Matteo Messina Denaro è un boss senza più potere

Matteo Messina Denaro è un boss senza più potere

11 Gennaio 2019 18.16
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C'era una volta un boss. Potrebbe cominciare così la nuova storia di Matteo Messina Denaro, per anni considerato il capo dei capi della mafia siciliana. Ora non avrebbe un ruolo in Cosa nostra, non detta le strategie criminali, forse è latitante all'estero e non ha contatti con le cosche. A sorpresa il questore di Palermo, Renato Cortese, l'uomo che ha diretto la cattura del boss dei boss Bernardo Provenzano nel 2006 preso dopo 43 anni di latitanza, ha detto la sua sull'ultima primula rossa di Cosa nostra. Il padrino trapanese, classe 1962, ricercato dal '93 e dal '94 anche in «campo internazionale» per mafia, stragi e omicidi. In un'intervista al Sole24 ore online il poliziotto ha detto: «In questo momento storico dalle indagini su Palermo, ma anche su tutte le altre province siciliane, non credo emerga un ruolo attivo del latitante nel panorama criminale e mafioso siciliano».

IL QUESTORE DI PALERMO: «IL BOSS NON HA PIÙ ALCUN RUOLO»

Per il questore stiamo parlando di un soggetto che probabilmente «non ha più alcun ruolo nell'organizzazione e che quindi è defilato, non lascia tracce, non partecipa alle riunioni, non ha strategie criminali, gli affiliati non rendono conto a lui. È un soggetto che si sta facendo la sua latitanza probabilmente anche fuori dalla Sicilia'». Negli ultimi 20 anni numerose operazioni antimafia hanno fatto terra bruciata tra amici e parenti di Messina Denaro, con arresti e sequestri di beni, e nelle parole di magistrati e investigatori è emerso sempre che il figlio di don Francesco Messina Denaro era un boss tra i boss e che dopo la caduta di Totò Riina e Provenzano era lui a tirare le file della mafia.

IL PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA: «NEL 2019 LO CATTUREREMO»

Proprio tre giorni fa il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, ha detto che «il 2019 sarà l'anno della cattura». Intanto il latitante da anni non paga più avvocati per assisterlo nei diversi processi, non lascia un segno diretto della sua attività criminale, non c'è una intercettazione in cui si senta la sua voce. È stato anche ipotizzato dagli investigatori che fosse morto. L'ultima prova tangibile della sua esistenza risale al 1995 quando Francesca Alagna partorì la presunta figlia del mafioso. Cortese è chiaro: «Lui dovrà pagare i conti con la giustizia e speriamo che presto venga arrestato però va tenuto presente che la mafia è un'altra cosa rispetto alla singola cattura di un latitante. Per cui far diventare prioritario l'arresto di un latitante non vuol dire strategicamente sconfiggere definitivamente la mafia sia perché è latitante, e l'organizzazione già mette in conto che prima o poi sarà catturato, secondo perché questo latitante in modo particolare non ha alcun ruolo all'interno di Cosa nostra».

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