Cellulari, la sfida generazionale

Redazione
22/12/2010

Da Berlino Pierluigi Mennitti Non è proprio una guerra generazionale, ma un diverso atteggiamento nei confronti della tecnologia che sta...

Cellulari, la sfida generazionale

Da Berlino
Pierluigi Mennitti

Non è proprio una guerra generazionale, ma un diverso atteggiamento nei confronti della tecnologia che sta scavando un fossato sempre più ampio fra giovani e vecchi, figli e padri. Lo Spiegel riporta il risultato di uno studio realizzato dall’istituto di ricerche sociali Infas, che indaga sull’utilizzo dei telefonini da parte dei tedeschi. Un’indagine che probabilmente fornirebbe lo stesso risultato anche in Italia e che dice molto non solo sulle abitudini di comunicazione ma anche su come cambia il modo di informarsi dei cittadini. L’86% dei tedeschi di età superiore ai 16 anni possiede un telefono portatile, ma mentre i più giovani preferiscono di gran lunga gli smartphone, i più anziani si accontentano di modelli più tradizionali e mono-funzione. I primi navigano sul web, chattano, inviano sms, fotografano, filmano e ovviamente giocano, i secondi, semplicemente, telefonano: chiamano o rispondono, chiuso.

Cellulari: il divario generazionale

Se l’analisi può essere utile alle aziende che producono i telefonini o ai provider che forniscono le tariffe per modulare produzione e offerte, ancor più interessante è indagarne i riflessi sociali e comprendere i comportamenti dei diversi gruppi generazionali. Anche perché se il futuro è dei giovani, in Germania come in Italia gli anziani sono sempre di più e rappresentano una fetta di mercato in crescita per tutti coloro che operano nel settore digitale in senso lato, dove non ci sono solo i produttori di hardware: si pensi per esempio all’espansione negli ultimi anni dei fornitori di contenuti, libri e giornali compresi in grado di essere diffusi sui telefonini di nuova generazione.
LE SFIDE DI NOKIA E TELEKOM. Un’azienda come Nokia potrà infatti preoccuparsi per il fatto di apparire adesso ai teenager una marca fuori moda, dopo essere stata per anni all’avanguardia del settore e il simbolo del miracolo tecnologico scandinavo: l’aver perduto il treno degli smartphone è costato caro ai finlandesi, che ora sono costretti a rincorrere, sul piano dello sviluppo e della produzione. E un provider come Telekom dovrà ingegnarsi per capire come semplificare la giungla delle tariffe, dal momento che la gran parte dei suoi clienti è costituita da seniores che detestano perder tempo a capire le astrusità delle offerte e vorrebbero chiarezza e affidabilità. Ma per l’intera società dell’informazione è probabilmente più utile entrare nella testa degli utenti, giovani o anziani che siano. In gioco non ci sono solo semplici apparecchi telefonici portatili: su tali veicoli si gioca una buona parte della scommessa digitale dei prossimi anni.

Per i giovani, utilizzo multiplo e attenzione alle tariffe

Le cifre tornano opportune. «Mentre la maggioranza degli ultracinquantenni usa il telefonino solo per chiamare e ricevere, fra gli under 30 prevale una sorta di utilizzo multiplo: telefonano di più (90 contro 51%), scrivono più sms (80 contro 19%), navigano su Internet (15 contro 2%)». Il 70% di loro è in grado di utilizzare tutte le funzioni che oggi un moderno apparecchio offre, mentre la percentuale scende al 25 fra coloro che hanno superato i 50. Di conseguenza i giovani sono più attenti alle differenze di tariffe fra i diversi provider, non solo perché più abituati alla diversificazione dell’offerta (lo stesso comportamento si può ritrovare nella scelta delle compagnie aeree) ma soprattutto perché utilizzano in maniera più intensiva e multifunzionale il telefonino, strumento di comunicazione e di informazione allo stesso tempo.
IL CASO IPHONE. Di conseguenza sono più attenti alle possibilità e ai costi. Un esempio viene dall’attenzione verso l’iPhone di Apple, il mezzo che ha segnato una mini rivoluzione nel settore: a fronte di un interesse quasi smodato fra gli under 20, solo un tedesco su 10 oltre i 50 anni si dichiara incuriosito dalle sue potenzialità. «Un problema di abitudini ma anche di comunicazione sul quale le aziende del settore dovranno lavorare a fondo», dicono gli esperti dell’Infas. Diverse abitudini, crescente divario nei confronti di un sapere che diventa sempre più parte integrante della nostra società (sia nel campo dell’intrattenimento che del lavoro) e poca comunicazione tra le generazioni. Ognuno resta fermo sulle proprie posizioni. I più grandi snobbano le novità tecnologiche, i più giovani custodiscono per sé le loro conoscenze, come se si trattasse di gelosi segreti.