Lorenzo Andraghetti

Catalogna, perché la Spagna rischia la guerra civile

Catalogna, perché la Spagna rischia la guerra civile

23 Ottobre 2017 10.16
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Lo Stato è fondato su tre elementi costitutivi: popolo, territorio e potere sovrano. Le Costituzioni degli Stati non prevedono meccanismi per rendere indipendenti parte dei loro territori. Nessuno Stato può accettare infatti che venga meno l'unità territoriale, definita dai confini sui quali si basa l'esercizio del potere sovrano sul popolo che vive al loro interno. Per questo motivo non esistono Costituzioni che prevedano meccanismi democratici affinché si possa creare un nuovo Stato indipendente derivante da una cessione di territorio. Per la teoria politica si tratta di una vera e propria contraddizione. Storicamente infatti per raggiungere l'indipendenza non sono mai stati indetti referendum, ma dichiarate guerre. Pensiamo per esempio (solo per citare alcuni casi) alle tre guerre d'indipendenza italiane, dal 1848 al 1866, oppure ai vari movimenti di liberazione nazionali (che puntavano all'indipendenza), come quelli dell'India sotto il colonialismo inglese (dal 1920 al 1949), o Stati che hanno dichiarato l'indipendenza anche in violazione delle risoluzioni Onu, come il Kosovo.

IL CASO DELL'INDIA E DEL KOSOVO. C'è chi l'indipendenza l'ha ottenuta con la resistenza civile, come l'India di Gandhi, pagando ugualmente il prezzo di migliaia di morti. Indipendenza che in seguito ha comunque dato vita, dopo la separazione tra India e Pakistan, a una nuova guerra civile per l'indipendenza del futuro Bangladesh. Nel caso del Kosovo, invece, la Serbia aveva ricevuto garanzie circa l'indivisibilità del proprio territorio dalla risoluzione Onu 1244 del 1999, che è stata in seguito violata con la proclamazione unilaterale d'indipendenza dello Stato nel febbraio del 2008 appoggiata dall'Ue. L'indipendenza fu autoproclamata dal Kosovo dopo una guerra civile e una pulizia etnica perpetrata dalle milizie serbe di Milosevic che costò la vita a circa 11 mila civili albanesi e mise in fuga dal Paese oltre 800 mila rifugiati.

IL RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE. L'indipendenza di uno Stato non passa mai soltanto da una dichiarazione unilaterale e o da un'azione di forza. Passa soprattutto dal riconoscimento internazionale. E non è un caso che la Spagna fosse tra i Paesi che si rifiutarono di riconoscere l'indipendenza del Kosovo.

La storia quindi ci insegna che l'indipendenza di uno Stato da un altro è stata sempre raggiunta dopo guerre e numerosi morti. Qualcuno potrà obiettare che il recente referendum per l'indipendenza della Scozia (2014) sia stato il primo tentativo democratico di indipendenza (conclusosi con la vittoria del no). È bene comunque ricordare che tra Inghilterra e Scozia sono corse ben due guerre d'indipendenza a cavallo tra il 1200 e il 1300. E che la Scozia gode già di grande autonomia: ha una banca centrale ed emette moneta. L'unica vera separazione pacifica attraverso un iter parlamentare fu quella della Cecoslovacchia nel 1993. In questo caso, però, il Paese era stato unificato solo nel 1918, affinché i rispettivi popoli si sottraessero al controllo dello sconfitto impero austro-ungarico.

IL TIMORE DELLA GUERRA CIVILE. Nel caso della Catalogna, l'annosa richiesta dell'indipendenza dalla Spagna è stato uno dei pochi tentativi di un processo pacifico di affrancamento dal potere centrale di Madrid. Se è vero che il referendum catalano è incostituzionale, è anche vero che il mancato riconoscimento da parte di Madrid di una qualsiasi espressione democratica aprirebbe le porte a un'unica altra opzione per l'indipendenza della regione: la guerra civile. Parlare di guerra nel cuore dell'Europa, nell'evoluta e democratica Spagna sembra assurdo, ma a giudicare dal comportamento del governo Rajoy, non sembra che questa ipotesi sia del tutto da escludere. Cos'altro devono inventarsi i catalani se vogliono raggiungere l'indipendenza?

Quando Rajoy parla di un referendum nazionale per l'indipendenza della Catalogna sta ignorando il principio di autodeterminazione dei popoli che sta alla base delle relazioni internazionali

Non voglio entrare nel merito della vicenda, il punto non è essere contrari o a favore. Il punto è un altro: se viene impedito il referendum con l'uso della forza, come le sconvolgenti immagini di Barcellona ci hanno mostrato, se Rajoy non vuole, come propone Podemos, un referendum pactado, ossia, concordato col governo catalano, quale altre soluzioni rimangono agli indipendentisti? La difesa di Rajoy sta nel definire valido soltanto un referendum nazionale che si esprima a favore o contro l'indipendenza catalana, ma è pura utopia. Uno Stato sovrano ha mai concesso pacificamente l'indipendenza a una parte del suo territorio? No. È mai stato fatto un referendum nazionale per l'indipendenza di una parte del territorio? Nemmeno. E neppure il Regno Unito ha votato nel suo insieme nel 2014 per decidere se la Scozia potesse o meno staccarsi.

IL PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE. Esiste infine il principio di autodeterminazione dei popoli. Attenzione: autodeterminazione, non il diritto di un popolo di determinare le sorti di una parte di esso o di un altro popolo. Quando Rajoy parla di un referendum nazionale per l'indipendenza della Catalogna sta ignorando questo principio base delle relazioni internazionali.

In conclusione: a prescindere dal supporto o meno all'indipendentismo catalano, la Spagna e tutta l'Europa devono capire che impedendo un referendum a un popolo che si vuole autodeterminare si possono aprire le porte a una soluzione violenta. I catalani hanno ormai capito, soprattutto dopo l'implementazione dell'articolo 155 della Costituzione spagnola che ha destituito il governo catalano, che per via pacifica e democratica non otterranno mai l'indipendenza.

LA PAROLA ALL'EUROPA. Un referendum per la creazione di un nuovo Stato sarà sempre di per sé sempre incostituzionale e non riconosciuto dal potere centrale. Madrid vuole veramente spingere i catalani a prendere le armi? O spera che davanti a tale minaccia rinuncino all'indipendenza? I Mossos, la polizia catalana, si sono già rifiutati di eseguire gli ordini di Madrid e hanno fatto capire di stare dalla parte degli indipendentisti. Si spera che l'Europa di oggi voglia dimostrare di essersi evoluta rispetto al passato, che non alimenti la tensione tra Barcellona e Madrid, e che voglia dimostrare che l'indipendenza e quindi la creazione di un nuovo Stato in Europa, per quando non auspicabile, possa passare anche per via democratica.

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