Paolo Madron

Centro, destra o sinistra a Cl vanno tutti bene

Centro, destra o sinistra a Cl vanno tutti bene

18 Agosto 2013 15.18
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Dev’essere la noia delle ferie, il fascino felliniano del luogo, sta di fatto che anche quest’anno – come in quelli passati – mezzo governo, il premier in testa, non ha resistito a far passerella in quel di Rimini, dove Cl celebra il suo tradizionale Meeting.
Certo, non è facile schivare il bagno di folla, specie da parte di una classe politica in perenne ricerca di consenso. E si comprende anche come il titolo di questa edizione, ‘Emergenza uomo’, scateni l’ecumenismo delle larghe intese. Ma resta comunque l’interrogativo sul perché di cotanta partecipazione. Per ribadire, come ha detto Enrico Letta, la centralità della persona, la difesa dei deboli, il rispetto dell’ambiente, l’Italia che deve risorgere e tutto il vasto campionario dell’acqua calda?
DA ANDREOTTI AL CAV E MONTI. Al Meeting, come sa chi lo frequenta, si vince facile. In quel raduno il popolo di Comunione e Liberazione, solitamente capace di riflessione e dialettica, si trasforma in  una indistinta claque. Per anni si è spellato le mani ad applaudire Giulio Andreotti, salvo poi non dedicargli nemmeno una menzione a tre mesi dalla morte. Poi è venuto Silvio Berlusconi, e anche lì è stato un delirio osannante, trasformando persino i suoi vizi privati (e si sa quanto il movimento fondato da don Giussani tenga alla morale) in pubbliche virtù.
Persino Mario Monti, nella sua meteoritica apparizione sulla scena politica, ha sentito il bisogno di farvi visita per dire che vedeva una luce in fondo al tunnel e che lui  si trovava «per un istante a essere chiamato a svolgere un non semplice ruolo in un momento non dei più facili della vita del Paese». Dal che si evince, visto che l’uomo bazzica ancora la scena, che il tempo è una variabile soggettiva.
IL TRASVERSALISMO DI CL. Ora, come inquilino di Palazzo Chigi, tocca al giovane Letta andarsi a prendere quegli applausi che i ciellini riservano generosi a quelli che salgono sul palco, non importa se siano di destra, di centro o di sinistra. Sono tutti bravi, sono tutti amici, dicono tutti cose buone e giuste. D’accordo, le ideologie sono cadute da quel dì, ma di qui a trattare la politica, per dirla hegelianamente,  come una notte in cui tutte le vacche sono nere, ce ne passa.
Fossi un ciellino, mi interrogherei su questo ecumenismo un tanto al chilo, sul trasversalismo che digerisce tutto e il contrario di tutto, sul consenso che porta ad annullare ogni differenza (quest’anno, per esempio, Letta ha fatto una tirata contro la finanza, e ha ricevuto lo stesso convinto battimani di Sergio Marchionne, della finanza uno dei più riconosciuti virtuosi, che venne al meeting nel 2010).
POLEMICA PER L’ESCLUSIONE DI FORMIGONI. Più che di Cl, la marea che affolla i padiglioni della fiera di Rimini sembra venuta a celebrare il festival del doroteismo.
E tipicamente dorotea è stata anche la motivazione con cui Bernhard Scholz ha giustificato l’assenza di Roberto Formigoni, che del Meeting è stato fondatore e anima. «Non è più presidente della Regione Lombardia», ha spiegato il numero uno della Compagnia delle opere, «per questo è stato escluso dal parterre dei relatori».
Un formalismo insomma, non magari l’imbarazzo per il turbinio di inchieste che hanno investito l’ex governatore. Mai avremmo pensato di trovarci a solidarizzare con il Celeste, ma di fronte a tanta ipocrisia…

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