La Rai ha cancellato gli ultimi tre lunedì del programma di Fabio Fazio

Il conduttore ha annunciato che il 13 maggio ci sarà il finale anticipato di Che fuori tempo che fa: «Concluderemo in anticipo». L'azienda: «Normali cambiamenti di palinsesto dovuti ai periodi elettorali». Ma l'ad Salini non era informato.

12 Maggio 2019 19.10
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Che fuori tempo che fa, l'appuntamento con Fabio Fazio del lunedì sera, chiuderà il 13 maggio con tre settimane di anticipo: lo ha annunciato lo stesso conduttore in apertura della puntata di Che tempo che fa. «Un avviso al nostro pubblico: domani sarà l'ultima puntata del lunedì sera, ci è stato comunicato che le ultime tre non andranno in onda», ha detto Fazio, che ha ringraziato il pubblico e ricordato i risultati di ascolto di Che fuori tempo che fa: 13% di share e un milione e mezzo di spettatori di media.

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TRA IL 20 E 27 APPUNTAMENTI IN VISTA DELLE EUROPEE

Per lunedì 20 maggio in seconda serata è prevista una puntata di Porta a porta e presumibilmente lunedì 27 maggio lo spazio sarà dedicato all'analisi del voto delle Europee del 26 maggio. Da tempo Fazio è nel mirino della Lega e di Matteo Salvini: il vicepremier e ministro dell'Interno ha ribadito più volte la sua decisione di non accettare l'invito del conduttore a Che tempo che fa: «Ci andrò quando si sarà tagliato lo stipendio», ha spiegato. «Mi dispiace», ha replicato in diretta una settimana fa il conduttore, «perché al di là della sua opinione su di me, che non mi permetto in questa sede di discutere, sarebbe stato invece interessante consentire al pubblico di Che tempo che fa di poter ascoltare le sue opinioni circa i temi dell'Europa, i recenti fatti tragici di Napoli, e naturalmente tutta l'attualità politica. Naturalmente la sua posizione è legittima, confido che ci sia un'occasione nella prossima stagione».

L'AZIENDA: NESSUN TAGLIO, RIDEFINIZIONE PER IL PERIODO ELETTORALE

A stretto giro è arrivata anche la replica dell'azienda che ha specificato come non si tratti di un taglio ma di «normali forme di cambiamento» della programmazione, legate «ai periodi elettorali». «Come già era avvenuto nei lunedì successivi alle recenti tornate amministrative», ha spiegato la direzione di Rai1, «anche per le elezioni europee Porta a Porta prenderà il posto di Che Fuori Tempo che Fa in seconda serata il lunedì. Il 20 maggio per poter articolare il calendario della comunicazione elettorale prima della consultazione, concordemente con la Commissione di Vigilanza. Il 27 maggio, a seguire le elezioni, perché come di consueto sarà Porta a Porta a commentare i risultati con uno Speciale, secondo tradizione. E per la settimana successiva, perché (anche a seguito di verifiche con la struttura) è stata considerata l'opportunità di non riprendere per una sola puntata dopo una lunga interruzione, riducendo così ai minimi costi elevati e spese inutili e recuperando anche sulle spese generate dal fermo. Il che rientra nelle normali forme di cambiamento anche radicale dei palinsesti, dovuto ai periodi elettorali». Secondo quanto si è appreso, però, l'amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini e la direzione editoriale e dei palinsesti non erano stati avvisati della decisione della direzione di Rai1 di chiudere con tre puntate di anticipo il programma.

IL BRACCIO DI FERRO SULLO STIPENDIO

Della ridefinizione dell'accordo con Fazio (che scade nel 2021) si sta occupando proprio l'ad Fabrizio Salini, ma lo stipendio del conduttore, definito «molto elevato, al di sopra di qualunque valutazione di merito sugli ascolti» anche dal presidente Marcello Foa, è un tema su cui il Carroccio insiste da mesi. Non a caso ha presentato in commissione di Vigilanza una risoluzione che fissa un tetto agli stipendi degli artisti e dei dirigenti non giornalisti in Rai, legando i compensi ad ascolti e introiti pubblicitari e prevedendo la possibilità di modificare in corso d'opera contratti pluriennali.

BATTAGLIA SUL LAVORO DI SALINI

Sulla vicenda è tornato, in un'intervista al Messaggero, anche il consigliere di amministrazione Igor De Biasio, definendo Fazio «un'opportunità, ma a due condizioni. La prima: uno stipendio accettabile agli occhi degli italiani che lo pagano. La seconda: che vada su una'altra rete». Del resto i rumors di un possibile trasloco su Rai2 o Rai3 si rincorrono da tempo. Nell'intervista De Biasio ha alzto il tiro anche contro il capo azienda: «Salini deve decidere se passare alla storia come il primo ad capace di rinnovare la Rai e di farla diventare sempre più orgoglio nazionale, oppure se diventare un monumento alla melina. Da parte mia, la fiducia a priori è finita. Lo misurerò dai fatti, volta per volta».

I DUBBI SUI PROGRAMMI ESTIVI

Un affondo stigmatizzato da Rita Borioni, consigliere in quota Pd, «stupita» per l'attacco all'ad «da parte di un componente del cda che ha appena votato il piano industriale e il bilancio». Si schiera contro anche Riccardo Laganà, consigliere eletto dai dipendenti Rai: «Lasciamo lavorare in autonomia Salini». L'ad lavora alle nomine corporate, che potrebbero annunciare già tra il 13 e 14 maggio – senza aspettare l'esito delle Europee né farsi condizionare da pressioni interne all'azienda – e alle direzioni di rete, forse entro la settimana. La tensione intanto si addensa anche sul palinsesto estivo di Rai1: dopo la levata di scudi dei Cinquestelle contro l'ipotesi di quattro speciali di Linea verde affidati all'ex deputata FI e Ncd Nunzia De Girolamo, i nomi circolati nei rumors di questi giorni sono quelli di Roberto Poletti (ex direttore di Radio Padania), Monica Marangoni, Pierluigi Diaco. Scelte che per l'ad non risponderebbero a logiche puramente televisive e di valorizzazione delle risorse interne.

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