Negli Usa Soros e Charles Kock uniti in un think tank anti guerra

Il finanziere liberale e il finanziatore dell'ultradestra americana uniti per un nuovo centro di analisi a favore di una svolta storica nella politica militare ed estera degli Stati Uniti.

01 Luglio 2019 18.56
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Solo qualche anno fa sarebbe stato impensabile. A Washington è nata un’alleanza trasversale sorprendente e per una causa di assoluta minoranza negli Usa: in nome del «no alle guerre senza fine» e di una nuova politica estera, Charles Koch, miliardario dell’energia considerato con il fratello David “burattinaio” dell’ultra destra, ha fatto fronte comune con il re degli hedge fund e padrino delle cause liberal, George Soros.

LA SCELTA ANTI MILITARISTA TRA NEOCON E LIBERAL INTERVENTISTI

Koch e Soros, ha annunciato infatti il Boston Globe, hanno unito le forze per finanziare un nuovo think tank che promuova un approccio al mondo basato sulla diplomazia, non sulle minacce, le sanzioni e le bombe. «Una novità per Washington, dove i think tank più importanti – dall‘American Enterprise Institute e la Heritage Foundation a destra ai progressisti Center for American Progress e Brookings Institution – promuovono varianti di militarismo neocon o interventismo liberal», commenta il giornale in un articolo firmato da Stephen Kinze, senior fellow del Watson Institute for International and Public Affairs della Brown University.

500 MILA DOLLARI A TESTA PER CAMBIARE L’AGENDA USA

Soros e Koch, ciascuno con un contributo di mezzo milione di dollari, tentano di resuscitare la visione di un’America pacifica attraverso il nuovo Quincy Institute for Responsible Statecraft, un omaggio a John Quincy Adams che in un discorso del 4 luglio 1821 dichiarò che«gli Stati Uniti non vanno all’estero in cerca di mostri da distruggere». Obiettivo del think tank, che aprirà le porte in settembre, è di promuovere una politica estera basata sul principio del vivi e lascia vivere, in sostanza abbandonando l’imperialismo e il militarismo che ha connotato gli ultimi ottant’anni di storia americana.

«RITORNO ALL’ISOLAZIONISMO DEGLI ANNI ’30 »

Rapida la reazione dell’establishment della capitale: Bill Kristol, pensatore neocon ed ex direttore del defunto Weekly Standard, ha bollato la nuova iniziativa come un ritorno all’appeasement e all’isolazionismo degli anni ’20 e ’30 del Novecento.«Gli Usa dovrebbero entrare in rapporto col mondo attraverso la cooperazione pacifica tra popoli. Dovrebbero cercare la pace attraverso la pratica vigorosa della diplomazia. Le forze armate esistono per difendere il territorio e il popolo degli Stati Uniti, non come forza globale di polizia», si legge nel manifesto del nuovo istituto.

OBIETTIVO 3,5 MILIONI DI DOLLARI ENTRO IL 2019

Oltre ai due miliardari, altri donatori hanno contribuito portando il capitale iniziale del think tank a 800mila dollari. Ma l’obiettivo, sempre stando a quanto ha scritto il Boston Globe, è raggiungere i 3,5 milioni di dollari entro il prossimo anno. Peculiari sono anche i professori e gli analisti chge partecipano al progresso, primo tra tutti Trita Parsi, già presidente del National Iranian american council. O, aggiunge il quotidiano di Boston: « Suzanne Di Maggio, che ha trascorso decenni a promuovere alternative negoziate al conflitto con Cina, Iran e Corea del Nord; lo storico e saggista Stephen Wertheim; e l’autore antimilitarista e colonnello dell’esercito in pensione Andrew Bacevich».

DAL NUCLEARE IRANIANO AL BILANCIO DEL PENTAGONO: I FRONTI SU CUI SCHIERARSI

Secondo l’autore dell’autore dell’articolo il think tank sosterrà probabilmente il ritiro delle truppe Usa da Afghanistan e Siria, il ritorno del patto sul nucleare con l’Iran, un approccio più soft nei confronti di tutti i “nemici” Russia e Cina, ma anche Venezuela e Cuba. Soprattutto ed è questa la vera rivoluzione per l’agenzia americana, dovrebbe sostenere una riduzione del bilancio del Pentagono. In programma per la fine del 2019 c’è la pubblicazione di almeno quattro rapporti: i primi due si occupano delle due due aree calde per la politica estera Usa, Medio Oriente e Asia orientale, gli altri due degli obiettivi più ampi e cioè democratizzare la politica di difesa americana e finire la guerra infinita iniziata negli Anni 2000.

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