La Cina fa indietro tutta sull’accordo sui dazi con gli Usa

Pechino ha inviato a Washington quasi 150 pagine di modifiche che avrebbero fatto saltare mesi di negoziati. Ma poi la Casa Bianca conferma: «C'è volontà di intesa». 

08 Maggio 2019 12.27
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La Cina ha fatto marcia indietro su quasi tutti i punti dell'accordo commerciale con gli Stati Uniti. È quanto rivela in esclusiva la Reuters, che apre il suo sito web con questa notizia. Il messaggio da Pechino è arrivato a Washington la sera di venerdì 3 maggio, con modifiche sistematiche all'intesa di quasi 150 pagine, che avrebbero fatto saltare mesi di negoziati tra le due maggiori economie del mondo. Si spiegherebbe così anche la decisione di Donald Trump del 5 maggio di minacciare un aumento dei dazi dall'attuale 10% al 25% su 200 miliardi di dollari di prodotti Made in China. L'entrata in vigore dei rialzi faceva seguito – spiegava il segretario al Tesoro Steven Mnuchin – al passo indietro di Pechino sul linguaggio dell'accordo raggiunto. La Cina in particolare continuerebbe a rifiutare la richiesta Usa di mettere nero su bianco una lista di riforme strutturali da compiere per garantire il rispetto dell'intesa. Un inventario, insomma, delle leggi e dei regolamenti da cambiare (in particolare su proprietà intellettuale e competizione) per far sì che i rapporti e gli scambi tra le due superpotenze economiche avvengano in maniera più equa. Resta poi ancora da sciogliere il nodo sugli aiuti di Stato cinesi alle proprie imprese che alterano la concorrenza e quello sull'apertura di alcuni mercati chiave in Cina fortemente voluta dagli Usa.

LA CASA BIANCA: «LA CINA VUOLE L'ACCORDO COMMERCIALE»

Tuttavia la portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno avuto indicazione che la Cina vuole fare un accordo commerciale e la notizia ha rinfrancato gli investitori e spinto al rialzo i mercati finanziari. Tuttavia visto che Washington ha pubblicato ufficialmente la decisione di rialzo dei tassi, Pechino ha annunciato di essere pronta alle necessarie contromisure se gli Stati Uniti attueranno il rialzo dei tassi al 10% al 25% su 200 miliardi di dollari di Made in China.

LA DELEGAZIONE CINESE A WASHINGTON

I negoziati, nonostante le tensioni degli ultimi giorni, riprenderanno ai massimi livelli nelle prossime ore a Washington, dove è in arrivo anche il vicepremier cinese Liu He. L'auspicio è quello di un'intesa in extremis per scongiurare il fallimento delle trattative e l'aumento dei dazi annunciato dall'amministrazione Trump, che entrerà in vigore nella notte tra venerdì 10 e sabato 11 maggio. «Il fallimento delle trattative rappresenterebbe una minaccia enorme per la crescita dell'economia globale», è il monito lanciato dalla direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde.

SURPLUS COMMERCIALE DELLA CINA IN RIALZO

«La regione della retromarcia della Cina e del suo tentativo di rinegoziare l'accordo commerciale è la speranza di essere in grado di rinegoziarlo con Joe Biden o con uno dei deboli democratici, e quindi continuare a rubare agli Stati Uniti per i prossimi anni», ha twittato Trump, «questo però non accadrà! La Cina ci ha informato che il vice premier sta venendo negli Usa per fare un accordo. Vedremo». Quello che avrebbe spinto la Cina alla «erosione dell'impegno» (definizione del rappresentante per il Commercio americano Robert Lighthizer) e a un «grande cambio di direzione» (secondo il segretario al Tesoro Steven Mnuchin), sarebbe stata in realtà la performance oltre ogni previsione del Pil del primo trimestre 2019, diffuso il 17 aprile, risultato in rialzo del 6,4% annuo, meglio del 6,3% atteso dagli analisti e in linea col 6,4% del periodo ottobre-dicembre 2018, frutto di una strategia più articolata. La Cina ha inoltre registrato un surplus commerciale verso gli Stati Uniti, il primo mercato del suo export, di 21,01 miliardi di dollari, in leggero rialzo rispetto ai 20,50 miliardi di marzo, nonostante la guerra dei dazi ancora in corso. Il risultato, in base ai dati dell'Amministrazione delle Dogane, risulta ancora più eclatante se si considera che Pechino ha avuto sempre ad aprile un attivo commerciale globale di 13,84 miliardi di dollari, lontano dai 35 miliardi attesi dagli analisti e dai 32,67 miliardi di marzo.

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