Celibato, Benedetto tabù

Barbara Ciolli
01/02/2011

Il giovane Ratzinger ne propose l'abolizione.

Celibato, Benedetto tabù

Da Papa ha difeso più volte, anche con prese di posizioni pubbliche, il «sacro celibato». Pensare che, da giovane teologo, Joseph Ratzinger fu tra i pochi uomini della Chiesa a metterlo in discussione: «Una regola, non un dogma nell’accezione più rigida del termine», scriveva nero su bianco nel 1970 insieme ad altri otto teologi, in un memorandum di sei pagine inviato alla Conferenza episcopale tedesca.
Un documento confidenziale, rimasto sepolto per oltre 40 anni negli archivi del clero bavarese, e che adesso, come ha rivelato il quotidiano Süddeutsche Zeitung, chissà per quale arcano il circolo dei cattolici di Ratisbona, tradizionalmente su posizioni critiche verso l’ala più conservatrice della Chiesa, ha deciso di rispolverare, pubblicandolo online (leggi il documento dell’Akr, Aktionskreis Regensburg).

Da argine alla crisi delle vocazioni…

Vista la «situazione emergenziale della Chiesa», sosteneva un 43enne Ratzinger, ordinario di Teologia dogmatica all’università di Ratisbona nell’appello del gruppo, composto da personalità autorevoli come Karl Rahner e Otto Semmelroth ma anche dai nomi emergenti di Karl Lehmann e Walter Kasper (che hanno fatto carriera insieme al Papa), «le nostre riflessioni si concentrano adesso sulla necessità di una verifica urgente e un esame differenziato delle regole del celibato nella Chiesa romana, per la Germania e per il mondo della Chiesa in generale».
Messa in discussione che, sottolineavano gli estensori del memorandum, «siamo convinti debba essere presa in considerazione ai livelli più alti della gerarchia ecclesiastica».
«SOCIETÀ SEMPRE PIÙ SESSUALIZZATA». La necessità di una tale rivoluzione, secondo i nove firmatari, era dettata, realisticamente, dalle previsioni tutt’altro che rosee, di una «mancanza di preti» in futuro, a causa dell’«acuta crisi di vocazioni» e del progressivo «isolamento e della perdita di riconoscimento dei parroci all’interno delle comunità».
In una società, affermavano i teologi, «sempre più sessualmente sovraeccitata», e nella quale, «considerata anche la debolezza di scelta» e la «labilità psichica di molti giovani», parole di Ratzinger, sarà sempre più dura «condurre una vita salutare da celibi».
La richiesta di apertura, concepita come incentivo pragmatico per arginare il collasso delle vocazioni, fu poi ignorata dalle gerarchie tedesche e non raggiunse mai il Vaticano, cadendo nel dimenticatoio.

…A «dono prezioso di Dio e grande mistero»

Oggi, a cinque anni dalla sua ascesa, il 19 aprile del 2005, al soglio pontificio, Benedetto XVI, strenuo custode dell’ortodossia cattolica, ha propugnato al contrario il valore del celibato anche nell’ottobre scorso, inviando urbi et orbi una lettera aperta a tutti i seminaristi, nel timore che, alla luce degli scandali sugli abusi sessuali, nelle loro giovani menti si insinuasse il dubbio se abbia ancora senso vivere nel celibato.
Gli abusi sono «profondamente da riprovare», ma il celibato, base per una «missione sacerdotale grande e pura», non c’entra, ammoniva migliaia di novizi Ratzinger.
IL «DONO PREZIOSO». Il quale, già nel marzo 2010, aveva ribadito come il «sacro celibato» fosse un «dono prezioso di Dio», prerequisito per «un’altissima vocazione», «grandissimo mistero anche per quanti l’abbiano avuta».
Un valore, spiegava il pontefice, che proprio per questo è «un’autentica profezia del Regno», e perciò deve essere tenuto in «grandissima considerazione nelle Chiese orientali», oltre che «in quella romana».
Insomma, tutto il contrario di 41 anni fa. Cambiare idea è legittimo e la stessa Chiesa perdona i cosiddetti errori di gioventù. Ma intanto, da ambizioso teologo, persino il Papa il dubbio che il celibato fosse «sacro» ce l’aveva avuto.