Cina, cosa sapere del mercato della carne di maiale

Federico Giuliani
12/11/2023

Il grattacielo-allevamento di Ezhou è solo la punta dell'iceberg. Nella Repubblica Popolare si consumano ogni anno 60 milioni di tonnellate di suino. Un business che nel 2023 dovrebbe toccare i 90 miliardi di dollari e che attira gruppi specializzati in altri settori. Il punto.

Cina, cosa sapere del mercato della carne di maiale

Il palazzone di 26 piani usato come allevamento di maiali e situato alla periferia di Ezhou, a un centinaio di chilometri da Wuhan, è soltanto la punta dell’iceberg di un settore, quello della carne suina, che in Cina continua a crescere. E sul quale il Partito Comunista punta per blindare la sicurezza alimentare del Paese. Giusto per capire di che numeri stiamo parlando, lo stabilimento in questione, una volta completato con la realizzazione di un secondo edificio gemello che vedrà la luce nei prossimi mesi, arriverà a ospitare 1,2 milioni di maiali l’anno.

I big cinesi dell’industria della carne suina

Muyan, Wens Group, WH Group, New Hope Group, Zhengbang Group. E ancora: Zhongxin Kaiwei, Yang Xiang. Sono solo alcuni nomi delle aziende di un settore il cui giro d’affari nel 2023 dovrebbe sfiorare i 90 miliardi di dollari. I tre big che recentemente si sono imposti sul mercato sono WH Group, Muyan Foods e New Hope Group. Insieme rappresentano circa il 40 per cento della produzione totale di carne suina della Cina. WH Group, in precedenza Shuanghui Group, è il più grande produttore e trasformatore al mondo con stabilimenti anche negli Stati Uniti e in Europa. E un fatturato che si aggira intorno ai 27,3 miliardi di dollari. A seguire c’è il colosso Muyuan Foods, che nel 2020 è diventato noto per aver costruito nella provincia dello Henan il complesso di “alberghi per maiali” più grande del mondo, un totale di 21 palazzi per macellare 2,1 milioni di esemplari l’anno. Con una capitalizzazione di mercato di 125 miliardi di dollari, il suo fatturato è passato da 2,9 miliardi di dollari del 2019 a 18,9 miliardi del 2022. New Hope Group, duramente colpita dalla febbre suina che ha falcidiato allevamenti in tutto il Paese tra il 2019 e il 2021, ha venduto 3,6 milioni di capi nel 2019, 15 milioni nel 2021 e 25 milioni nel 2022. Gli ultimi dati disponibili, relativi al 2021, parlano di un fatturato superiore ai 30 miliardi di dollari tenendo conto di tutte le attività dell’azienda, che spaziano dall’agricoltura alla finanza.

Cina, cosa sapere del mercato della carne di maiale
Un allevamento di suini a Hebei (Getty Images).

Ogni anno in Cina si consumano 60 milioni di tonnellate di carne suina

Quella di maiale rappresenta il 70 per cento della carne mangiata nel Paese, per un consumo medio pro capite di circa 40 kg l’anno e un totale complessivo di quasi 60 milioni di tonnellate annue. Non è un caso che il ministero della Sanità di Pechino, per fare fronte alla crescente domanda, abbia da un lato raccomandato, sin dal 2016, di dimezzare la quantità di carne consumata quotidianamente da qui al 2030, e dall’altro, a partire dal 2019, ha agevolato la realizzazione di allevamenti-grattacielo. Progetti che rappresentano una sorta di rete di sicurezza innalzata dopo l’epidemia di peste suina cominciata nel 2018 (e ora, pare, sotto controllo) che fece schizzare alle stelle i prezzi della carne di maiale. In ogni caso, l’obiettivo del governo consiste nel mettere al riparo un settore dal quale, in sostanza, dipende gran parte dell’andamento dell’economia nazionale. E che si affida per oltre il 90 per cento su carne nazionale, ma che allo stesso tempo importa ancora milioni di tonnellate l’anno dall’estero (quasi 3 milioni di tonnellate complessive nel 2022, circa 5 milioni nel 2021). Detto altrimenti, l’attuale popolazione di suini non è sufficiente per coprire, da sola e senza import, i consumi della popolazione.

Cina, cosa sapere del mercato della carne di maiale
Un’azienda a Shenyang (Getty Images).

Il business degli “alberghi per maiali”

Gli “alberghi” di maiali, al netto del rischio sanitario che rappresentano, hanno l’obiettivo di ridurre ulteriormente la dipendenza cinese dall’estero. La questione è particolarmente delicata, visto che la Cina alleva la metà dei suini del pianeta, circa 500 milioni, più di quelli presenti negli Stati Uniti (74 milioni) e nell’Unione europea (134 milioni) messi insieme. Nell’ultimo piano quinquennale varato dal governo, il XIV per il 2021-2025, il Partito punta a portare la capacità di produzione di carne suina stabilmente intorno alle 55 milioni di tonnellate annue, rispetto ai 41 milioni del 2020. Via libera e incentivi, dunque, alla creazione di mega conglomerati Tanto che il business sta attraendo anche gruppi non alimentari. È il caso, ad esempio, della Zhongxin Kaiwei Modern Animal Husbandry, che dal cemento si è tuffata nei maiali.