It’s Christmas, si fattura: da Bublé a Carey, storia (e affari) dei tormentoni di Natale

Michele Monina
10/12/2023

Sapete quanto incassa Mariah solo per i diritti di All I Want For Christmas Is You? Ogni anno 600 mila dollari. Poi c'è Micheal che viene sbrinato ogni 25 dicembre. Ma anche Feliz Navidad di Feliciano, il duo Crosby-Sinatra, Jingle Bell Rock di Helms e l'immancabile fenomeno del Whamageddon. Quando un brano e il suo artista vivono solo durante le Feste.

It’s Christmas, si fattura: da Bublé a Carey, storia (e affari) dei tormentoni di Natale

Si avvicina il Natale, e come ogni anno, da qualche parte tra gli Stati Uniti e il Canada c’è un elfo di Santa Klaus che sta sbrinando Michael Bublé, pronto a tornare in azione a suon di Jingle Bells o White Christmas. Sarà capitato anche a voi, girando per social, di leggere qualche post che suona suppergiù così. Post scritti da boomer, incapaci di produrre più sintetici meme, ma che esprimono, in fondo, un comune sentire: quello di chi si meraviglia come, ogni santo anno, sia possibile che tornino di moda sempre le solite voci a intonare sempre le solite canzoni. Voci che, va detto, spesso vivono solo in questo periodo dell’anno, come un tempo succedeva a certi personaggi collaterali a Sanremo durante la settimana del Festival. Nomi anche di un certo rilievo, va detto, che però col tempo hanno visto la loro incidenza sul mercato ridursi all’osso, e il loro posto relegato lì, da qualche parte tra i pacchi regalo sotto il trono di Babbo Natale.

La 54enne Mariah Carey e i diritti d’oro dal 1994 in poi

Come potremmo infatti pensare a Mariah Carey – che ricordiamolo è stata l’artista che ha venduto più dischi nell’ultimo quarto del secolo scorso – se non come quella che canta All I Want For Christmast Is You, gioviale e vestita con maglione con renne e cappello rosso con pop-pon bianco, come avesse ancora i 25 anni di quando l’ha pubblicato e non i 54 di oggi? Del resto, proprio perché alla lunga suppongo anche lei stessa cominci a sentirsi a disagio nel vedere quella versione così antica di se stessa, proprio poche settimane fa è uscita una nuove versione del medesimo brano, pronto a fare concorrenza nelle charts al proprio avo, in una sorta di rincorsa nel tempo che sarebbe potuta serenamente finire in una puntata, magari anch’essa natalizia, del Doctor Who. Sapere che, questo ha dichiarato la Cnn, ogni anno nostra signora del Natale incassa qualcosa come 600 mila dollari solo dai diritti di sfruttamento di questo suo brano, temo indurrà tutti a levarsi un divertito sorrisetto di sufficienza dalla bocca: 600 mila ottimi motivi per farlo.

Feliz Navidad di José Feliciano, Natale dai ritmi latini

O come potremmo pensare a una figura a suo modo classica come quella di José Feliciano, da noi divenuto particolarmente popolare quando calcò le assi del Teatro Ariston portando al Festival di Sanremo, anno del Signore 1971, Che sarà, in accoppiata con i Ricchi e Poveri, ancora in versione a quattro, senza associarlo alla latineggiante Feliz Navidad? Ritmi, quelli latini, che altrimenti non avremmo mai associato a una festività che, per questioni spesso meramente meteorologiche e stagionali, siamo usi accostare a scenari innevati, il tepore di un fuoco sfrigolante in un camino, i vetri appannati per il freddo.

Bing Crosby e Frank Sinatra, grande classico intramontabile

Quando ero piccolo – sono nato nel 1969 – le canzoni di Natale erano immancabilmente quelle che passavano dentro la televisione in bianco e nero cantate da quel signore dal nome buffo, Bing Crosby. Un grande classico, a volte a cantarle era anche un cantante dalla faccia da spaccone, tale Dean Martin, altre volte un altro italoamericano che avrebbe lasciato un segno indelebile nella storia della musica leggera, Frank Sinatra. Sempre e comunque versioni rigorose di brani che tendevano allo swing, a tratti, ma che molto più spesso si poggiavano su stilemi vicini alla musica sacra, la messa della mezzanotte, un altro grande classico da accompagnare con canti corali come Bianco Natal o Tu scendi dalle stelle.

Quanto fatturano gli eredi di Bobby Helms per quel Jingle Bell Rock

Nel romanzo di Nick Hornby About a boy si narrano, tra le altre, le vicende di tale Will Freeman, giovane 36enne scansafatiche che campa coi diritti avuti in eredità di una canzone natalizia, una sorta di vitalizio dorato con cui andare avanti senza poi concludere nulla. Il mercato delle canzoni di Natale, in effetti, è tale da rendere questa trama assolutamente plausibile. Ben lo sapranno gli eredi di Bobby Helms, il primo a incidere il brano Jingle Bell Rock, scritto da Joe Bill e Jim Boothe, uscito nel 1957 e divenuto un classico, anche in virtù delle tante cover uscite nel tempo, da Brenda Lee a Hall & Oates, passando per Kylie Minogue, Chris Brown e addirittura un ghignante Billy Idol. Da noi è stata coverizzata da Achille Lauro in coppia con Annalisa, proprio a riprova che Natale sembra riuscire davvero a mettere d’accordo chiunque, anche chi ha costruito il proprio immaginario decisamente altrove.

Do They Know It’s Christmas, un concentrato di Anni 80

Discorso a parte, non potrebbe che essere così, l’altro grande classico di questi tempi, quel Do They Know It’s Christmas, scritta ormai quasi quarant’anni fa da Bob Geldof e Midge Ure (saranno 40 tondi nel 2024) e che vide a raccolta buona parte del rock e del pop anglosassone intorno al nome Band Aid, l’idea di provare a fare qualcosa per fermare la fame nei Paesi del cosiddetto terzo mondo a muovere ugole e muscoli degli artisti. Un progetto che poi portò nel 1985 alla We Are the World del progetto Usa for Africa, scritta da Lionel Richie e Michael Jackson, dove a raccolta si ritrovarono appunto gli artisti americani, via via fino ai due mega-concerti paralleli di Band Aid, evento monstre senza precedenti in fatto di musica e beneficenza.

Ascoltare ancora oggi quel brano così squisitamente Anni 80, a partire dai rintocchi ritmici delle campane, è qualcosa di molto vicino all’assaporare le maddalenine proustiane, un viaggio nel tempo e nella nostalgia, e cosa c’è di più nostalgico del Natale, l’odore dei mandarini a fine pranzo, la magia del vedere i bambini che scartano i regali, quel senso di bontà che, esattamente come le bucce dei mandarini, finiranno presto dentro l’umido.

John Lennon Yoko Ono, brano natalizio e antimilitarista

Sempre in odor di bontà, ma sicuramente non accusabile di buonismo, l’altro grande classico natalizio che ci è stato regalato da chi il pop in qualche modo se l’è inventato, John Lennon, in coppia con sua moglie Yoko Ono. La loro Happy Xmas (War Is Over), brano sì natalizio ma anche fortemente antimilitarista, di quelli capaci, a distanza di decenni, di sciogliere anche i cuori più freddi: i cori che lo caratterizzano in fondo sono proprio la prova di come, anche in musica, mettersi uno a fianco all’altro non può che inondare il mondo di bellezza.

Anche Cher ed Elisa non si sono potute tirare indietro

Di un po’ tutte queste canzoni, da quella di Mariah Carey a quella di Band Aid, via via fino ai grandi classici interpretati dai soliti classici, esistono di volta in volta versioni aggiornate, come i software dei nostri pc, o forse dei nostri smartphone, di quelle che scattano di notte, mentre dormiamo, e che la mattina ritroviamo lì senza neanche accorgerci delle differenze. Per chiudere, va sottolineato come nella tradizione anglosassone non c’è artista che, prima o poi, non si cimenti col proprio album di canzoni di Natale: quest’anno è toccato anche all’immarcescibile Cher, per dire, e da noi è Elisa che sta portando in scena uno show natalizio, lei che in fondo aveva esordito con un immaginario elfico, seppur a ispirarla credo sia stata più Bjork che la renna di Babbo Natale.

Last Christmas degli Wham!, la canzone da… evitare

È vero, abbiamo scherzato. Come si sarebbe mai potuto chiudere un articolo che intenda parlare di Natale e dei tormentoni musicali che lo caratterizzano senza andare a citare Last Christmas degli Wham!, a sua volta brano che nel 2024 festeggerà 40 anni? Impossibile. Anche perché dal 2010, da che cioè i social non solo sono entrati nelle nostre vite, ma le hanno occupate militarmente, è partito questo strano fenomeno che prende il nome di Whamageddon. Di cosa si tratta? Semplice, a partire dal primo di dicembre la sfida è far passare le giornate che ci dividono dal Natale senza mai ascoltare, neanche per sbaglio, quella che è a tutt’oggi una delle canzoni pop natalizie più famose, appunto Last Christmas, scritta da George Michael e portata al successo – ma non al numero 1 nella classifica inglese, badate bene, primato arrivato solo nel 2021 – dagli Wham!

Whamageddon è il mix del nome della band con la parola Armageddon, la fine del mondo. Band, gli Wham!, che vedeva George Michael, morto prematuramente proprio il giorno di Natale del 2016, affiancato da Andrew Ridgeley. Il tutto legato a un hashtag, e come potrebbe essere altrimenti, che vede annunciare la propria capitolazione a chi cade sotto i colpi delle radio, della filodiffusione dei negozi e dei centri commerciali, dei servizi di costume in tivù o di chiunque, in un modo o nell’altro, non sia riuscito a scampare al tormentone dei tormentoni. Gente che proprio non ha nulla da fare, avrebbero detto i nostri nonni. Ma loro dei social, degli Wham!, della parola tormentone che ne potevano sapere? Per loro Natale era una festività religiosa durante la quale cantare, al limite, Astro del ciel o Bianco Natale, altro che Mariah Carey e la sua super hit da oltre 600 mila dollari di indotto l’anno.