La Cgil attacca il governo sui dati sull’occupazione: «Nessun record, lavoro sempre più precario»

Redazione
12/12/2023

Il sindacato ha analizzato i dati diffusi dall'Istat a fine novembre comparandoli con i precedenti 15 anni. Il risultato ha evidenziato alcune criticità, come la crescita del precariato e del part-time involontario. E l'Italia ha il tasso d'occupazione «tra i più bassi dell'Eurozona».

La Cgil attacca il governo sui dati sull’occupazione: «Nessun record, lavoro sempre più precario»

Poche settimane dopo i dati relativi all’occupazione «record» diffusi dall’Istat, la Cgil ha ripercorso gli ultimi quindici anni di storia italiana e attaccato il governo guidato da Giorgia Meloni su quelli che sono stati i risultati. L’Istituto nazionale di statistica, il 30 novembre scorso, ha parlato di 23 milioni 694 mila occupati, con un aumento di 455 mila dipendenti permanenti e di 66 mila autonomi a distanza di un anno, dall’ottobre 2022. Il sindacato, invece, ha parlato di crescita del lavoro precario e del part-time involontario, che secondo i dati è «il più alto dell’Eurozona». Per la Cgil si sono abbassate le ore lavorate ed è diminuita la popolazione in età da lavoro. Per questo risulta più alto il tasso d’occupazione, che per l’Istat è del 61,8 per cento.

Tasso di occupazione, l’Italia è tra le peggiori in zona Ue

Il report è stato elaborato da Nicolò Giangrande e Rossella Marinucci, come spiegato da Repubblica. La domanda alla base della ricerca, riferita al tasso di occupazione e agli oltre 23 milioni e mezzo di occupati, è stata: «È una buona notizia, ma siamo sicuri che vada tutto bene?». I ricercatori parlano di un tasso tra i più bassi dell’Ue. L’Italia è dietro la Germania, a quota 77,5 per cento, ma anche della Francia e della Spagna, rispettivamente al 68,7 e al 65,8 per cento. E inoltre il tasso di inattività italiano è il più alto dell’Eurozona. Si parla del 33,3 per cento rispetto al 20,1 tedesco, al 26,2 francese e al 25,6 spagnolo.

La Cgil: «Occupati sopra i 23 milioni già da marzo 2022»

I 23 milioni di occupati, inoltre, non sono un vero record secondo la Cgil. La soglia è stata superata da tempo, dal marzo 2022. E anche pre-pandemia Covid ci sono stati periodi in cui questo numero è stato raggiunto. Tra il gennaio e il settembre 2008, tra maggio e giugno 2018 e tra marzo 2019 e febbraio 2020, proprio quando il virus ha poi portato ai lockdown. Inoltre il sindacato ha spiegato che l’aumento registrato dall’Istat è di 709 mila occupati, cioè del 3,1 per cento, nell’arco di tempo tra il 2008, prima della crisi finanziaria, e il 2023. In questi quindici anni sono aumentati i lavoratori dipendenti, un milione e mezzo in più, ma sono diminuiti gli autonomi, oltre 700 mila in meno. E sono circa 3 milioni gli occupati a termine, con una crescita del 30,2 per cento rispetto a quella del 5,2 fatta registrare dagli indeterminati.

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La Cgil ha puntato l’indice sulla qualità del lavoro

E ancora, il sindacato ha spiegato che il tasso di occupazione del 61,8 per cento è appena tre punti e mezzo più alto di quello del 2008, del 58,3. La crescita secondo i ricercatori è da spiegare non soltanto con l’aumento dei lavoratori ma anche con il «contestuale e drastico calo della popolazione in età da lavoro». Si tratta di 1,7 milioni di persone in meno. Poi, la qualità del lavoro stesso, che secondo la Cgil è peggiorata. L’Italia è prima in Europa per il tasso di part-time involontario, a quota 57,9 per cento (contro il 41,3 del 2008). A crescere sono stati i lavoratori a termine, ma anche i contratti precari. Gli stagionali del 21,9 per cento, i somministrati del 19,3 e i tempi determinati del 12,3.

La conclusione è che «il lavoro non standard è caratterizzato da una forte discontinuità contrattuale e da una bassa intensità di lavoro che incide pesantemente sulle retribuzioni medie di oggi e inciderà, di conseguenza, anche sulle pensioni di domani».