Gabriella Colarusso

Per chi hanno votato disoccupati, ricchi e classe media

Per chi hanno votato disoccupati, ricchi e classe media

07 Marzo 2018 16.32
Like me!

Dopo il voto del 4 marzo, che ha riscritto la geografia politica dell'Italia, analisti e commentatori si sono concentrati molto sul crollo della sinistra e sulle cause della sua sconfitta. La tesi prevalente – semplificando – è che la sinistra non sia riuscita a rispondere alle paure e ai bisogni dei perdenti della globalizzazione, dei poveri e degli impoveriti, di chi vive in periferia e teme l'immigrazione o ha visto diventare più poveri i propri figli o familiari. In sostanza, è il ragionamento, la sinistra si è trasformata nel partito di un ceto medio urbano benestante o abbastanza benestante, lasciando alla destra radicale e al Movimento 5 stelle il voto dei ceti popolari e il compito di rispondere alle loro paure, se pur con ricette populiste o irrealizzabili.

ITALIA DIVISA DAL REDDITO E DELLA POLITICA. Una tesi che secondo Marino Sinibaldi, per esempio, non spiega molto, se consideriamo misure come gli 80 euro «rigorosamente egualitarie», o il fatto che il governo Gentiloni abbia introdotto una prima forma di sostegno per le famiglie povere, il cosiddetto reddito di inclusione. La mappa dell'Italia dice che il voto ha punito fortemente la sinistra, dividendo il Paese in due: il Nord al centrodestra, il Sud al Movimento 5 stelle; che in Regioni come la Campania o la Sicilia – dove i redditi sono di inferiori alla media nazionale e a quelli del Nord – il M5s è arrivato quasi al 50% dei voti, risultati impensabili anche per la Dc degli anni d'oro o per il berlusconismo del famoso cappotto 61 a 0. M5s e Lega hanno fatto incetta di consensi soprattutto fuori dai grandi ceti urbani.

LA SINISTRA È FERMA AI CENTRI URBANI. Dunque il Pd è diventato davvero il "Partito delle élite" e il Movimento 5 stelle il partito degli ultimi e dei diseredati? Una analisi attenta della composizione socio-economica dell'elettorato suggerisce che le cose non stanno proprio così o solo così: il Pd ha senz'altro perso i voti delle classi popolari, ma anche i ricchi votano Cinquestelle. A scegliere il partito di Luigi Di Maio, poi, sono anche coloro che fino ad oggi hanno goduto di più sicurezza sul piano del reddito e del welfare: i dipendenti pubblici. Guardiamo i dati.

Due giorni fa il Cise, il centro studi elettorali diretto da Roberto D'Alimonte, sulla base di dati provinciali dimostrava che nelle zone a più alta disoccupazione la crescita del Movimento 5 stelle era stata maggiore, mentre nelle province dove era aumentato il numero di migranti più alto era stato il voto per la Lega.

PD PARTITO DELLA CLASSE MEDIO-ALTA. Il 7 marzo il Cise ha pubblicato un nuovo studio, basato sui sondaggi realizzati nelle settimane prima delle elezioni, che cerca di decifrare le correlazioni tra condizione economica e voto per i diversi partiti, il ritorno di quello che i ricercatori definiscono un voto di classe. «Diversamente da tutti gli altri partiti, il sostegno al Pd appare confinato nella classe sociale medio-alta», scrivono. «Il fatto che il Pd appaia confinato nella classe medio alta – che lo configura quindi come partito delle élite – è infatti coerente con la strategia scelta dal partito di puntare su temi come l'innovazione tecnologica, i diritti civili, l'integrazione europea, la globalizzazione, e più in generale con una narrazione ottimista delle trasformazioni dell'economia e della società contemporanea».

Un altro studio sulla composizione economica e professionale dell'elettorato, realizzato da Ipsos, aggiunge altre informazioni importanti. Intanto, spicca l'astensione tra i disoccupati, la classe di (non) reddito che si è tenuta più lontana dalle urne, il 36,3%, seguita dal 33% degli studenti, dal 34% delle casalinghe, dal 28% degli operai. I disoccupati che sono andati a votare hanno scelto in maggioranza il Movimento 5 stelle, il 37,2%, ma più del 40% ha votato centrodestra, solo il 10% il Pd, circa il 14% se si considerano anche le liste alleate con il Pd e Leu (0,6%).

I DISOCCUPATI SI ASTENGONO O VOTANO DESTRA. Gli operai invece hanno scelto per il 37% il partito di Di Maio e per oltre il 40% il centrodestra, per il 15% il Pd e i suoi alleati più Leu. Ma se guardiamo alla fascia alta della gerarchia sociale ci accorgiamo che anche i ceti elevati, imprenditori e dirigenti, quelli tra i quali l'astensione è stata più bassa (22,1%) hanno preferito il M5s al Pd: 31,2% contro 22,5%, mentre “solo” il 13% di loro ha votato Berlusconi e il 12% Salvini. Il Pd supera il M5s stelle solo tra i pensionati.

I DIPENDENTI PUBBLICI VOGLIONO DI MAIO. Un altro dato che sorprende è quello relativo ai dipendenti pubblici, storicamente bacino elettorale della sinistra e classe più protetta di altre sul mercato del lavoro e del welfare: il 41% ha votato M5s, il 17% il Pd, meno del 30% la destra. Povertà, impoverimento e insicurezza spiegano il voto "anti-sistema" di domenica, ma dicono tutto?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *