Cayman, l’isola d’oro di Mitt

Giovanna Faggionato
24/08/2012

Pubblicati i documenti di Bain Capital.

Cayman, l’isola d’oro di Mitt

Il segreto delle tasse di Mitt Romney è nascosto alle Isole Cayman. In un groviglio opaco di 21 società off shore, in cui anche gli esperti rischiano di perdersi. Dopo mesi di speculazioni, accuse e dibattiti a colpi di dichiarazioni dei redditi, la mappa per trovare il tesoro del candidato repubblicano è a disposizione di tutti.
950 PAGINE DI BAIN FILES. Il sito Gawker è infatti entrato in possesso di 950 pagine di documenti riservati del fondo di private  equity Bain Capital e li ha immediatamente pubblicati.
I Bain Files – come sono stati prontamente ribattezzati – sono un faldone di «revisioni contabili, dichiarazioni finanziarie e lettere di investitori» che descrivono la complessa architettura finanziaria con cui la società fondata da Romney protegge il denaro dei propri soci.
DIECI MILIONI ALLE CAYMAN. In particolare, sembra che il repubblicano abbia investito almeno 10 milioni di dollari in società localizzate delle Cayman. E di queste la metà sarebbero collegate a Bain Capital.
Dalle carte emergono investimenti, partecipazioni azionarie, ma anche strategie aggressive per aggirare l’erario americano. Insomma, documenti bollenti che, in vista del voto di novembre, potrebbero cambiare gli equilibri della battaglia con Barack Obama, preso in causa il 24 agosto da una battutaccia dello stesso Romney sulle origini afroamericane e hawaiane del presidente.

I trucchi: swap all’estero e interessi passivi

Finora il mormone di Detroit – partimonio stimato in 250 milioni di dollari – aveva dichiarato di non aver mai pagato un’aliquota fiscale inferiore al 13% (un bel risparmio, considerato che Obama paga il 20,5%). Rifiutandosi, però, di mostrare i documenti sulle tasse pagate prima del 2010. Ora i Bain Files sembrano chiarire i motivi della sua ritrosia.
Quando nel 1999, Romney lasciò la guida di Bain Capital, ne rimase socio e come liquidazione ne ottenne partecipazioni in fondi e azioni. Compresi investimenti in equity swap, credit default swap, cioè assicurazioni sul fallimento, titoli di debito legati a cartolarizzazioni e altri strumenti finanziari derivati. Il tutto coperto da scappatoie legali o rifugi fiscali orchestrate dalla stessa Bain Capital.
DETASSATO 1 MILIARDO. Solitamente, ha ricordato il New York Times, i manager dei fondi di private equity ricevono due tipi di compenso: un reddito fisso in base alla taglia del fondo e una parte variabile in relazione ai profitti realizzati dal fondo stesso.
I documenti pubblicati online dimostrerebbero come la società di Romney abbia catalogato la seconda quota come interessi passivi, soggetti quindi a una minore tassazione.
Le carte riservate mostrano come 1,05 miliardi di dollari che altrimenti sarebbero stati ritenuti redditi da capitale – e tassati al 15% – siano stati convertiti in compensi ordinari. Tuttavia non chiariscono quanto Romney sia stato avvantaggiato da questa mossa spregiudicata.

Dalle Cayman profitti per 17,7 milioni di dollari

Non solo. Secondo i documenti, i fondi alle Cayman avrebbero approfittato della formula del total return, attraverso la quale la banca trasmette al fondo l’intero ammontare dei profitti finanziari senza trattenute. Una modalità pensata per i cittadini stranieri a cui l’erario americano fa risparmiare parte delle imposte.
Romney avrebbe così ottenuto ben 17,7 milioni di dollari di profitti da equity swap tassati al minimo. E avrebbe incassato lo stesso risultato dalla partecipazione nel fondo Viking global strategies che investe in Europa, e quindi sempre grazie a triangolazioni all’estero.
Nel 2010 il Congresso è corso ai ripari limitando la formula del total return per prevenire la detassazione dei dividendi fuori dai confini americani. Ma non è ancora chiaro che effetti abbia avuto la nuova norma sulle operazioni di Bain Capital.
Nel 2007 Romney dichiarò al governo federale di detenere interessi in diversi fondi con investimenti all’estero: dal Gs 2002 exchange place fund Lp al Panera Bread Co. fino al Tribune Co.
SANKATY, LA SOCIETÀ FANTASMA. Una versione leggermente diversa da quella dichiarata nel 1999, nel momento in cui lasciò Bain Capital. Allora Romney sostenne di aver investito tutto il suo patrimonio nella Sankaty Credit Opportunities Lp. Che però, si scopre ora, fu fondata solo tre anni più tardi. Quando l’ex manager di Wall Street decise di intraprendere la carriera politica.
La strategia di Bain Capital avrebbe comportato ai soci un risparmio complessivo di 200 milioni di tasse e 20 milioni di dollari di Medicare. E secondo alcuni fiscalisti si posizionerebbe nella zona grigia tra legalità e illegalità.
«Se fosse portata di fronte a un tribunale», ha dichiarato al New York Times, Victore Fleischer dell’Università del Colorado, «Bain perderebbe». Eppure poco prima della pubblicazione dei documenti, Romney negava ogni tipo di conflitto di interessi: «La mia posizione è che ho pagato tutte le tasse previste dalla legge».