Chiavari, marocchino pestato: tre indagati

Redazione
21/08/2012

dell’inviata Chiara Carenini L’hanno seguito mentre in bicicletta si arrampicava sulla stretta strada per Verzi, in Valfontanabuona. Poi quando sono...

Chiavari, marocchino pestato: tre indagati

dell’inviata Chiara Carenini

L’hanno seguito mentre in bicicletta si arrampicava sulla stretta strada per Verzi, in Valfontanabuona.
Poi quando sono stati sul rettilineo, dove la macchia è più fitta, gli hanno tagliato la strada.
Volevano fargliela pagare, volevano che scontasse tutti quei piccoli furti con i quali da tempo ormai vengono periodicamente saccheggiate le case di Cicagna. Volevano «dargli una lezione».
PICCHIATO DA TRE UOMINI. Lui è caduto, gli sono saltati addosso in tre. Uno col bastone, altri due con i cacciavite. E alla fine, quando ormai A.Y., 34 anni, operaio marocchino con precedenti penali per furto, sembrava morto l’hanno trascinato nella macchia e l’hanno lasciato lì.
Ore 21,30 di domenica 19 agosto: è buio pesto sulla strada che porta a Verzi. I tre, un pensionato di 58 anni, un manovale di 52 e un operaio di 26, tutti residenti a Cicagna risalgono sul suv e tornano in paese.
TESTA SPACCATA E COLLO PERFORATO DA UN CACCIAVITE. Ma A.Y. non è morto. Pur con la testa spaccata e con collo perforato dai cacciavite riesce a chiamare il fratello e a dirgli dove si trova.
Con il fratello di A. arrivano i carabinieri del nucleo operativo di Chiavari e della territoriale di Cicagna. Prima di svenire A. riesce a dire due parole: «Sono italiani, hanno un suv grigio», poi sviene di nuovo.
La corsa all’ospedale di Chiavari prima e a quello di Lavagna poi è una corsa contro il tempo perché A. ha una profonda ferita alla testa. Solo la morfina gli impedisce di sentire dolore.
OPERATO D’URGENZA PER LA PROFONDA FERITA. Mentre i medici lavorano per salvargli la vita, i carabinieri raccolgono tracce su quella strada dove si vedono ancora le strisce di sangue: il cacciavite sporco di sangue e il grosso bastone sono stati abbandonati lì con i fazzoletti di carta serviti per tamponare alla meglio una ferita.
Il maresciallo ricorda un’auto simile: era sera, anche quel giorno di qualche settimana fa, quando pescò quei tre che facevano la ‘ronda’ antifurti.
UN PENSIONATO CONFESSA E FA I NOMI DEI COMPLICI. Così va a a casa del pensionato proprietario del suv. E quando lo vede nota che ha una mano ferita: «Cos’hai fatto lì?», gli chiede.
E lui non risponde. Ancora qualche domanda e il pensionato sbotta. Racconta tutto, prima ammette poi fa i nomi dei suoi compagni. Incensurati, tutti e tre. E tutti e tre si dicono esasperati «per tutti quei furti. Non ne possiamo più, ma volevamo solo dargli una lezione».
E dismessa la casacca delle persone normali si sono trasformati in giudici tanto che quella ‘lezione’ ha rischiato di diventare una condanna a morte.
La gente, a Cicagna, non sa condannare i propri compaesani. C’é chi non crede che siano stati loro, chi dice che invece hanno fatto bene.
Ma tutti sono d’accordo nel dire che la comunità marocchina «é perfettamente integrata», anche se A. sì, lo conoscevano, sapevano che «qualche colpo l’ha messo a segno anche lui».
La Liguria scala le classifiche della microcriminalità: furti negli appartamenti e scippi, anche violenti, rapine e truffe agli anziani. Ma Cicagna, e la strada per Verzi, il suo bosco e il suo fiume sembrano tanto lontane da realtà criminali.

(ANSA).