C’è il kiwi italiano dietro il boom della Cina

Cecilia Attanasio Ghezzi

C’è il kiwi italiano dietro il boom della Cina

21 Maggio 2013 08.35
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da Pechino

È una delle regioni più povere della Cina. Ma il suo Prodotto interno lordo è improvvisamente tornato a crescere. Merito anche dell’Italia, se il Guizhou ha fatto schizzare all’insù il suo Pil. Perché dietro il boom dell’area, c’è la coltivazione del kiwi, il cui modello è stato preso in prestito da Campoverde, una cittadina in provincia di Latina, famosa proprio per i frutti, unici in Europa a potersi fregiare della qualità Igp (Indicazione geografica protetta) e che garantisce introiti milionari nella zona.
KIWI COLTIVATO COME IN ITALIA. Così tra piantagioni di tabacco, tè, vino e piante medicinali, il Guizhou ha iniziato a puntare sul kiwi e a migliaia di chilometri dall’Italia, nel villaggio di Pingtan si sta progettando di ampliare l’esempio di Campoverde per coltivare 14 mila ettari di terreno.
«Non sono in molti a essere a conoscenza che la produzione di kiwi italiana è tra le più grandi del mondo», ha scritto il China Daily, «e che supera addirittura quella neozelandese. Campoverde produce annualmente 400 mila tonnellate di kiwi, garantendo un guadagno di milioni di dollari agli agricoltori locali».
E secondo le stime, la produzione del Guizhon potrebbe raggiungere quella di Campoverde nel 2017.
IL BOOM DI PIL E GUADAGNI. Per ora sono 400 le famiglie che si stanno dedicando alla coltura del kiwi e guadagnano il doppio rispetto alla media della regione: circa 9 mila dollari rispetto ai 5 mila incassati pro capite. E presto altri 250 mila agricoltori sono pronti ad aggiungersi ai pionieri della produzione di kiwi.
In realtà, i segreti della coltivazione presi in prestito da Campoverde nel Guizhou fanno parte del più ampio progetto della regione di puntare sulla protezione dell’ambiente. Tanto che a luglio proprio da queste parti deve essere ospitato Eco Forum, la prima conferenza sulle costruzioni ecologiche.
«La costruzione deve cedere il passo alla protezione dell’ambiente», è la tesi del segretario del Partito comunista cinese della regione, Zhao Kezhi. E anche se tra la classe dirigente del Paese le sue idee non sembrano avere molto seguito, nel Guizhou pare invece funzionare.

Zona favorevole alla crescita delle erbe medicinali

Il nuovo benessere nel Guizhou, secondo i piani di Zhao, non è però collegato solo alla coltivazione dei kiwi. Sempre più cittadini – soprattutto quelli delle minoranze etniche (il 35% della popolazione della zona) – sono coinvolti nella raccolta e nel trattamento di erbe medicinali.
Le particolari condizioni climatiche della regione, infatti, hanno sempre favorito la crescita spontanea delle erbe che i miao – la minoranza etnica che popola la regione – utilizzano come alternativa alla medicina tradizionale (i composti sono stati addirittura brevettati).
IL BUSINESS ECOCOMPATIBILE. L’azienda farmaceutica De Chang Xiang Co, fondata nel 1900, ha sempre sfruttato questa sapienza tradizionale. E oggi vanta un fatturato che sfiora i 49 milioni di dollari annuali e le sue medicine sono utilizzare non solo in Cina, ma in tutta l’Asia sudorientale.
L’azienda, inoltre, utilizza particolari soluzioni per militare l’inquinamento ambientale, tanto che utilizza gli scarti del processo chimico come fertilizzanti.
IL RITORNO DELL’INDUSTRIA. Nel Guizhou, inoltre, si sta lavorando per ingrandire il parco industriale della città, ma sempre nell’ottica green. Secondo il diktat del governo di spostare le grandi fabbriche nelle periferie delle città, l’acciaieria di Xiuwen nel 2020, quando si prevede possa entrare a regime, potrebbe garantire 15 mila nuovi posti di lavoro. E questo dovrebbe consentire a molti giovani, che erano emigrati in città di tornare nella regione.
Chissà se l’esempio del Guizhou possa stimolare anche altre zone. E se la crescita della Cina possa rilanciare le fasce più povere senza però distruggere l’ambiente.

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