Barbara Ciolli

Perché le responsabilità sull'incendio di Notre-Dame partono da lontano

Perché le responsabilità sull’incendio di Notre-Dame partono da lontano

Poca o zero manutenzione agli edifici storici, più subappalti e scarse ispezioni. Soprattutto alle chiese. Così sono aumentati i rischi nei cantieri. E i disastri si ripetono.

16 Aprile 2019 16.03

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Lo choc per Notre Dame è immenso, quasi nessuno poteva immaginare che un incendio la divorasse. Ma un crollo sì, anche prima che il fuoco, nell'enorme forno della navata, scaldasse e sciogliesse in calce le pietre sbriciolate da tempo. Chi se ne intende di costruzioni, non era ingannato dalle dimensioni mastodontiche della cattedrale di Parigi. Sa che le chiese gotiche slanciate nel cielo sono costruzioni fragili quanto imponenti, e che come l'ardito ponte Morandi a Genova una parte rotta può far collassare le altre. E Notre Dame perdeva tanti pezzi. Non era vecchia: la struttura originale era stata ricostruita più volte, anche dopo gli assalti della rivoluzione francese. La guglia precipitata nel rogo era stata abbattuta e ricreata, alla fine del 1800. Ma aveva bisogno di restauri, rimandati per anni per la scarsità di fondi. Anche il cantiere, aperto nell'estate scorsa, era partito solo la primavera successiva.

PIETRE FRADICE E FRAMMENTI CADUTI

Sui ponteggi gli operai erano saliti quasi un anno dopo, poco prima delle fiamme. Sembra una storia italiana di malagestione, invece è la Francia. Lo Stato francese, proprietario dal 1905 dei beni confiscati al Vaticano, ha lasciato pericolante uno dei simboli della sua identità e grandeur nazionale, oltre che cristiana: la seconda chiesa più visitata al mondo dopo San Pietro. In un'intervista a Repubblica del dicembre 2017, il portavoce di Notre Dame André Finot aveva mostrato i frammenti di arcate, balconate e statue ornamentali cadute, le crepe sugli archi che tenevano la struttura, le pietre definite «fradice». I pezzi staccati erano conservati in un ripostiglio: il rettorato di Notre Dame organizzava le visite per denunciare la gravità dello stallo della soprintendenza che aveva infine avviato i restauri più urgenti alla guglia, per circa 11 milioni di euro in quattro anni. Altre tranche erano previste entro il 2030 per un totale stimato di circa 60 milioni di euro.

Incendi come a Notre Dame erano divampati durante i restauri dei tetti della Basilica di Nantes e dell'Hotel Lambert nell'isola vicina sulla Senna

PER LA MESSA IN SICUREZZA SERVIVANO 150 MILIONI DI EURO

Dalle stime di esperti servirebbero almeno 150 milioni, per mettere in sicurezza Notre Dame. I milioni di turisti lo ignoravano, a lungo anche la manutenzione era stata trascurata. E se non altro, dopo l'incendio ne sono arrivati 300 da magnati privati, ma c'è voluta la catastrofe. Con il senno di poi ci si chiede se non si fosse risparmiato anche sulla sicurezza – per la cattedrale e i dipendenti – del cantiere e non sarà facile appurarlo: il rogo è divampato nella parte centrale della cattedrale, dove erano state montate le impalcature o nell'area sottostante, cancellando molte le tracce. Ma alcune perplessità, sollevate con le inevitabili polemiche, esulano dall'incendio in sé e si allargano alla tempestività dei soccorsi.

UN MAXI CANTIERE SENZA CONTROLLI FISSI

Ci si chiede in Francia perché il cantiere per esempio prima delle 19 fosse incustodito, senza un presidio fisso. Nonostante la delicatezza e l'importanza di Notre Dame e nonostante la decina di imprese presenti. I responsabili interrogati hanno riferito che gli operai avevano tutti lasciato il cantiere. Fortunatamente, altrimenti ci sarebbero stati dei morti. Ma perché il primo allarme non ha rilevato il rogo sul nascere? L'impianto era sofisticato abbastanza? Una ventina di minuti prima della seconda allerta, delle 18.43, l'allarme era infatti già scattato a Notre Dame, ma al sopralluogo non erano stati identificati focolai o altri danni in corso. Certo il vento e le migliaia di travi il legno del 13esimo secolo (una delle poche parte originarie medievali della chiesa), sotto i lastroni in piombo fuso del tetto, non hanno aiutato: l'incendio devastante è divampato rapidamente, lungo il tetto, come documentano i video. Forse si era addirittura sottovalutata la possibilità di un rogo a Notre Dame, eppure quel che ha stupito il mondo era accaduto di recente durante altri restauri a palazzi ed edifici storici – anche a chiese – in Francia.

MENO FONDI, PIÚ SUBAPPALTI E I PRECEDENTI DI NANTES E DELLA SENNA

Nel 2015 sempre in concomitanza con dei lavori sul tetto, un maxi incendio si propagò sulla copertura della basilica neogotica di Nantes e lo distrusse: le immagini sono quelle di una Notre Dame in miniatura. Nel 2013 un rogo devastò, sempre durante degli interventi, il Municipio rinascimentale di La Rochelle, nell'Ovest della Francia. Stessa sorte, poche settimane dopo, sarebbe toccata a Parigi all'Hotel Lambert – sull'isola di Saint Louis nella Senna davanti a Notre Dame – mentre i reali al Thani del Qatar proprietari dell'immobile seicentesco stavano restaurando il tetto: i vigili del fuoco impiegarono sei ore a domare le fiamme, si temette per i palazzi vicini. In Francia gli architetti lamentano un calo della qualità dei restauri ai siti storici, parallelo al calo degli investimenti statali (da più di 20 anni) sui servizi ai monumenti. Anche le ispezioni sono diminuite, mentre i subappalti si sono moltiplicati: due dinamiche che rendono meno controllabili i cantieri e la qualità del personale impiegato.

IL RISCHIO DI CORTOCIRCUITI E INCENDI ELETTRICI SUI TETTI

Le chiese sono il patrimonio meno conservato d'Oltralpe. Mantenere i beni confiscati alla Chiesa si è rivelato oneroso. È emerso che spesso i focolai negli edifici storici si creano per contatti elettrici nei cavi vecchi che li attraversano, in particolar modo le chiese che hanno bisogno tutti i giorni di molta illuminazione. Durante i lavori, in special modo sui tetti, aumentano poi i cavi di collegamento e di alimentazione scoperti per gli attrezzi. In poche parole, cresce il rischio di cortocircuiti e di cosiddetti incendi elettrici, che per un cantiere su un monumento della portata di Notre Dame dovrebbero essere tenuti bene in considerazione, visti anche i precedenti. E infatti in un reportage su France 2 di qualche mese fa sui restauri alla Nostra signora di Parigi si accennava alle «travi dell'armatura senza elettricità», proprio per «evitare un incendio». Se allora la precauzione era stata presa cosa è stato? Un altro giallo per gli inquirenti.

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