Il coronavirus e quell’1% che lucra sulla pandemia

Barbara Ciolli
28/03/2020

Leader autoritari. Cartelli del petrolio. Speculatori finanziari. Multinazionali e imprenditori privi di scrupoli. Il mondo si ferma, ma dietro c'è chi si muove nell'ombra per guadagnare potere e miliardi.

Il coronavirus e quell’1% che lucra sulla pandemia

Sono in pochi, una piccola minoranza, quelli che guadagnano dal coronavirus. Ma non deve confortare: più sono in pochi, più ci guadagnano. Mentre l’Europa, gli Stati Uniti, pian piano tutto il mondo si ferma di fronte all’emergenza sanitaria del Covid-19, come sempre c’è qualcuno pronto ad approfittare della catastrofe. Sciacalli, si è detto dei malfattori di piccolo calibro subito spuntati come dopo i terremoti. Il governatore della Lombardia Attilio Fontana li ha chiamati «squali», e non si riferiva a furfanti di periferia o alle truffe in Rete. Multinazionali di beni introvabili, grandi speculatori dei mercati, leader della terra che, oscurate le loro questioni, tentano di affossare il nemico in difficoltà. A qualcuno è andata bene, altri ci hanno provato ma vengono loro stessi soverchiati dalla pandemia. Qualche bandierina, in ogni caso, è stata piantata.

1. LA NUOVA PURGA DI MBS

Il primo a lanciarsi nell’arena, mentre tutta l’attenzione del mondo si concentrava sulla pandemia, è stato l’erede al trono, e regnante di fatto, saudita Mohammed bin Salman (MbS). Un’occasione imperdibile per l’ascesa personale: altri 300 tra funzionari, quadri dell’esercito, finanzieri sono finiti in manette questo marzo per «corruzione», e subito dopo tre membri a lui ostili della casa al Saud per «alto tradimento e tentato golpe».

Mohammed bin Salman.

L’ASCESA DEL PRINCIPE SAUDITA

Davvero più nessuno, o quasi, intralcia la strada del principe 34enne verso l’assolutismo: gli incarcerati eccellenti sono l’unico rimasto tra i fratelli del padre, re Salman, principe Ahmed bin Abdulaziz, noto per aver criticato Mbs in un video; l’ex ministro dell’Interno ed ex principe ereditario Mohammed bin Nayef, cugino di Mbs, già estromesso per tempo dagli incarichi di governo; e un altro cugino della corona del ramo legato all’apparato di sicurezza Nawaf bin Nayef. Una nuovo purga, dopo la retata del 2017 contro 500 tra uomini di potere e affaristi. Ma, mentre MbS disponeva il coprifuoco notturno in Arabia Saudita per bloccare il Covid 19, quasi nessuno ne ha parlato.

2. LA GUERRA DEL PETROLIO (E AGLI USA)

Sempre il rampante MbS è stato protagonista, con il presidente russo Vladimir Putin, del terremoto petrolifero che, in concomitanza con lo choc economico planetario causato dai blocchi alle attività a causa del coronavirus, ha fatto sprofondare Wall Street del 20%. Mica noccioline, ma che c’entra il greggio con la pandemia se la necessità cala ma resta comunque un bene di prima necessità? A portare al più drastico crollo dei prezzi (-31) del petrolio dalla Prima guerra del golfo del 1991 è stato il giochino tra la Russia, pronta ad approfittare del lockdown negli Usa, e l’Arabia Saudita. A sua volta intenzionata a mettere in ginocchio Putin sui tagli alla produzione necessari per la frenata dell’economia cinese e, a catena, di tutte le altre.

Iran Libia crisi petrolio
Stabilimenti di petrolio in Iraq.

LO SCONTRO RIAD-MOSCA

Riad puntava a imporre al cartello dei Paesi dell’Opec + Russia riduzioni per un 1 milione e mezzo di barili al giorno, ritenute eccessive per Mosca. Di tutta risposta sua maestà di fatto MbS ha agitato ancora di più le acque, aumentando vertiginosamente la produzione, in modo da far crollare le quotazioni e costringere Mosca a cedere. Ma il Cremlino non tratta sotto ricatto, e il Brent viaggia sotto i 30 dollari al barile. Anche – non solo – per queste manovre i benzinai italiani minacciano lo sciopero a oltranza.

3. LA BOMBA UMANITARIA DI ERDOGAN

Ci ha subito provato anche il sultano della Turchia, il presidente Recep Tayyip Erdogan, a ricattare l’Europa in difficoltà per l’emergenza crescente del coronavirus. Puntualmente, mentre Strasburgo e Bruxelles entravano in quarantena per i primi contagiati, Ankara apriva i confini verso l’Ue alle centinaia di migliaia di profughi siriani di Idlib: la roccaforte degli islamisti, finanziati e armati dai turchi, che guarda caso Erdogan puntava ad allargare – mentre il resto del mondo si occupava di altro – e sempre Putin invece, per lo stesso motivo, bombardava per riconquistare in appoggio al regime di Assad.

Recep Tayyip Erdogan
Recep Tayyip Erdogan.

Il RICATTO DEI PROFUGHI ALL’UE

La guerra in Siria stava per riesplodere, nel silenzio mediatico generale. La Turchia minacciava l’Europa con una «bomba umanitaria»: «Le migliaia di richiedenti asilo diventeranno milioni» avvertiva Erdogan, a caccia di nuovi miliardi di euro dall’Ue. Solo che presto la pandemia è espansa anche in Anatolia: i profughi, allarma ora la Grecia al confine, sono una «bomba sanitaria». Ankara ha accettato la tregua in Siria proposta da Mosca perché si contano migliaia di contagi anche tra i turchi.

4. LA GHIGLIOTTINA A OROLOGERIA DEI MERCATI

Se lo stop dell’economia reale è evidente in queste settimane, lo è altrettanto che gli umori dei mercati dipendono dalle frasi estorte ai politici. Le impennate dei listini sono conseguenti alle loro promesse su quanto esige la finanza, i crolli viceversa ai dinieghi. Con la conseguenza che, nella disperazione, la politica rincorre i mercati, fino a sottomettersi al ricatto. Qualcuno, il solito 1%, guadagna cifre stratosferiche: la scorsa settimana il più grande fondo speculativo al mondo Bridgewater ha puntato 14 miliardi di dollari sul crollo delle Borse europee, lucrando sull’emergenza: per l’esattezza, più di 5 miliardi sul calo di società quotate francesi, quasi 5 contro grandi aziende tedesche, 2 miliardi contro società spagnole e italiane e 1,7 miliardi contro delle olandesi.

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Con mascherine in Piazza Affari, all’ingresso della Borsa a Milano. (Ansa)

ALT ALLE VENDITE ALLO SCOPERTO

Puntate miliardarie, attraverso la tecnica delle vendite allo scoperto (titoli ceduti senza ancora possederli, prima dell’acquisto a un prezzo a questo punto stracciato) che hanno spinto al ribasso i titoli mandando – temporaneamente – in fumo parte dei risparmi degli investitori. Per fortuna, la Consob italiana e le autorità di vigilanza bancarie dell’Ue e di vari Paesi europei hanno bloccato per alcuni mesi o per parte dei titoli le vendite allo scoperto.

5. GLI SQUALI TRA LE FILIERE DELL’ECONOMIA DI GUERRA

E poi c’è l’economia di guerra, che mentre il mondo si ferma decolla. Naturale, e per certi versi encomiabile, che settori come la farmaceutica, la filiera sanitaria dei dispositivi medici e di protezioni come le mascherine, l’hi-tech e l’online per il telelavoro e per la sete di informazioni volino. Come anche le multinazionali produttrici di gel e liquidi disinfettanti, di carta igienica, pasta e degli altri alimentari andati a ruba in queste settimane.

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I respiratori sequestrati in Italia.

IL SEQUESTRO DEI RESPIRATORI

Dietro la merce introvabile, in Italia e presto in altri Paesi, per la pandemia, si muovono però anche diversi squali: come le aziende produttrici, spesso in Asia e nei Paesi emergenti, di mascherine pronte a venderle al rialzo al miglior offerente; o come le aziende – anche italiane – pronte a far imbarcare per la Grecia più di 1.000 respiratori. Il materiale appena sequestrato dalla Guardia di Finanza ad Ancona, prodotto da una ditta della provincia di Milano, dove ogni giorno muoiono centinaia di malati Covid 19. Anche perché negli ospedali mancano i respiratori.