Cina, censurati i manga erotici

Barbara Ciolli
26/08/2012

Pechino contro i fumetti gay scritti da donne.

Cina, censurati i manga erotici

A Pechino i manga omoerotici spopolano. E la censura lancia un’altra delle sue anacronistiche campagne contro la pornografia, castigando i desideri femminili.
In Cina, le ultime retate contro le pubblicazioni della narrativa Boy’s love fiction – abbreviata con la sigla Bl – hanno fatto finire in galera le autrici di decine di fumetti a sfondo omosex, pubblicati sul web.
Si tratta, stavolta, non dei comuni manga di storie gay, scritte per il pubblico omosessuale. Ma di disegni che raccontano gli amori romantici tra ragazzi, in genere adolescenti, confezionati da mani di donne per giovani lettrici etero. Attratte da effusioni e scene intime tra ragazzini. A volte, persino platonicamente innamorate di loro.
I MANGA YAOI. In Giappone, il genere esiste dagli Anni 70, si chiama Yaoi e ha svariati sottogeneri legati alle variabili di coppia tra uomini (rapporti pederasta-adolescente, pratiche sadomaso, amori esotici).
Oltre la Muraglia, i manga Bl sono arrivati in tutta segretezza alla fine degli Anni 90, diventando, come anche in Thailandia e nei vicini Paesi asiatici, sempre più popolari tra il pubblico femminile.
Peccato che, per le autorità di Pechino, la loro distribuzione sia ancora illegale. Anche se da tempo i costumi si sono occidentalizzati, per la nomenclatura vetero-comunista cinese chi incita alle trasgressioni sessuali resta un peccatore da punire con il carcere.

Ragazze di buona famiglia avide lettrici di manga erotici

Poco conta se, anche nel partito di Mao, c’è chi si dà allo scambismo di coppia, abbattendo i tabù.
Ai censori di Pechino non vanno giù quei manga che descrivono «scene di sesso con minorenni, ascrivibili ai reati di pedo-pornografia». E che dentro presentano raffigurazioni, più o meno delicate, di rapporti anali tra uomini: il fulcro di ogni storia Yaoi, che, a quando pare, piace osservare alle donne asiatiche.
Oltre l’80% dei lettori dei manga Bl, infatti, è composto da donne, il 60% delle quali di orientamento eterosessuale.
IN CERCA DI TRASGRESSIONI. A detta di sessuologi come la cinese Li Yinhe, le acquirenti di questi fumetti sono, in genere, ragazze represse di buona famiglia, cresciute con un’educazione molto rigida, che trovano una valvola di sfogo in queste perversioni.
Molte di loro si definiscono «donne senza speranza», alludendo al fatto di aver perso la testa per amori impossibili. A ben vedere, però, secondo i sociologi, simili passioni per uomini e storie gay sono un rifugio ideale per le ragazze etero che non vogliono storie serie. O che, comunque, non ambiscono a ingabbiarsi in un matrimonio tradizionale.
SESSO, PLATONICO E PERVERSO. Infatuandosi di ragazzini omosessuali belli, dolci ed efebici come in genere sono quelli tratteggiati nei manga, le giovani asiatiche scaricano le loro pruderie adolescenziali, coltivando, contemporaneamente, amori platonici, verso ‘principi azzurri’ che, innamorandosi sempre di uomini, non le tradiranno mai con altre donne.
Un po’ macchinoso, forse. Ma, in gran parte del mondo, acquistare materiale pornografico non è un reato come in Cina. Perché allora negare a ragazze un po’ complicate e (probabilmente) in crisi d’identità il diritto a fantasie erotiche?