Chiesa da 4 miliardi

Redazione
19/10/2010

di Salvatore Cannavò Con una norma praticamente invisibile, una riga che elenca le esenzioni alla nuova “Imposta municipale propria sugli...

Chiesa da 4 miliardi

di Salvatore Cannavò

Con una norma praticamente invisibile, una riga che elenca le esenzioni alla nuova “Imposta municipale propria sugli immobili”, che sostituisce l’Ici, il governo ha eliminato il beneficio di cui dal 1992 godevano gli enti non commerciali legati alla Chiesa cattolica. È una decisione che risale al 4 agosto 2010 ma l’opacità della norma non ne ha permesso la comprensione fino a oggi, quando la notizia è stata rivelata dal quotidiano la Repubblica. Si trattava di un provvedimento atteso, perché da tempo sull’esenzione pendeva l’accusa di «aiuto di Stato» e, quindi, una possibile multa da parte dell’Unione europea.

La Ue vuole vederci chiaro

Proprio venerdì scorso la Commissione di Bruxelles aveva riaperto il caso chiedendo al governo italiano di fornire «prove sufficienti» a dimostrare che le esenzioni fiscali per gli enti non commerciali legati alla chiesa non fossero aiuti impropri. La Commissione aveva annunciato l’apertura di una «indagine approfondita» dando al governo due mesi di tempo per fornire spiegazioni (leggi l’articolo).
A questa presa di posizione è seguita una nota della Farnesina in cui si legge che «il governo italiano è convinto di poter dimostrare in maniera chiara e definitiva alla Commissione le buone e fondate ragioni che giustificano la disciplina cointestata, la quale non determina una violazione a favore delle proprietà ecclesiastiche della normativa europea sugli aiuti di Stato».
Appare paradossale, però, che nemmeno la nota del ministero degli Esteri abbia fatto riferimento alla norma approvata in agosto, che in effetti è piuttosto oscura. Infatti nel decreto legge sul federalismo municipale che istituisce la nuova Imposta municipale propria sugli immobili, si definiscono i soggetti esenti con il solito rimando ad articoli e commi di leggi già in vigore.
Nell’elenco delle esenzioni figurano ancora «i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto» e «i fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati nel Trattato lateranense», ma non vengono più menzionati «gli immobili destinati esclusivamente allo svolgimentodi attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive». Quindi, gli ospedali, le case di cura, ma anche gli alberghi, i resort, le mense e via dicendo. Un’esenzione che, appunto, risaliva al 1992.

Alla collettività la Chiesa costa 4 miliardi

Il Vaticano ha sempre difeso questo “privilegio” sostenendo che gli enti non commerciali in questione non hanno alcun fine di lucro e che in buona sostanza si parla di mense per i poveri, case per ferie e oratori. Chi sosteneva invece la necessità che la Chiesa fosse equiparata ai nomali contribuenti faceva leva non solo sulla laicità dello Stato ma anche sul gettito che la fine dell’esenzione potrebbe portare nelle casse dello Stato.
Difficile avere dati precisi. Il giornalista Curzio Maltese, autore di un libro sul costo della Chiesa per i contribuenti, La questua, fa un’analisi abbastanza puntuale e cita una stima dell’Anci, l’Associazione dei comuni italiani che parla di una cifra compresa tra 400 e 700 milioni di euro. Ma il costo complessivo è ben superiore. A questa cifra, infatti, bisogna aggiungere 500 milioni determinati dalle esenzioni Irap, l’Imposta sulle attività produttive, e Ires, l’imposta sul reddito delle società, che rimangono in vigore.
Ci sono poi il gettito dell’8 per mille, pari a circa un miliardo, altri 650 milioni per retribuire gli insegnanti di religione, 700 milioni circa per le convenzioni con la scuola privata e la sanità e infine i contributi speciali per i Grandi Eventi. In tutto, stima Maltese, circa 4 miliardi di euro.

Il Vaticano ribatte: facciamo del bene

Dal mondo della Chiesa si ribatte che in realtà le esenzioni fiscali non sono dirette al Vaticano ma a tutti gli enti non commmerciali, quindi anche associazioni, fondazioni, organizzazioni di volontariato, associazioni sportive dilettantistiche, circoli culturali, partiti politici. Ma soprattutto, si dice, si sta parlando di un’attività peculiare della Chiesa, l’assistenza e il volontariato, un’attività che contribuisce al benessere pubblico e che quindi va in qualche modo sostenuta.