C’è una sottile vena di viltà nella nuova sinistra

Peppino Caldarola
21/08/2017

Attaccata perché 'buonista' si far carico delle nefandezze culturali della destra invece di contrastarle coraggiosamente e rivendicare i valori della Repubblica.

C’è una sottile vena di viltà nella nuova sinistra

La sinistra in vacanza non si è accorta di aver perso almeno un paio di battaglie culturali, in questi mesi di canicola, che valgono milioni di voti. Le ha perse a vantaggio soprattutto della destra, un po' meno a vantaggio dei grillini e per nulla a vantaggio di quella «sinistra di destra» che cerca di fare da scimmia alla destra vera. La sua prima sconfitta è stata quella di essersi fatta rinchiudere dentro un piccolo accampamento. Un pò come che sta facendo la destra americana con i democratici, anche la sinistra italiana viene sospinta a essere come l'unico rappresentante di migranti e islamici, lasciando alla destra la sensazione e la volontà di rappresentare brutto il resto, cioè il popolo.

IL BUONISMO TRATTATO COME UNA COLPA. Questa rappresentazione poi è passata attraverso un'operazione di falsificazione ideologica clamorosa che ha avuto anche vittime eccellenti che nessuno si è sognato di difendere. Ormai lo spettro che si aggira per l'Europa, e quindi per l'Italia, non è il comunismo ma il buonismo. Questa orrenda definizione, sembra inventata da Ernesto Galli della Loggia, e che ha perseguitato Walter Veltroni, oggi è diventata lo stereotipo per includere tutti coloro che non accettano il muro verso l'Islam e i migranti, verso tutti coloro che pensano a comportamenti virtuosi e accoglienti, verso chi non ha scelto lo scontro duro e virile contro il nemico interno e esterno. La destra ormai parla solo un linguaggio di guerra, una guerra che poi faranno i poveri, non Briatore e Santanchè o Grillo. La sinistra si è fatta inondare di insulti, ha sopportato che Laura Boldrini fosse insolentita e l'ha lasciata sola a difendersi, e non ha speso una parola per Roberto Saviano.

La sinistra avrebbe dovuto reagire all'etichetta di buonista non per respingerla ma per rivendicarla come virtù repubblicana

La sinistra, in pratica, non ha speso una parola per sé. Avrebbe dovuto reagire alla rappresentazione che la vuole avulsa dalla società nazionale e trasformata in una unica grande Ong. È successo così che la destra che difende gli interessi di chi comanda e la "sinistra di destra" che ha esaltato i nuovi padroni delle ferriere si mettano a parlare a nome del popolo, dei giovani esclusi, delle persone che hanno paura dopo essere state coautrici del disastro della società e della economia italiana. È qui la crisi morale, non la «questione morale» del Paese, in questo capovolgimento per cui gli autori del disastro sono a capo dei disastrati mentre la sinistra cerca farfalle ancorché riluttanti.

L'EQUIVOCO DELLA 'SINISTRA DI GOVERNO'. La sinistra avrebbe dovuto reagire all'etichetta di buonista non per respingerla ma per rivendicarla come virtù repubblicana, attuazione della nostra Carta, simbolo di progresso contro la destra vera, la destra populista e la "sinistra di destra" che vivono alimentando la paura. C'è una sottile vena di viltà nella nuova sinistra. Tutto nasce dall'equivoco di quella etichetta "sinistra di governo" che la spinge a considerare che anche la sinistra debba farsi carico delle nefandezze culturali della destra invece di contrastarle coraggiosamente. È come se nel secondo Dopoguerra avessimo avuto paura dei braccianti senza terra che Di Vittorio spingeva a fare gli scioperi alla rovescia o di quel mondo di lavoratori che nelle fabbriche o nella società alzava la testa senza farsi incapsulare in etichette.

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Allora c'erano due ha grandi partiti di sinistra, il Pci e il Psi, e c'erano intellettuali coraggiosi. Oggi siamo tutti esperti nella paura, nel "percepito", si tratti di caldo o di minaccia terroristica. Non è per caso che un uomo che viene dalle fila della sinistra sia l'artefice di questa drammatica sconfitta culturale. Minniti forse è fiero del paragone con Cossiga, brillante personaggio e pessimo ministro degli Interni, nonché presidente della Repubblica, e ha teorizzato che l'unico tema che deve stare al centro della politica sia la paura.

RITORNIAMO AI VALORI REPUBBLICANI. Un uomo di sinistra avrebbe detto il coraggio, anche il coraggio di farsi chiamare buonisti e di mettersi alla testa di battaglie di chi ha poco o niente e di chi non accetta che la crisi sociale si risolva in una lotta fra chi sta in basso e chi è ancora più giù. Il movimento operaio quando era una cosa seria, prima ancora di tentare di far alleare operai e borghesi, si battè per evitare che la classe operaia si dividesse dal sottoproletariato e dalla piccola borghesia arrabbiata. Senza questa alleanza venne il fascismo. Senza questa alleanza, fondata su valori repubblicani, l'Italia sarà governata da cialtroni di destra, populisti o della "sinistra a la droite". Alza la testa, sinistra, non aver paura, il mondo è troppo grande, troppo in movimento per essere contenuto dentro le muraglie culturali di questi nuovi produttori di crisi.