Chi perdona l’infedeltà paga gli alimenti

Redazione
17/12/2010

La fedeltà è un dovere coniugale. Ma se la moglie che abbandona il tetto coniugale per fuggire con un palestrato...

Chi perdona l’infedeltà paga gli alimenti

La fedeltà è un dovere coniugale. Ma se la moglie che abbandona il tetto coniugale per fuggire con un palestrato ventenne, viene poi perdonata dal marito, che decide di non mettere subito fine al matrimonio, in caso di divorzio, lui non può rifiutarsi di dare l’assegno di mantenimento.
È questo il senso della sentenza pronunciata dalla Cassazione, che ha confermato il diritto di una signora di Lecce ad essere mantenuta dall’ex marito nonostante, per sei mesi, lo avesse abbandonato per vivere una passione con un ragazzo.
La Suprema Corte ha infatti respinto le proteste del marito Giuseppe, che non voleva assolutamente versare tutti i mesi 200 euro alla ex Antonella, alla quale corrispondeva anche altri 220 euro per le spese della loro figlia minore. L’uomo ha raccontato alla Corte che nel 1994 lei lo aveva piantato per correre dietro a un ventenne, circostanza che aveva portato alla crisi del loro rapporto conclusosi nel 2000 davanti al giudice della separazione.
Ma la Cassazione ha risposto: non ti resta che pagare, dal momento che «c’era stato il tentativo di riconciliazione che escluderebbe l’efficacia esclusiva dell’infedelta» nella rottura del matrimonio, poichè «nonostante l’esperienza extraconiugale vissuta dalla moglie, avevi mandato avanti il matrimonio per altri sei anni».
«La Suprema Corte di Cassazione», ha sottolineato l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani, «ha confermato il principio che laddove un coniuge perdoni o tolleri i tradimenti dell’altro, le infedeltà non possono più essere oggetto di addebito in un giudizio di separazione. In buona sostanza nel nostro Paese vige il principio, oramai consolidato da almeno cinque anni, secondo cui le infedeltà coniugali possono essere sanzionate soltanto a patto che esse costituiscano la causa principale della crisi del matrimonio».

Il 60% delle infedeltà si consuma a lavoro

In Italia le infedeltà coniugali sono sempre più frequenti anche se esse si collocano soltanto al secondo posto tra le cause classiche della fine del matrimonio. «La prima ragione della crisi che porta la coppia in Tribunale è la stanchezza del rapporto, la cosiddetta “routine”, la noia di stare insieme. Al secondo posto si collocano le infedeltà coniugali che sono fondamentalmente connesse alla prima causa. Su 100 infedeltà coniugali 55 volte sono gli uomini a tradire, nelle restanti volte le donne: ciò significa che anche sul piano delle infedeltà coniugali i due sessi tendono a somigliarsi. Tuttavia non sempre le infedeltà sono sanzionate in sede giudiziaria, specie quando esse non risultano essere la causa scatenante della crisi ma soltanto la conseguenza di essa. Gli italiani sicuramente stanno cambiando nel modo di interpretare il matrimonio ed i doveri che discendono da esso. Basti pensare che il 60% delle infedeltà coniugali si consuma nell’ambiente di lavoro mentre proliferano i club privé e gli incontri extraconiugali favoriti dai social network. Morale: il perdono di un tradimento è un’arma a doppio taglio: da una parte può salvare il matrimonio ma dall’altra può pregiudicare un processo».