Catalogna, i fatti principali del 10 ottobre

Catalogna, i fatti principali del 10 ottobre

10 Ottobre 2017 07.42
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L'atteso discorso del presidente catalano Carles Puigdemont, previsto per le 18, è stato rinviato di un'ora circa, riferisce la tv pubblica tv3. Il ritardo è dovuto a una riunione dell'ufficio di presidenza dell'assemblea. Puigdemont deve riferire sui risultati del referendum del primo ottobre. E probabilmente dichiarare l'indipendenza. Sul 'president' le pressioni sono state fortissime. Lui ha tenuto le carte coperte, nonostante appelli (ultimo quello della sindaca di Barcellona Ada Colau) e moniti di alleati e avversari.

RINVIO SU RICHIESTA DI PUIGDEMONT. Il rinvio è stato deciso dopo che la presidente dell'assemblea Carme Forcadell ha ricevuto due richieste: una di Puigdemont che chiedeva un rinvio di un'ora e un'altra dei capigruppo di Pp e Ciudadanos che chiedevano una sospensione della seduta. Forcadell ha convocato una riunione dell'ufficio di presidenza e della giunta dei capigruppo per esaminare le due richieste. Secondo la radio catalana Rac1 Puigdemont ha chiesto di rinviare tutto perché è in contatto con mediatori internazionali.

Il premier spagnolo Mariano Rajoy lo ha diffidato dal proclamare l'indipendenza, una mossa che farebbe scattare la dura reazione dello Stato. Rajoy può usare l'art.155 della Costituzione per sospendere l'autonomia catalana, destituire Puigdemont, sciogliere il parlamento, convocare elezioni anticipate e dichiarare lo stato d'emergenza.

Le tre ipotesi: indipendenza formale, immediata o differita

Non è chiaro quale sarà la portata della dichiarazione: formale, immediata o 'differita'? Molto dipenderà da cosa dirà il 'President'. Potrebbe dichiarare l'indipendenza lui stesso, o chiedere che la proclami il Parlamento. La dichiarazione potrà essere di effetto immediato o – come successe per la Slovenia – 'differita'.

Sarebbe cioè dichiarata formalmente e subito sospesa per alcuni mesi per consentire un negoziato con Madrid su un referendum concordato, ha spiegato il parlamentare Ramon Tremosa, vicino a Puigdemont.

DIVISIONI TRA GLI INDIPENDENTISTI. La Cup, l'ala sinistra del separatismo, preme però perché non ci siano rinvii. Il dibattito è aperto invece nel PdeCat e Erc, i partiti di Puigdemont e del vicepresidente Oriol Junqueras, sensibili alle difficoltà di tentare subito il cammino della vera indipendenza sotto il 'bombardamento' delle contro-misure di Madrid, e alle pressioni internazionali per il dialogo e la mediazione. Tutto è nelle mani di Puigdemont, indipendentista da sempre, che ha dimostrato però di essere un abile stratega. È lui quello che rischia di più, il carcere per sedizione, come gli è stato ricordato il 9 ottobre.

LA GENERALITAT: «IL GOVERN È COESO». Non ci sono divisioni in seno al Govern catalano sulla linea da tenere sulla dichiarazione d'indipendenza della Catalogna. A poche ore dall'intervento del presidente Carles Puidgemont al Parlament, il portavoce della Generalitat, Jordi Turull, ha detto che c'è «una coesione totale» e che «stiamo vivendo giorni molto interessanti e appassionanti». Turull ha definito l'economia catalana «molto robusta», confermando la fiducia dell'esecutivo nel futuro, facendo però notare che «tentare di colpire l'economia catalana danneggia l'economia dell'insieme dello Stato» spagnolo. Il portavoce ha confermato anche la fiducia nei Mossos d'Esquadra, la polizia catalana. «Chi non può darci lezioni di polizia è la polizia dello Stato: Non ci possono dar lezioni».

IL PARLAMENTO CATALANO PRENDE NOTA DEL VOTO. Nel frattempo proseguono i meccanismi burocratici. L'ufficio di presidenza del parlamento di Barcellona ha «preso nota» dei risultati del referendum di indipendenza che gli ha trasmesso il governo catalano, senza per ora registrarli ufficialmente. La trasmissione ufficiale dei dati al parlamento è il primo passo previsto dalla legge del referendum sospesa dalla corte costituzionale spagnola prima di una possibile dichiarazione di indipendenza.

Il Senato di Madrid pronto ad attivare l'articolo 155

Il Senato spagnolo, dove il partito popolare di Rajoy ha la maggioranza assoluta, è pronto a procedere all'attivazione dell'articolo 155 della Costituzione, che consentirebbe fra l'altro la sospensione dell'autonomia catalana, se lo chiederà il governo di Madrid. A confermare quest'indiscrezione è stato il vicepresidente della Camera alta Pedro Sanz. I tempi tecnici fino a un via libera dell'aula sono di circa 5 giorni dalla richiesta del governo, ma potrebbero essere ridotti, secondo l'agenzia Efe.

PODEMOS: «IRRESPONSABILE ART. 155». Il leader di Podemos Pablo Iglesias ha affermato che sarebbe «una irresponsabilità» da parte del governo spagnolo applicare contro la Catalogna l'art.155 della costituzione e ha invitato i protagonisti della crisi catalana a «mettere il freno a mano». Iglesias ha chiesto inoltre al presidente catalano Carles Puigdemont di evitare una Dichiarazione unilaterale di indipendenza (Dui).

Le Borse europee timorose

Le Borse europee viaggiano in terreno negativo, appesantite dall'attesa delle dichiarazioni del presidente della Catalogna Puigdemont. Madrid perde mezzo punto percentuale, anche se la Piazza più debole è quella milanese, che cede lo 0,9%, appesantita dalle banche. Parigi e Francoforte sono in calo dello 0,1%, mentre Londra è l'unica a salire (+0,1%).

BARCELLONA: «PRESSIONI DA MADRID SULLE AZIENDE». Nel complesso scenario catalano prede piede anche la questione economica, in particolare delle aziende che hanno scelto di lasciare Barcellona per trasferisti in altre città della Spagna. Su questo tema il portavoce del 'Govern' catalano, Jordi Turull, ha denunciato pressioni dell'esecutivo di Madrid sulle imprese catalane perché trasferiscano le loro sedi sociali in altre regioni spagnole. Turull ha avvertito che cercando di indebolire l'economia catalana si rischia di «danneggiare» quella di tutta la Spagna.

«L'attuale crisi in Spagna legata agli eventi in Catalogna, rischia di avere un impatto sull'Unione. Per questo motivo avremo un dibattito iniziale proprio su questo argomento, subito dopo la discussione sullo stato dell'Unione». Così il presidente del Comitato europeo delle Regioni (CdR) Karl-Heinz Lamberz (Pes) nel suo discorso, in apertura della seduta plenaria del CdR. «L'Unione è l'unica rotta che permetterà all'Europa di affrontare le sfide del ventunesimo secolo. Dobbiamo muoverci tutti assieme, idealmente alla stessa velocità, o a diverse velocità se necessario, ma sempre nella stessa direzione», ha aggiunto.

FMI PREOCCUPATO DELLE INCERTEZZE. La situazione in Spagna preoccupa: «crea incertezza», ha detto il capo economista del Fmi, Maurice Obstfeld, rispondendo a una domanda sulle tensione fra la Catalogna e il governo di Madrid. Fra i rischi c'è quello di un contagio del Portogallo, che si trova ancora ad affrontare molte sfide quali il debito alto, ma anche altri paesi.

L'APPELLO DI TUSK A PUIGDEMONT. «Rivolgo un appello» al presidente della Catalogna Puigdemont «di non annunciare una decisione che renderebbe il dialogo impossibile. La diversità non deve portare al conflitto, le cui conseguenze sarebbero cattive per i catalani, la Spagna e tutta l'Europa. Cerchiamo sempre ciò che ci unisce e non ciò che ci divide», ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk dalla plenaria del Comitato europeo delle Regioni.

«HO CHIESTO A RAJOY DI NON USARE LA FORZA». «Rivolgo questo appello non solo come presidente del Consiglio europeo, ma anche come credente dell'unione nella diversità, come regionalista e come un uomo che sa cosa significhi essere colpito da un manganello della polizia, e come ex premier di un Paese europeo. In poche parole, come qualcuno che capisce e sente gli argomenti e le emozioni di tutte le parti», ha affermato Tusk. «Pochi giorni fa ho chiesto al primo ministro Rajoy di guardare alla soluzione del problema senza l'uso della forza. Di cercare il dialogo, perché la forza degli argomenti è sempre meglio dell'argomento della forza. Oggi chiedo a voi di rispettare l'ordine costituzionale e non annunciare una decisione che renderebbe tale dialogo impossibile».

Il Parlament blindato: oltre 900 giornalisti accreditati

Le autorità catalane hanno ordinato la chiusura del parc de la Ciutadella, che ospita il Parlament della Catalogna, lasciando libero l'accesso soltanto ai deputati e alla stampa (oltre 900 giornalisti si sono accreditati). In coincidenza con la dichiarazione del presidente, l'Anc e Omnium, le due principali organizzazioni indipendentiste della società civile, hanno convocato una manifestazione nei pressi del Parlament, dentro e appena fuori dal parco. Sono attese migliaia di persone. Per evitare rischi il governo catalano ha deciso di chiudere il parco ai manifestanti, che si concentreranno nell'adiacente Passeig Lluis Companys (l'unico presidente della Catalogna, per 11 ore, nel 1934, fucilato da Franco nel 1940), a pochi metri dal Tribunale superiore di giustizia della Catalogna, ora presidiato dalla polizia nazionale spagnola, in quanto giudicato a rischio.

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