L’ultima lite tra Cecchetto e Linus e la storia della trentennale antipatia che c’è dietro

Michele Monina
03/01/2024

Jody, figlio di Claudio, ha battibeccato col direttore di Radio Deejay per una battuta sul documentario autocelebrativo People from Cecchetto, dove spiccano diverse assenze. Ma alla base dell'astio ci sono vicende di affari, tra vendita al gruppo L'Espresso nel 1994 e carriere opposte. Succede quando si vuole far passare per amicizia un rapporto di lavoro.

L’ultima lite tra Cecchetto e Linus e la storia della trentennale antipatia che c’è dietro

Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Sin dai tempi di Ecce bombo di Nanni Moretti, ma forse potremmo risalire indietro e arrivare a quando Salinger sparì dietro foto sfocate o, per rimanere a casa nostra, Mina e Battisti optarono per non essere più visibili, chi non c’è si fa notare molto di più di chi sta in mezzo a una piccola folla, impossibilitato a emergere nel coro. È successo anche recentemente, quando su Rai 1, in prima serata, è andato di scena il documentario autocelebrativo People from Cecchetto, dedicato appunto a Claudio Cecchetto, oggettivamente lo scout del nostro pop per antonomasia. Documentario dal quale spiccavano per la loro assenza due dei nomi più pesanti della sua storia, Linus e Max Pezzali.

Finita male anche la collaborazione con Pezzali

Che la storia di collaborazione con Max Pezzali sia finita decisamente male è cosa nota, almeno a tutti gli addetti ai lavori: un lungo rapporto interrotto bruscamente proprio a ridosso dell’esordio a San Siro dell’ex 883, con tanto di carte consegnate in tribunale. Una rottura improvvisa, sulla quale Max si è pronunciato pubblicamente in maniera molto pacata, sottolineando come dopo trent’anni volesse prendere in mano le redini della sua carriera, sia dal punto di vista artistico sia gestionale, limitandosi a raccogliere i frutti di una storia senza eguali nel nostro pop (e nell’estate 2024 di tappe a San Siro ne sono in programma tre, oltre a svariati altri stadi).

L'ultima lite tra Cecchetto e Linus e la storia della trentennale antipatia che c'è dietro
Una vecchia foto di Max Pezzali (Imagoeconomica).

Stridono le assenze di Max e Linus nel documentario

Cecchetto però ha parlato, laconicamente, di irriconoscenza. E l’assenza di Max nel documentario strideva: come se nella storia dell’Inter qualcuno dimenticasse o volontariamente evitasse di citare il Triplete di José Mourinho, mancanza che evidentemente sottintende una spaccatura davvero insanabile. Lo stesso è per Pasquale di Molfetta, in arte Linus, dj fortemente voluto da Cecchetto, insieme a suo fratello Albertino, nella sua Radio Deejay e poi a Deejay Television, e in seguito rimasto alla guida dell’emittente nel momento in cui Cecchetto è uscito in qualche modo sbattendo la porta.

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Pasquale Di Molfetta, in arte Linus, direttore artistico di Radio Deejay (Imagoeconomica).

La vendita di Radio Deejay a L’Espresso e il passaggio a Radio Capital

La storia è nota: Cecchetto ha venduto Radio Deejay al gruppo L’Espresso –  si dice per 7 miliardi di vecchie lire – portandosi dietro i suoi fedelissimi in quella Radio Capital che aveva acquisito nel 1987 e che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto prendere il posto di leader del settore proprio del vecchio marchio. Jovanotti, Fiorello, Amadeus, Fabio Volo con lui. Linus non è stato invitato a seguirlo e, rimasto a Deejay, è stato incaricato dal nuovo editore di dirigerla. Niente di strano, non fosse che negli anni questo è diventato una sorta di casus belli, con Cecchetto che ha accusato Linus di avergli in qualche modo “rubato” la radio, fatto evidentemente non vero, anche perché di lì a poco lo stesso Cecchetto finì per vendere anche Radio Capital al medesimo gruppo editoriale, lasciando i prodi che lo avevano seguito in questa nuova avventura a lavorare con quello che inizialmente era indicato in qualche modo come un nemico.

Storia di un’amicizia mai nata, nemmeno ai tempi d’oro

Di questa rottura, e della conseguente polemica con battutine acide da parte di Linus nel corso del programma con Nicola Savino (altro grande assente del documentario), dove si sottolineavano i bassi ascolti dicendo che in fondo Cecchetto è un fesso, il medesimo Linus ha nel tempo parlato, eccome. Lo ha fatto a più riprese, sottolineando – per esempio nell’intervista rilasciata al programma La Confessione di Peter Gomez, ormai cinque anni fa – come lui e l’interprete di Gioca Jouer non siano mai stati amici, neanche ai tempi d’oro di quel mondo raccontato nel documentario, gli Anni 80 e parte dei 90.

Cecchetto scomparso dalla radiofonia e pure dalla discografia

Ha raccontato di come Cecchetto vivesse in un mondo egoriferito – in effetti uscito bene dal documentario – con una sorta di cerchio magico di amici e un cerchio meno magico, dal punto di vista affettivo, di collaboratori. Lui, Linus, era uno di questi, uno che lavorava con e per Cecchetto, e che a un certo punto si è trovato a prendere il suo posto alla guida di Radio Deejay, con Cecchetto, questo afferma Linus, evidentemente convinto che le cose sarebbero presto precipitate senza di lui. Risultato: una radio non esattamente in splendida forma – 5 milioni di fatturato annui – è divenuta una macchina da guerra, con 60 milioni di fatturato. Cecchetto nel mentre scomparso dalla radiofonia e, con la rottura con Max Pezzali, anche dalla discografia.

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Claudio Cecchetto (Getty).

L’intuizione di Linus di puntare su un pubblico meno giovane

Quindi se è vero che i nomi che nel documentario appaiono a più riprese, cioè gente come Jovanotti, Fiorello, Amadeus, Leonardo Pieraccioni, Gerry Scotti, Francesco Facchinetti, Fabio Volo (unico della gang di Deejay presente, seppur con parole parecchio taglienti nei confronti del protagonista dello speciale) e Sabrina Salerno nel tempo si sono staccati dal cordone ombelicale cecchettiano, rimanendo però in qualche modo legati a lui almeno da un punto di vista affettivo o di apparenza, è anche vero che ci sono altri che hanno optato per un taglio netto, deciso, lasciando intendere una gestione non gradita degli affari. La cessione di Radio Deejay al gruppo L’Espresso avviene nel 1994, ormai trent’anni fa, Capital la seguirà nel 1996, una era geologica che Linus ha saputo decisamente decifrare, abbandonando sin da subito un pubblico molto giovane puntando a un’altra fascia di età, e oggi che i giovanissimi neanche sanno cosa sia una radio, che dire?, ha vinto su tutta la linea.

Incroci pericolosi anche nella corsa a sindaco di Riccione

Questo nonostante nel tempo Radio Deejay sia scivolata dalla vetta degli ascolti italiani, sostituita da Rtl 102.5 e nonostante col tempo l’idea stessa di radio sia diventata un po’ meno centrale nella cultura popolare: si pensi a quanto riesca meno oggi a influire sui gusti della gente a livello musicale, assolutamente sostituita dall’algoritmo di Spotify e affini. Del resto gli stracci tra i due sono volati anche in altri momenti, come quando Cecchetto ha provato, senza riuscirci, a diventare sindaco di Riccione, da sempre legata a doppio filo a Radio Deejay, tramite le residenze estive all’Aquafan, e nel caso di Linus addirittura con un legame sentimentale visto che sua moglie è nata proprio lì, o quando ha riesumato la Notte rosa.

L’ultimo episodio: il video su Instagram di Jody

A più riprese Linus ha dichiarato di non voler alimentare una polemica a distanza con Cecchetto, sostenendo che sia soltanto lui a vivere di rancori e di ricordi, ma nei fatti anche da questo si evince chiaramente che tra i due ci sia una sincera antipatia, come spesso capita tra i famosi galli che sono abituati a cantare nel pollaio. Ultimo passaggio, per ora, l’intervento non compostissimo di Jody Cecchetto, che da poco ha lasciato Rtl 102.5, che in un video su Instagram indirizzato a Linus ha in qualche modo bacchettato lo stesso Linus per aver definito «fesso» Cecchetto, suo papà, durante la diretta di Deejay chiama Italia sopra citata, rivendicando il ruolo di racconto di una bella storia di People from Cecchetto e in qualche modo provando a rimettere, dal suo punto di vista, le cose a posto.

 

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Dico scomposto perché salutare in quel modo Nicola Savino al termine, come a lasciar intendere un rapporto differente tra i due rispetto a quello con Linus, mi è parso un passo falso, e comunque, a parte aver tenuto accesa la brace sotto la cenere, direi che altro effetto non avrebbe potuto ottenere. La risposta di Linus – «Sei un bravo ragazzo, e ti fa onore che tu difenda papà. Il resto non lo potrai mai capire, per fortuna. In bocca al lupo per tutto» – ha chiuso il tutto. La polemica, immagino, è rinviata alla prossima occasione. «La regola dell’amico non sbaglia mai», cantava e canta ancora oggi Max Pezzali, e mai come queste vicende ci insegnano come certi rapporti, col tempo, non possono che rovinarsi. Specie se si vuole far passare per rapporto di amicizia quello che invece è un rapporto di lavoro.