conto: entrambi non sono disponibili all’incarico. Hic manebimus optime. Miccichè lo ripete agli amici, non ha intenzione di mollare la guida di Banca Imi, la merchant bank di Banca Intesa il cui gran capo, Carlo Messina, allo stesso modo non ha alcuna intenzione di privarsi di lui. Idem per Daffina, l’uomo di Banca Rothschild in Italia, che non è intenzionato a dismettere i panni del private banker per indossare quelli più complicati del grand commis di Stato. Certo, di qui a maggio tutto può cambiare. Se, come amava ripetere Enrico Cuccia a proposito dei destini di Mediobanca, è caduto l’Impero romano, possono anche cadere le resistenze dei due banchieri assai corteggiati dalla politica.

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Alessandro Daffina.

Il draghiano Scannapieco contro Turicchi, che piace a Giorgetti

Ma siccome il futuro è nel grembo degli dei, bisogna attenersi al presente che per Cdp racconta tutto un altro scenario. Ovvero che al momento la partita sull’ad se lo giocano Scannapieco e Antonino Turicchi, nel frattempo messo dal Mef a gestire la laboriosa vicenda Ita. Il primo è un draghiano di ferro, ma che ha saputo – complice il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, “spugna” per gli amici perché assorbe e ricorda tutto, nonché perno del ristrettissimo cerchio magico meloniano – conquistarsi la fiducia della premier che infatti non si opporrebbe alla sua riconferma. Turicchi non ha meno frecce al suo arco,  visto che la sua vicinanza agli ambienti della destra risale alla notte dei tempi, quando era direttore esecutivo al Comune di Roma, sindaco Gianni Alemanno e l’attuale vice ministro all’Economia Maurizio Leo assessore al Bilancio. Che il manager sia sempre stato nel cuore della premier lo dimostra il fatto che lei lo avrebbe voluto a capo del dipartimento del Mef che controlla le società partecipate. Ma Turicchi non dispiace affatto anche al suo titolare, Giancarlo Giorgetti. Cosa che potrebbe segnare un’accettabile soluzione di compromesso nella partita sugli assetti di vertice di Cdp che si aprirà tra Lega e Fratelli d’Italia.

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Antonino Turicchi (Imagoeconomica).

Prima bisogna liberarsi per tempo del dossier Ita

In un momento, peraltro, la vigilia del voto europeo, in cui la rivalità tra i due partiti della maggioranza sarà incandescente. Ma anche qui c’è un grosso punto di domanda: riuscirà Turicchi a chiudere per tempo la vendita di Ita Airways che tra complicazioni e lungaggini si sta trascinando dallo scorso maggio, quando la compagnia di bandiera firmò l’accordo per l’ingresso di Lufthansa nel capitale? L’impazienza manifestata in questi giorni dai tedeschi, stanchi di vedere il dossier impantanato a Bruxelles mentre i rivali di Air France fanno il bello e cattivo tempo senza che nessuno degli euroburocrati muova un sopracciglio, farebbe propendere per il sì. Nel qual caso la poltrona di via Goito sarebbe una corsa a due tra Scannapieco (che potrebbe beneficiare anche dal possibile rientro di Mario Draghi sulla scena politica europea), e appunto Turicchi, che ha già esperienza di Cassa avendo più di vent’anni orsono contribuito alla sua trasformazione in società per azioni.

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Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cdp (Imagoeconomica).

Gorno Tempini verso Tim? Lui resterebbe volentieri dov’è…

E per la presidenza che succederà? Qui molti danno Gorno Tempini in rampa di lancio per Tim al posto dell’uscente Salvatore Rossi che si è dichiarato anzitempo indisponibile alla riconferma. Ma Gorno, che complice le tensioni tra azionisti non ha vissuto benissimo il suo ruolo di consigliere dell’ex monopolista telefonico, resterebbe volentieri dov’è pur essendo i rapporti con Scannapieco improntati a cordiale inimicizia. Per saperne di più occorre però vedere chi sarà il nuovo presidente dell’Acri, l’associazione delle fondazioni bancarie cui spetta la nomina. Sullo sfondo l’inesausto duello tra Fabrizio Palenzona e Giuseppe Guzzetti, che nonostante l’età e le condizioni di salute non proprio perfette tiene pugnacemente botta. Come si vede, partita complicata da vari incroci e ricadute, senza contare che di qui a maggio può cambiare il mondo, ma per chi ama gli intrighi di Palazzo davvero appassionante. Nel frattempo si accettano scommesse.