Chi vuole tosare Tosi

Redazione
03/02/2011

di Paolo Bracalini Grandi e piccole manovre in corso per tagliare le gambe a Flavio Tosi. Tutto fuoco amico: un...

di Paolo Bracalini

Grandi e piccole manovre in corso per tagliare le gambe a Flavio Tosi. Tutto fuoco amico: un fatto abbastanza consueto nella Lega, dove i conflitti si risolvono sempre dentro le mura del partito ma a volte rimbombano anche fuori dalle segrete stanze.
LA ROCCAFORTE VENETA. In ballo, nell’attuale “caso Tosi”, c’è il controllo della Lega in Veneto, l’asset più forte del Carroccio dopo la roccaforte lombarda (in mano a Giancarlo Giorgetti e Roberto Maroni).
Non è ancora prevista la data per il congresso che dovrà eleggere il prossimo segretario nazionale della Lega veneta, anche se il mandato dell’attuale capo, il trevigiano Giampaolo Gobbo, è scaduto. Tutto è fermo, come anche in Lombardia, in attesa di capire come e se finirà anticipatamente la legislatura.

Tosi, popolare alla base ma inviso ai piani alti

C’è una premessa da fare. Quando Tosi fece un passo indietro per lasciare che fosse Luca Zaia il candidato della Lega (e del Popolo della libertà) alla Regione Veneto, il patto segreto del sindaco veronese con Umberto Bossi fu che, a tempo debito, sarebbe spettata a lui la sedia di segretario del partito in Veneto.
IL RUOLO DI GOBBO. Poi, però, le cose si sono complicate. C’è il buon Gobbo, fedelissimo di Bossi, che rimarrebbe a spasso. Poi ci sono i timori per la visibilità di Tosi, per il carattere indipendente e poco irreggimentato del sindaco. «Ci vuole uno che non faccia casino» ha detto Bossi parlando del prossimo segretario veneto della Lega. E qui «casino» potrebbe voler dire molte cose.
Nel frattempo si sparano cartucce e colpi bassi. L’obiettivo è lui, Tosi, popolarissimo nella base ma inviso a una parte dei piani alti leghisti.
IL DIFETTO DI TOSI. «Tosi prima di essere un leghista è Tosi», spiega un parlamentare veneto della Lega, giusto per far capire che il sindaco veronese non è un soldato, uno yesman pronto a eseguire gli ordini senza iniziative personali e autonome. Il “difetto” di Tosi (che è poi quel che gli sta dando un enorme consenso) è insomma di far spesso di testa sua, caratteristica che dovrebbe competere al sindaco della piazza finanziaria del Veneto, ma che nella Lega, partito fortemente irreggimentato, non è sempre vista di buon occhio.

Gli attacchi al pedegree leghista

E così è partita una strana campagna di logoramento dell’immagine del sindaco di Verona. Su alcuni giornali locali sono uscite indiscrezioni su una trattativa di Tosi per passare al Pdl. Fatto assolutamente smentito dal sindaco che ha querelato i siti che hanno diffuso la bufala. Già, ma perché è uscita quella diceria? E chi l’ha fatta uscire? Si sospettano mandanti interni alla Lega.
Un altro fronte su cui, stavolta anche apertamente, si cerca di colpire il pedegree leghista di Tosi (per indebolirne le pretese alla segreteria) è sull’invito a Giorgio Napolitano per le celebrazioni dell’Unità d’Italia a Verona, tema caldo per la Lega. «Una decisione che non spetta a lui, semmai a Bossi», dicono nella Lega veneta.
CONTRO LA LINEA UNITARIA. A protestare apertamente contro la linea “unitaria” di Tosi c’è proprio Gobbo: «Certo c’è chi scalpita (per ottenere la poltrona di segretario regionale del Carroccio, ndr) ma prima vengono i congressi», ha spiegato Gobbo alla Nuova Venezia, «se poi a scalpitare sono quelli che celebrano il 150 esimo dell’Unità d’Italia, nonostante il partito si sia espresso diversamente, è normale che Bossi li consideri dei rompiscatole. Fate voi. Noi facciamo che a celebrare l’Unità sia Flavio Tosi, sindaco di Verona che da qualche anno cerca di sradicare da Treviso il baricentro leghista regionale. L’impresa, però, sarà ardua».

I movimenti sul fronte delle banche

Un consigliere regionale, Giovanni Furlanetto, ha chiesto addirittura l’espulsione di Tosi. La tensione resta alta, anche perché se si andasse alla conta, con i delegati provinciali chiamati a votare il nuovo segretario, Tosi avrebbe molte probabilità di essere eletto.
LA GRANA DI BOSSI. Insomma, una bella grana per Bossi. Il segretario federale usa il consueto metodo del divide et impera. Stima sicuramente Tosi, sa che grazie a lui la Lega è passata dal 6% al 30% a Verona, sa che si muove benissimo (come Giorgetti in Lombardia) sul fronte delle banche, dossier che sta molto a cuore a Bossi.
POCO CONTROLLABILE. Ma sa anche che Tosi non è “allineato” come Gobbo, è meno controllabile. Tosi è inviso anche al cosiddetto cerchio magico, i due capigruppo di Camera e Senato più Rosi Mauro e il tesoriere Francesco Belsito, che al momento non naviga in acque serene (leggi l’articolo sui Leghisti nel bunga bunga). Anche loro, si dice nella Lega, stanno lavorando per fare terra bruciata attorno a Tosi. Che però, piccolo particolare, è amatissimo dalla base. Un partita molto complicata, dunque.
LA MARCIA SULLE BANCHE. Nel frattempo, Tosi vuol marciare sul Banco popolare di Verona. Dopo aver fatto da regista, insieme al numero uno di CariVerona, Paolo Biasi, del siluramento di Alessandro Profumo da Unicredit (di cui la fondazione partecipata dal comune di Verona ha una quota importante), Tosi sta lavorando per far entrare Cariverona nel più grande istituto cooperativo italiano con una quota del 5%, ora che le azioni, dopo una ricapitalizzazione, sono al minimo storico.
L’ostacolo però è lo statuto, che non permette ingressi superiori allo 0,5%. Per questo, il sindaco sta lavorando ai fianchi Tremonti, quasi come un leader nazionale. Un leghista, Tosi, che può aspirare a molto più che Verona, per ambizioni e capacità politiche. Sempre che questa bravura non si trasformi in un handicap dentro la Lega.