Perché l'incidente della metro Barberini poteva essere evitato

Perché l’incidente della metro Barberini poteva essere evitato

L'ufficio del ministero dei trasporti che si occupa dei controlli aveva chiuso per sicurezza una scala mobile. E ne aveva stoppato l'utilizzo. Ma è stato ignorato. Poi il secondo crollo. E la fermata è ancora chiusa. 

30 Aprile 2019 18.32

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Il 23 aprile a piazza della Repubblica il comitato «Riapriamo la metro Repubblica» ha festeggiato ironicamente con una torta i sei mesi di chiusura di Metro Repubblica, da quel 23 ottobre 2018 quando la scala mobile crollò su se stessa causando molti feriti tra i tifosi del Cska Moskva. Il 21 marzo un altro incidente – un gradino che si è "accartocciato"- ha colpito le scale mobili della fermata Barberini, quella da cui si va a Palazzo Chigi e Fontana di Trevi per intendersi, per fortuna nessun ferito. Due giorni dopo Atac aveva deciso di chiudere in via cautelativa la stazione Spagna a cui si può accedere solo con scale mobili.

I pm Francesco Dall'Olio il procuratore aggiunto Nunzia D'Elia hanno aperto due indagini su Repubblica e Barberini. Per la prima sono 4 gli indagati, tre di Atac e uno della ditta di manutenzione, mentre per Barberini siamo arrivati addirittura a dodici, sempre divisi tra funzionari Atac e ditta che si occupava della manutenzione. L'ipotesi è frode alle pubbliche forniture perché le manutenzioni non sarebbero state effettuate in modo corretto. I freni in sostanza sarebbero stati fissati con delle fascette metalliche. E un episodio simile sarebbe avvenuto anche sulle scale di Repubblica. Secondo le informazioni che Lettera43.it ha potuto però reperire dall’Ustif di Roma (Ufficio speciale trasporti a impianti fissi), l'incidente a Barberini si sarebbe potuto evitare.

LA SCALA RIMESSA IN FUNZIONE SENZA IL VIA LIBERA DEI CONTROLLORI

L'Ustif è un ufficio periferico del Ministero dei trasporti che per legge deve effettuare controlli generali delle scale mobili ogni dieci anni e degli ascensori ogni tre anni. L'Ustif è anche l'ufficio che fornisce il nulla osta sulla nomina dei responsabili d'esercizio proposti da Atac, ovvero quegli ingegneri che controllavano la gestione delle scale mobili e degli ascensori della metropolitana che si sono dimessi in massa dopo l'inizio delle indagini. Dall'Ustif ci raccontano che durante la verifica generale a Barberini si è deciso di mettere una scala fuori servizio perché «non garantiva criteri di sicurezza», poco dopo una seconda scala a Barberini si è incidentata. «Per questo l'azienda ha indetto una commissione di inchiesta interna alla quale abbiamo partecipato» ma la scala è stata fatta ripartire «senza il nostro avallo», dicono dall'ufficio. È successo che mentre la commissione di inchiesta ancora stava lavorando e ancora non aveva accertato le cause del primo incidente, la scala si è nuovamente rotta «esattamente nella stessa maniera». A quel punto è intervenuta la magistratura.

LA DATA PER LA RIAPERTURA ERA FISSATA PER IL 10 APRILE

«Chiediamo all’esercente che le operazioni manutentive non siano un mero obbligo contrattuale», fanno appello dall'Ustif Roma, «a noi interessa che i responsabili esercizio si accertino dell'effettiva manutenzione». Le tre principali fermate del centro storico di Roma, ferme in pieno periodo turistico. Di chi è la responsabilità? L' assessore alla mobilità di Roma Capitale Linda Meleo aveva promesso il 10 aprile scorso ad “Uno Mattina” che entro una settimana e sicuramente entro Pasqua, la fermata in Piazza di Spagna sarebbe stata riaperta. A seguire ci sarebbe dovuta essere la riapertura di Repubblica. Siamo all’ultimo giorno del lungo ponte, il 1 maggio, e ancora niente. «Eravamo speranzosi», dice Cristina Barletta del Comitato Riapriamo la Metro Repubblica – per quelle dichiarazioni della Meleo, perché gli operai della Otis (l’azienda produttrice delle scale chiamata per le riparazioni) ci rassicuravano che avevano finito. E soprattutto avevano messo i roll up delle pubblicità e caricato i distributori automatici di cibo. Che scadenza avrà quel cibo? Ormai dovranno buttarlo!». «Non sappiamo perché ancora non siano aperte», continua, «Ci hanno detto che il responsabile d’esercizio vuole mettere una ventola per l'aria e che se non c’è quella non dà il via libera. Peccato che sia anche uno dei funzionari dimissionari. Abbiamo paura di essere nel mezzo ad una resa dei conti».

UN APPALTO VINTO CON UN RIBASSO DEL 49%

Come funziona la catena di comando sulle scale mobili da cui dipende l'apertura delle tre fermate del centro di Roma? Innanzitutto il costruttore : Otis, una delle più grandi aziende di ascensori e scale mobili. Loro sono stati chiamati a ripristinare gli impianti. «Non sono ritenuti responsabili», dice Riccardo Pagano del Comitato Metro X Roma, «ma certo il fatto che a causa di scarsa manutenzione le scale mobili crollino così su se stesse non è buona pubblicità». Poi c'è la manutenzione, affidata tramite un appalto alla Consortile Metroroma di Del Vecchio srl di Napoli e Givran Group (controllata da una società serba). La Metroroma aveva vinto con un ribasso del 49% quindi garantendo il servizio triennale per 11 milioni di euro contro i 22 della base d’asta. Atac sostiene che nonostante il ribasso siano state fatte le dovute verifiche e i conti tornavano, ma a fine marzo l'azienda di trasporto pubblico ha annunciato di aver rotto il contratto con Metroroma, additata ora come principale responsabile dei guasti alle scale mobili. Secondo la procura che sta indagando sugli incidenti di Barberini e Repubblica ci sarebbero stati degli interventi di manutenzione «non correttamente eseguiti» in tutte e due i casi.

I RESPONSABILI DELLA GESTIONE DEGLI IMPIANTI PASSARTI DA 12 A 6

Atac ha revocato il contratto a Metroroma dopo che è emerso come per riparare la metro fossero state usate le "fascette", ma ancora deve arrivare la nuova azienda per la manutenzione quindi per ora ci si tiene quella che c’era. Intanto nove responsabili di gestione degli impianti si sono dimessi, compreso quello della metro Spagna. «Non si sono dimessi tutti», dice la Rsu della Filt Cgil, «si sono dimessi quelli inquadrati peggio che ad un certo punto hanno visto che dato lo stipendio, i costi dell’assicurazione e i rischi penali in cui incorrono il gioco non vale la candela. L'azienda ha rifatto un bando interno ad Atac per trovare nuovi responsabili, ma i termini erano così ristretti che hanno passato il bando solo in tre. Dicono che comunque sono sufficienti». La domanda che sorge spontanea è: se non ce l'hanno fatta in 12 perché dovrebbero farcela in sei? Intanto il responsabile di gestione uscente non se la sente ancora di riaprire Spagna. «Il problema è che ci sarebbero dei piani di ammodernamento che prevedono ristrutturazioni importanti ad esempio per Piazza di Spagna che ha una sola uscita», dice Riccardo Pagano, «i cosiddetti Amla che risalgono agli Anni '90. Che fine hanno fatto?». Teoricamente già da dicembre ci sono 425 milioni di euro stanziati dal governo Gentiloni per le linee A e B e la convenzione è stata firmata con Toninelli il 22 gennaio. Intanto, però, meglio andare a piedi.

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