Cile, missione compiuta

Redazione
14/10/2010

  Non si vedevano dai mondiali in Sudafrica, e ora sono tornate. Le vuvuzelas riempiono i festeggiamenti nelle strade di...

 

Non si vedevano dai mondiali in Sudafrica, e ora sono tornate. Le vuvuzelas riempiono i festeggiamenti nelle strade di Copiapò: i 33 minatori sono stati liberati. Alle 2.55 di giovedì mattina in Italia (le 21.55 ora locale) la montagna ha restituito l’ultimo minero, quel leader Luis Urzua che così importante è stato nel mantenere ordine e armonia nei 69 giorni di prigionia (70 per gli ultimi).
Il rescate, il salvataggio, come lo chiamano qui in Cile, è anche un vero e proprio riscatto per un Paese che in 22 ore ha compiuto un miracolo: «Il Cile oggi è più rispettato nel mondo intero», ha detto il presidente Sebastian Pinera, che ha poi sigillato personalmente l’imboccatura del pozzo del giacimento, decretando, anche simbolicamente, la fine della San José.
Prima ancora che gioia e commozione invadessero il Paese, il “capo” Urzua, avvolto nella bandiera, ha dato l’ennesima dimostrazione delle qualità che lo hanno ormai reso celebre. Con lucidità e presenza di spirito ha chiesto a gran voce che «tutto ciò non si ripeta più», riferendosi alle vergognose condizioni di lavoro che vigevano nella miniera prima del collasso.
La felicità per l’esito del salvataggio, una dimostrazione di precisione organizzativa assoluta, si è mischiata a una certa solennità: mentre Urzua finalmente si concedeva agli abbracci dei suoi cari, le telecamere in costante monitoraggio attivo di tutti gli anfratti della San José inquadravano un’altra bandiera esposta all’interno della miniera dagli addetti alle operazioni di salvataggio: “Missione compiuta, Cile”, era il messaggio impresso.

Il sostegno del Papa

Insieme agli altri compagni (leggi la cronaca delle prime ore del salvataggio), Urzua dovrà ora sottoporsi a 48 ore di controlli medici approfonditi nell’ospedale di Copiapò, davanti a centinaia di persone che cantano l’inno nazionale cileno.
Per la risalita (leggi la testimonianza di Stefano Massei, ingegnere italiano sul posto), gli operai sono stati divisi in gruppi in base alle condizioni di salute. Gli habiles, i più forti, sono stati scelti per fare da battistrada e verificare le condizioni del tunnel di soccorso. Dopo di loro quelli con problemi di salute o comunque più debilitati. In coda tutti gli altri.
Parole di sostegno ai 33 sono arrivate dal Papa, durante l’udienza generale in piazza San Pietro il 13 ottobre. Benedetto XVI ha raccomandato alla «bontà divina» i 33.

L’appello: «Non trattateci da star»

I  minatori sembrano in buona salute, ma è probabile che ricordi e flashback li accompagneranno per tutta la vita soprattutto se la sovraesposizione mediatica durerà a lungo (leggi il commento dello psicologo Luca Pietrantoni) .
Tra i primi desideri espressi c’è proprio quello di  «non essere trattati come star». L’appello rivolto ai media mondiali è stato lanciato da Mario Sepulveda, 39 anni, diventato famoso in tutto il mondo come l’animatore dei filmini che in queste lunghe settimane i minatori hanno inviato in superficie.  
«Ora è un circo»aveva dichiarato Cristian Lobos, fratello di Franklin, l’ex-calciatore rimasto intrappolato a San José. Si calcolano che siano arrivate almeno 2500 persone, in un posto che a fatica ne conteneva 400 (come ha sottolineato Ximena Poo, direttrice della scuola di giornalismo di Santiago).

La promessa: «Nunca mas!»

Il presidente Pinera, con al fianco l’immancabile primera dama Cecilia Morel, ha colto al volo le parole di Urzua e, da consumato politico, ha rilanciato davanti alle telecamere: «Lo diciamo dal primo giorno. Tutto questo non rimarrà impunito. È stata una grande lezione per noi, e non solo per il settore minerario». Di fianco ai proclami patriottici del caso, ora è arrivato il tempo di una riflessione profonda sulle condizioni di lavoro in Cile: «Chi deve pagare, pagherà», ha insistito Pinera.

32 mila euro per un’esclusiva

Ma è il delirio mediatico a non conoscere momenti di riflessione. Anzi, i 2 mila giornalisti presenti a Campo Esperanza non sono certo rimasti soltanto a guardare le operazioni di riscatto. Alcuni di loro hanno intavolato vere e proprie trattative per accaparrarsi interviste in esclusiva con i 33 minatori.
La tedesca Bild si è superata: la settimana scorsa ha inviato un contratto a uno dei minatori (non si sa al momento chi sia) con un’offerta per un’intervista esclusiva: 16 mila euro. Dopo varie trattative, si è chiuso al doppio: 32 mila. 
Un minatore qualificato arriva a guadagnare un ottimo stipendio in Cile, attorno ai 2 mila euro. I 33 eroi, da oggi, hanno “svoltato” dal punto di vista economico: guadagneranno 10-20 volte tanto solo nel giro delle prossime 72 ore.