L'impatto negativo dei cambiamenti climatici sulla Terra

L’impatto negativo dei cambiamenti climatici sulla Terra

15 Marzo 2019 05.45
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In piazza per (provare a) salvare il Pianeta. Cercando di convincere governi e istituzioni a trovare soluzioni ai cambiamenti climatici. La grande manifestazione globale di venerdì 15 marzo 2019, che tocca anche l'Italia, vuole accendere i fari sui principali effetti legati al clima che muta. Dallo scioglimento dei ghiacci alla crescita del livello dei mari, dalle ondate di siccità e di calore a eventi atmosferici sempre più estremi, dalla crescente concentrazione dei gas serra fino all'aumento costante delle temperature medie, per finire ai rischi della salute umana. Ecco, per punti, le conseguenze del cambiamento climatico in atto, sottolineate dai diversi enti di ricerca e organizzazioni internazionali, con una serie di allarmi ribaditi in più sedi istituzionali.

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1. TEMPERATURA MEDIA: L'ANNO PIÙ CALDO DI SEMPRE IN ITALIA

Il 2018 è stato il quarto anno più caldo mai registrato (in Italia e in Europa il più caldo di sempre), con la temperatura media in gennaio più alta di 1,1 gradi rispetto al 1900. L'impegno dei grandi è limitare l'aumento a 1,5 gradi entro la fine del secolo ma, secondo l'Onu, servono «misure senza precedenti».

2. GAS SERRA: IN COSTANTE CRESCITA DAL 1900

Indicati come i principali responsabili dell'aumento delle temperature, i gas serra sono in costante aumento dal 1900. Dopo che per 800 mila anni (dati recuperati con carotaggi nel ghiaccio) erano rimasti sotto il livello pre-industriale, ora siamo abbondantemente sopra tale soglia.

3. SUPERFICIE DEI GHIACCI: -30% NEGLI ULTIMI 50 ANNI

L'aumento delle temperature ha ridotto lo spessore della calotta al Polo Nord dai 3,6 metri del 1975 agli 1,25 attuali e solo in pochissime parti i ghiacciai superano così i cinque anni di età. Non va meglio al Polo Sud, dove la calotta si è ridotta di 1.500 Km2 fra il 2010 e il 2016. In Italia, secondo alcune stime, la superficie dei ghiacciai è calata del 30% nell'arco degli ultimi 50 anni.

4. INNALZAMENTO DEI MARI: FINO A 41 CENTRIMETRI DA QUI AL 2100

Sebbene gli studi più recenti siano meno allarmisti di quelli precedenti, quelli pubblicati su Nature a inizio anno parlano di un aumento del livello del mare fra gli 8 e, nello scenario peggiore, 41 centimetri da qui al 2100 dovuto allo scioglimento dei ghiacci. Ma tenendo conto delle altre componenti (aumento della temperatura dell'acqua e maggiore afflusso dalla terraferma) la crescita del livello è stimata fra 60 e 90 centimetri.

5. EVENTI ESTREMI: NEL 2018 COLPITE 61,7 MILIONI DI PERSONE

Il bilancio stilato dall'Onu, anche se in calo, resta drammatico. Nel 2018 sono stati colpiti da terremoti, inondazioni, tsunami o incendi 61,7 milioni di persone, con 10.733 vittime. Europa e America hanno registrato un tasso di incendi mai così grave, con la Grecia che ha subito l'incendio con il maggior numero di vittime mai avvenuto in Europa. Mentre gli Usa hanno dovuto fare i conti con danni per quasi 75 miliardi di dollari fra incendi e uragani.

6. DANNI SULL'UOMO: ALLARME SULL'INQUINTAMENTO DELL'ARIA

Ancora l'Onu stila un bilancio spaventoso. L'inquinamento atmosferico è la principale causa di malattie e provoca tra 6 e 7 milioni di morti premature con perdite economiche stimate in 5 mila milioni di dollari all'anno. Anche gli inquinanti nell'acqua dolce sono un grandissimo rischio: le infezioni resistenti ad antimicrobici e antibiotici possono moltiplicarsi e diventare fra le principali cause di morte in tutto il mondo entro il 2050.

7. IMPATTO SULLA FAUNA: CRESCONO ZANZARE, MEDUSE E ZECCHE

Dall'acidificazione degli oceani con la conseguente morte di coralli e barriere coralline alle migrazioni "costrette" dal cambiamento delle condizioni dell'habitat naturale, l'impatto sul mondo animale è ormai una realtà. Mentre l'aumento della temperatura avvantaggia specie poco amichevoli, come zanzare, meduse o zecche, come spiega il Wwf. La siccità contrapposta ai fenomeni delle piogge torrenziali danneggia gravemente anche anche le aree coltivate e quelle selvatiche, con danni per la catena alimentare umana e animale.

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