Francesco Peloso

Elezioni 2018, perché la Chiesa potrebbe votare a sinistra

Elezioni 2018, perché la Chiesa potrebbe votare a sinistra

02 Febbraio 2018 07.00
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Quanto pesa nell’urna il voto dei vescovi? La questione, ricorrente a ogni elezione, sembra da qualche tempo essere diventata meno dirimente. Effetti del big-bang Bergoglio che ha mandato in soffitta i principi non negoziabili e l’alleanza politica che, su quella base, era stata edificata fra Chiesa e centrodestra.

STORICI "NO" CONSERVATORI. In breve, l’episcopato italiano aveva a lungo sostenuto che l’opposizione a qualsiasi tipo di riconoscimento delle unioni civili omosessuali, il no all’aborto, il rifiuto non solo dell’eutanasia ma pure di una legge sul fine vita e gli anatemi lanciati contro ogni ricerca scientifica che presentasse problematiche bioetiche costituissero i bastioni dai quali non bisognava recedere per difendere vita e famiglia; tutti gli altri valori, comprese la solidarietà, la carità e via dicendo venivano dopo.

LINEA DI RESISTENZA INTEGRALE. Da qui il teorema politico: poteva dirsi veramente cattolico solo chi accettava questa impostazione. Il centrodestra è stato per molto tempo il primo alleato dei vescovi lungo questa linea di resistenza, integrale, costruendo anzi con la Chiesa un asse politico, ideologico e culturale che ha dominato la scena della Seconda Repubblica. I cardinali Camillo Ruini e Angelo Bagnasco sono stati i principali interpreti di questa condotta come leader dei vescovi, e lo stesso Benedetto XVI si era riconosciuto in questa interpretazione del ruolo della Chiesa nella società italiana.

Con Francesco tutti i valori cristiani sono non negoziabili: la vita di un embrione non può contare di più di quella di un migrante affogato in mare

Con Francesco qualcosa di profondo è cambiato, non tanto nella dottrina su aborto o eutanasia, ma sull’impostazione di fondo: tutti i valori e i principi cristiani sono non negoziabili, la vita di un embrione non può contare di più di quella di un migrante affogato in mare; inoltre, affermava il papa argentino, la Chiesa non può essere solo un tribunale capace di condannare con durezza i peccatori-trasgressori della norma: suo primo compito, al contrario, è di aprire le porte alla misericordia, cioè alla comprensione della condizione umana in tutti i suoi aspetti.

APERTURA SUL TESTAMENTO BIOLOGICO. Per questo se rimane il no all’eutanasia, si lascia invece la porta socchiusa al testamento biologico (per quanto i vescovi abbiano chiesto la possibilità dell’obiezione di coscienza per i medici cattolici), approvato da settori importanti del mondo cattolico, dai gesuiti alla Comunità di Sant’Egidio.

E se la legge sulle unioni civili ha incontrato le contestazioni decise di molti pastori, tuttavia la conferenza episcopale non ha lanciato una crociata sulla questione, lasciando che fossero i movimenti più intransigenti come il Family day guidato da Massimo Gandolfini a prendere la parola sull’argomento.

NIENTE PIÙ ALLEANZE PRECONCETTE. Da rilevare che Gandolfini si è già ritrovato in campagna elettorale a fianco di Maurizio Gasparri, Eugenia Roccella, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e altri esponenti del centrodestra per formulare la proposta di abolizione delle unioni civili nella prossima legislatura. In generale, tuttavia, non solo la Chiesa di Francesco – il quale ha nominato moltissimi nuovi vescovi in Italia in questi cinque anni – è più inclusiva, ma, slegandosi da alleanze preconcette, corre forse qualche rischio in più restando al contempo un po’ più libera.

Del resto grandi protagonisti degli lutimi decenni sono usciti di scena, come il cardinale Angelo Scola, ex arcivescovo di Milano e oppositore di Francesco al conclave, o l’ex arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, celebre ultraconservatore, scomparso nel settembre 2017. Al suo posto è arrivato Matteo Zuppi, vescovo di periferia, vicino a Sant’Egidio; a Ferrara ha lasciato il suo posto monsignor Luigi Negri, integralista di scuola ciellina, ed è stato sostituito da monsignor Gian Carlo Perego, ex direttore della Fondazione Migrantes, organismo ecclesiale impegnato nella difesa dei migranti e dei rifugiati.

QUESTIONI SOCIALI TORNATE AL CENTRO. Le questioni sociali, d’altro canto, sono tornate al centro dell’agenda della Chiesa in modo trasversale come ha ben dimostrato la recente relazione del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, all’ultimo Consiglio episcopale permanente in cui i vescovi hanno parlato anche di elezioni.

BACCHETTATO FONTANA SULLE "RAZZE". Bassetti ha attaccato frontalmente il candidato della Lega in Lombardia, Attilio Fontana, per l’uso della parola "razza" e per l’allarmismo esasperato e strumentale in materia di migranti e sostituzione etnica: il cardinale non ha esitato a chiamare in causa le leggi razziali del 1938 per mettere all’indice le parole del politico leghista; Bassetti anzi ha delineato alcune «priorità irrinunciabili» – quasi un capovolgimento teorico dei principi non negoziabili – legati alla situazione che vive il Paese.

In primo luogo, e in sintonia con il capo dello Stato Sergio Mattarella, il presidente della Cei ha parlato dell’emergenza lavoro, «resa ancora più impellente dai dati relativi alla disoccupazione giovanile: sono troppi i nostri ragazzi che vengono ingiustamente mortificati nel loro talento e duramente provati nelle loro aspettative di vita, costringendoli spesso a un’amara e dolorosa emigrazione».

«DATI INQUIETANTI SULLA POVERTÀ». Quindi la povertà: «Un altro dato che inquieta», ha affermato l’arcivescovo di Perugia, «è quello relativo alla condizione di povertà assoluta delle famiglie con un aumento del 97% rispetto a 10 anni fa. Se si fermano le famiglie, si ferma il motore sociale del Paese. Smette di battere il cuore della società».

IMPEGNO A FAVORE DEI MIGRANTI. A ciò si aggiunga il forte impegno della Chiesa in favore dei migranti, posizione che è poi stata mediata dall’incontro con quella espressa dal ministro dell’Interno Marco Minniti, circa una politica di contenimento dei flussi in entrata senza rinunciare ad accoglienza e integrazione.

La Chiesa è decisamente favorevole allo ius soliius culturae e in generale a un ampliamento della normativa sulla cittadinanza soprattutto per i minori stranieri; poi, al suo interno, su queste tematiche, si manifesta un ampio ventaglio di posizioni e di approcci diversi: tutti d’accordo sui corridoi umanitari come via da seguire per garantire un’accoglienza regolata e per combattere i trafficanti di uomini, ma c’è chi, come il Centro Astalli, organismo dei gesuiti che si occupa di rifugiati, mette in luce in particolare le violazioni dei diritti umani cui sono sottoposti tanti migranti nei campi di raccolta libici.

SILENZIO (PER ORA) SUI MILITARI IN NIGER. Da notare anche che il vertice della Cei non si è pronunciato nemmeno sull’invio deciso dal governo Gentiloni di un contingente militare in Niger per contrastare il traffico di esseri umani e i flussi migratori dall’Africa sub sahariana verso la Libia.

Sul fronte politico va registrata l’uscita di scena, per il momento, di Angelino Alfano, ex enfant prodige cattolico del centrodestra, in rapporti con il cardinal Ruini e poi con la Cei del cardinale Bagnasco quando quest’ultima cominciò a svincolarsi da Berlusconi cercando di individuare un nuovo leader destinato a guidare un mitico centro moderato.

LORENZIN NUOVA LEADER DEI CENTRISTI. Quel progetto non ha mai preso il largo, nel frattempo Alfano ha governato col Pd e votato le unioni civili. La nuova leader dei centristi alleati di Matteo Renzi è Beatrice Lorenzin, ministro della sanità in buoni rapporti con le strutture sanitarie cattoliche. In Lombardia, al fianco di Berlusconi, torna un altro ex leader mancato della destra, Roberto Formigoni, ciellino, ex governatore della Lombardia, coinvolto in vicende giudiziarie, candidato al Senato in grado di garantire comunque un rapporto con settori importanti del mondo cattolico.

Su molti temi, forse a causa del timore di un trionfo dei movimenti nazionalisti e populisti, una parte dell’episcopato sente maggior sintonia con la sinistra

I vescovi dunque voteranno in ordine sparso anche se per la prima volta non c’è preclusione a priori per il centrosinistra, anzi su molti temi – e forse in primo luogo a causa del timore di un trionfo dei movimenti nazionalisti e populisti – una parte dell’episcopato sente maggior sintonia con questo settore dello schieramento politico.

NON PIÙ POLITICA IN MODO DIRETTO. Non mancheranno però i favorevoli al centrodestra, tuttavia il messaggio di fondo è chiaro: la Chiesa non deve più fare politica in modo diretto, il protagonismo deve essere lasciato ai laici credenti; e questi ultimi si trovano divisi, non da oggi, nelle culture politiche e nei partiti che animano la vita del Paese.

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