Cina, Gu Kailai e la grazia del boia

Simone Pieranni
21/08/2012

La stampa di Pechino analizza la sentenza contro la moglie di Bo Xilai e la sospensione della pena di morte.

Cina, Gu Kailai e la grazia del boia

da Pechino

Il giorno dopo la sentenza che ha condannato a morte, con sospensione della pena – pratica definita con il termine jianhou, in cinese – Gu Kailai, moglie dell’ex leader del Pcc di Chongqing Bo Xilai, per l’omicidio di Neil Heywood, gli esperti giuridici cinesi analizzano il verdetto, provando a indovinare quanti saranno gli anni effettivi di pena che sconterà Gu Kailai. Riflessioni che coinvolgono anche l’utilizzo della pena di morte in Cina e l’unità del Partito comunista, alle prese con il più grande scandalo degli ultimi 30 anni della sua storia, nonché le origini della pratica della pena di morte con sospensione, cominciata all’epoca della dinastia Qing, proseguita con Mao e utilizzata anche recentemente, per casi di corruzione.
LA PENA DI MORTE SOSPESA. L’origine della pena di morte con sospensione – jianhou in mandarino – viene fatta risalire ai fasti della dinastia Qing (1644-1911). All’epoca il sistema venne istituito per stare in linea con la visione confuciana che richiedeva una pena “misericordiosa” e chiedeva un utilizzo prudente della pena di morte. Più tardi, quando il Partito comunista prese il potere, Mao Zedong ha adottato la pratica alla nuova Repubblica Popolare. Nel 1951, al culmine di un movimento per sopprimere controrivoluzionari, decise che coloro «che hanno commesso un crimine, ma non hanno arrecato troppo danno allo Stato possono essere condannati a morte con due anni di sospensione per l’esecuzione». L’ordine di Mao divenne una legge nazionale nello stesso anno.

Una scelta soggettiva sulla base delle circostanza

Negli ultimi periodi la pratica è stata utilizzata in più di un’occasione: secondo i media locali nel 2010 su ben 11 funzionari che avrebbero confessato fenomeni di corruzione, sette avrebbero ricevuto condanne a morte sospese e gli altri sono stati condannati all’ergastolo. L’anno scorso l’ex sindaco di Shenzhen Xu Zongheng ha ricevuto una condanna a morte con sospensione dopo essere stato giudicato colpevole di accettare più di 33,2 milioni di yuan (circa 4 milioni di euro) in tangenti.
LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA. Il South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong, ha intervistato alcuni esponenti del mondo giuridico asiatico, per capire le motivazioni dietro la sentenza a Gu Kailai. «Non esiste una legge chiara per definire la condanna a morte con sospensione, i giudici possono decidere questa pratica a seconda delle circostanze», ha detto l’avvocato di Pechino Li Heping.
Secondo Li, il caso di Gu è chiaramente un «omicidio di primo grado», ma avrebbe ricevuto una sospensione condizionale della pena di morte per motivi politici, perché «lei e suo marito, Bo Xilai, erano figure importanti».
TRA NOVE E 20 ANNI DI CARCERE. Un articolo pubblicato sul sito web della Fondazione Dui Hua, una organizzazione non-profit umanitaria con sede a San Francisco, ha previsto che Gu potrebbe spendere meno di nove anni dietro le sbarre. Il professore della Chongqing University, Chen Zhonglin, ha detto che un detenuto può chiedere la libertà condizionale medica dopo i due anni di sospensione, se il carcere non è in grado di fornire sufficiente assistenza medica. Secondo lui, però, anche nel migliore dei casi, Gu dovrebbe trascorrere in carcere almeno 20 anni. «Normalmente», ha dichiarato, «si può avere la pena ridotta a 20 anni per buona condotta dopo i due anni di sospensione, perché l’ottavo emendamento della legge penale cinese lo scorso anno è stato riformato, decidendo di aumentare il tempo minimo obbligatorio servito per ergastoli da 12 anni a 17».