Chiara Ferragni, lo stesso schema del pandoro usato per le uova di Pasqua

Redazione
19/12/2023

Nel 2021 e 2022 l'influencer aveva venduto la sua immagine a Dolci Preziosi per un cachet di 1.2 milioni. Anche il quel caso si prometteva una donazione a un progetto benefico legato al ricavato delle vendite. Ma l'azienda smentisce quanto sostenuto nella campagna promozionale.

Chiara Ferragni, lo stesso schema del pandoro usato per le uova di Pasqua

Chiara Ferragni ha ammesso l’errore e si è scusata per la vicenda Balocco per cui ha ricevuto una multa di 1 milione dall’Antitrust. Ma la truffa riguardante la vendita dei pandori potrebbe non essere un caso isolato. Spunta infatti un altro precedente relativo al 2021 e al 2022, quando l’influencer aveva venduto la sua immagine a Dolci Preziosi per la vendita di uova di Pasqua griffate. A ricordarlo è Selvaggia Lucarelli su Il Fatto Quotidiano.

Dolci Preziosi: «Nessuna correlazione tra la vendita delle uova e le donazioni»

Anche in quel caso la campagna promozionale prometteva che il ricavato delle vendite delle uova sarebbe andato a sostenere un progetto benefico, quello de “I bambini delle fate“, una organizzazione no profit di Castelfranco Veneto che crea percorsi di inclusione sociale per minori nello spettro dell’autismo. «Le uova di Pasqua Chiara Ferragni per Dolci Preziosi sosterranno il progetto benefico “I bambini delle fate”», scriveva all’epoca l’imprenditrice sul suo blog The Blond Salad. Anche qui però, spiega Lucarelli, c’è un «errore di comunicazione». Franco Cannillo, l’imprenditore che nel 2017 ha acquisito Dolci Preziosi, ha dichiarato che «non c’è nessuna correlazione tra la vendita delle uova e la donazione» alla no profit, «Ferragni è stata pagata per aver ceduto la sua immagine. Noi abbiamo fatto una donazione, per lei non era da contratto». E in merito al cachet dato all’influencer: «A memoria erano 500 mila euro nel 2021 e 700 mila euro nel 2022. Poi ha chiesto una cifra esorbitante e non abbiamo più chiuso il contratto». La dinamica che emerge è quindi la stessa della vicenda Balocco, «“sosteniamo” non vuol dire che se compri vai a sostenere la beneficenza. Significa che noi abbiamo fatto una donazione e lo comunichiamo», ha spiegato Cannillo.

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