Centrodestra, è guerra animalista tra agnellini e caccia

Centrodestra, è guerra animalista tra agnellini e caccia

18 Novembre 2017 07.00
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Sotto un’apparente unità, il centrodestra è una giungla. Perché non ci sono solo le latenti divisioni su euro, Europa, liste o prossimo leader, ma anche una feroce contrapposizione sugli animali. Da una parte Michela Brambilla, il suo movimento animalista e Berlusconi che allatta l’agnellino. Dall’altra Anna Maria Bernini, Mariastella Gelmini e, naturalmente, i molti cacciatori d’Italia.

«IL CONTRASTO NASCE DALL'IGNORANZA». Al Convegno organizzato a Roma dalla Fondazione Una (Uomo, natura, ambiente) sulla gestione del patrimonio vivi-faunistico, Bernini ha usato il calibro pesante: «Sono assolutamente favorevole alla caccia, poiché è il mercato più regolamento di tutti. E spesso il contrasto alla caccia nasce dall’ignoranza. Chi aprioristicamente è contrario alla caccia è chi la conosce meno».

«NESSUNO SPARA A CANI, GATTI E CANARINI». Difficile non pensare a un messaggio da recapitare a Michela Brambilla, che a 50 anni appena compiuti, oltre a essere in attesa del terzo figlio, è la pasdaran animalista del centrodestra. Bernini, invece, è «contraria a tutti gli "ismi", compreso quello animalista, poiché dopotutto nessuno va a caccia di cani, gatti e canarini. Che poi oggi agricoltori e cacciatori devono collaborare perché sono specie in estinzione molto più che gli animali selvatici». Insomma, non chiamate il Wwf.

Gelmini ha usato meno il cannone e più il moschetto, ma il bersaglio era lo stesso. «Capisco gli animalisti, ma non si può marginalizzare la caccia, perché rappresenta posti di lavoro e pezzi dell’economia italiana», dice l’ex ministra, anche se quando le chiedono di far sottoscrivere a Brambilla un testo per l’abbattimento dei cinghiali in eccesso è laconica: «Mi chiedete tantissimo…».

LA PIAGA DEI CINGHIALI CHE RAZZOLANO. E poi, oltre alla piaga dei cinghiali che razzolano ai bordi delle città e distruggono le coltivazioni, al convegno della Fondazione Una il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, ha evidenziato un problema economico, visto che al di là dei danni diretti sull’agricoltura ci sono quelli indiretti dovuti agli incendi, «con perdite che arrivano fino a 1 miliardo di euro».

Anche nella Lega il tema è carico a pallettoni. Presente al convegno, Stefano Borghesi ha detto che il problema della fauna sul territorio «si affronta con troppa ideologia». Proprio il giorno in cui un centinaio di cacciatori protestava sotto la sede della Regione Lombardia guidata dal leghista Maroni «che ci ha voltato le spalle». In particolare se la sono presa con l’assessore all’Agricoltura Gianni Fava, leghista della prima ora, "l’ultimo giapponese di Bossi". E con uno striscione gli hanno ricordato sommessamente che “i cacciatori votano, gli animali no”.

IL VOTO È VICINO, I CACCIATORI SONO CARICHI. Berlusconi questo lo sa bene. E adesso non dovrà solo decidere che linea tenere sull’euro o sull’Europa, dove stare tra sovranisti e popolari europei o che quadra trovare sulle liste alle elezioni, ma anche decidere cosa fare con quell’agnellino. Continuare ad allattarlo? O prenderne e gustarne la carne? Le elezioni si avvicinano e i cacciatori sono carichi.

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