Cav, e la sua generosità?

Redazione
24/01/2011

di Raffaella Ferré Vedova, con tre figli, senza lavoro. Maria Rosaria D’Angelo è una donna della periferia napoletana che ha...

Cav, e la sua generosità?

di Raffaella Ferré

Vedova, con tre figli, senza lavoro. Maria Rosaria D’Angelo è una donna della periferia napoletana che ha bisogno di una mano: non percepisce pensione e due dei suoi bambini hanno problemi al cuore. Per questo, l’anno scorso, ha pensato di rivolgersi al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Quando venne a Napoli, a Pianura, fu molto gentile. Personalmente mi diede tante speranze, disse che avrebbe aiutato la gente del quartiere. Così, per disperazione, gli ho scritto». La generosità del premier, d’altronde, è nota. Nell’ultimo periodo, i suoi collaboratori e amici, da Emilio Fede a Lele Mora, raccontano atti di genuino altruismo: Berlusconi avrebbe aiutato economicamente ragazze in difficoltà senza alcun secondo fine.
UNA RISPOSTA INASPETTATA. Dopo diversi tentativi, la signora D’Angelo ha ricevuto finalmente una risposta. Molto diversa, però, da quella immaginata: «Io credevo nella sua generosità, gli ho scritto proprio per questo, ma lui ha aiutato solo se stesso». Nella lettera della presidenza del Consiglio dei ministri, che porta la firma dell’onorevole Valentino Valentini ma parla, per sua stessa ammissione, «a nome di Silvio Berlusconi» si legge che «il capo del Governo non può farsi carico di casi individuali anche se degni della massima considerazione». Il consiglio è quello di rivolgersi al comune e ai servizi sociali, i soli che per competenza «possono fornire un utile sostegno a fronte di particolari situazioni di disagio economico».

D. Che cosa ha pensato di fronte a questa lettera?
R. «Ci sono stata male. Sono una donna sola da tre anni, non ho genitori, non ho un marito. Però ho tre figli: il più piccolo ha 4 anni e va all’asilo, il più grande ne ha 18 ed è disoccupato. Ho anche una ragazza di 15 anni che studia ma ha un prolasso alla valvola mitralica.Vorrei solo riuscire a dar loro un po’ di tranquillità, per questo ho scritto a Berlusconi. Non chiedo niente per me, penso solo che con tutti i problemi che abbiamo un po’ di serenità sarebbe giusta, anzi, necessaria: il mio bambino più piccolo ha un soffio al cuore ed è arrivato a dirmi che vuole andare in Paradiso per ritrovare il suo papà. Io mi sento impotente: per lui non riesco a fare nulla, non posso portarlo al cinema, non posso portarlo alle giostre, non posso dirgli di avere fiducia. Pensavo che Berlusconi ci avrebbe aiutato».
D. Eppure oggi amici e collaboratori definiscono il premier una persona altruista.
R. «A guardare la televisione, a sfogliare i giornali, mi sembra che Berlusconi non sia affatto un uomo generoso, anzi, credo che pensi solo a se stesso. Dicono che ha soccorso alcune ragazze ma non ha aiutato me nella situazione in cui mi trovo. Eppure io non chiedevo soldi o carità, non volevo un aiuto economico: chiedevo un lavoro, uno qualsiasi».
D. A chi altro si è rivolta per avere una mano?
R. «Ho parlato della mia situazione solo a Berlusconi e al cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe. Pensavo che anche lui mi avrebbe dato una mano, ma mi ha risposto che può aiutarmi solo con le preghiere».
D. Adesso come vive?
R. «Al momento, mi mantengo a stento facendo le pulizie, dando una mano con le faccende di casa ad alcune persone anziane. Avevo il reddito di cittadinanza, 350 euro al mese, ma me l’hanno tolto. Noi abitiamo nella periferia di Napoli, non vogliamo prostituirci, non vogliamo fare i delinquenti o andare a vendere la droga: io ho chiesto, semplicemente, una mano per permettere a me e ai miei figli di vivere dignitosamente».
D. Se potesse dare un messaggio alle istituzioni, quale sarebbe?
«Non ho messaggi, non ho più speranze, non so cosa pensare. E non ho più fiducia nelle istituzioni: se il capo del Governo mi ha risposto così in che cosa posso credere? E di chi è la responsabilità della mia disperazione?».