Cdp ha deciso di aumentare la sua quota nel capitale di Tim

Cdp ha deciso di aumentare la sua quota nel capitale di Tim

14 Febbraio 2019 20.45
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Cassa depositi e prestiti prende posizione e si prepara a salire nel capitale di Tim, alla vigilia di una nuova battaglia per la governance ma soprattutto al crocevia di un nuovo piano industriale che, nelle attese, cambierà drasticamente il profilo del gruppo. Non tanto quindi una barricata contro Vivendi, ma, è la lettura in ambienti finanziari, il sostegno al gruppo e al progetto di Rete Unica, anche attraverso la fusione con Open Fiber (di cui Cdp controlla il 50%).

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DELIBERATA L'AUTORIZZAZIONE ALL'ACQUISTO DI NUOVE AZIONI

Il tema del valore dell'investimento non si pone. Tanto che il cda di Cassa depositi e prestiti, che ha deliberato l'autorizzazione all'acquisto di ulteriori azioni, non ha precisato la quota a cui punta. Si stima però che dall'attuale 4,9% possa salire fino alla successiva soglia del 10%. L'investimento, ha precisato Cdp, «si pone in una logica di continuità con gli obiettivi strategici sottesi all'ingresso nel capitale di Tim» deliberato ad aprile 2018 ed è «coerente con la missione istituzionale a supporto delle infrastrutture strategiche nazionali». Un sostegno «al percorso di sviluppo e di creazione di valore, avviato dalla società in un settore di primario interesse per il Paese».

VIVENDI HA ANNUNCIATO UN'ALTRA SVALUTAZIONE

Intanto Vivendi, approvando i conti del 2018, ha annunciato una nuova svalutazione che porta complessivamente a 1,1 miliardi la riduzione di valore del suo portafoglio e pesa fortemente sul risultato (utile a 127 milioni -90%). «Nonostante l'atteso miglioramento delle prospettive», si legge in una nota, «Vivendi ha svalutato il valore della sua partecipazione in particolare per tenere conto dell'incertezza della governance di Telecom Italia, che accresce i rischi di mancata esecuzione del piano industriale dato il potere inferiore di Vivendi a partecipare alle decisioni di politica finanziaria e operativa di Tim e tenendo conto delle variazioni del contesto competitivo e normativo». Da registrare anche il cambio generazionale, con Vincent Bolloré che pur continuando a garantire l'impegno come socio ha lasciato il posto in cda al figlio minore Cyrille. Ad aprile aveva già abdicato dalla presidenza in favore dell'altro figlio, Yannick.

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