I Paesi in via di sviluppo devono alla Cina 1.400 miliardi di euro

Matteo Innocenti
07/11/2023

Nel corso degli anni Pechino ha finanziato numerosi progetti infrastrutturali legati alla Nuova via della Seta. Ma più della metà degli Stati debitori fatica a ripagare i maxi interessi. Lo studio di AidData.

I Paesi in via di sviluppo devono alla Cina 1.400 miliardi di euro

Nel corso degli anni la Cina ha elargito ingenti somme di denaro in prestito a numerosi Paesi in via di sviluppo facenti parte dell’ambizioso progetto della Nuova via della seta, utilizzando a pieno le sue risorse economiche per finanziare progetti di varia natura ed esercitare il più classico dei soft power. Maxi prestiti significa però maxi interessi, che tanti Stati in difficoltà finanziaria faticano a ripagare. Per evitare il rischio di default dei debitori, Pechino si è via via sempre più calata nei panni del prestatore di emergenza: come evidenzia una ricerca di AidData, oggi il Dragone è il principale creditore al mondo.

L’80 per cento del portafoglio prestiti della Cina sta sostenendo Paesi in difficoltà finanziarie

Secondo AidData, la Repubblica Popolare vanta tra i mille e i 1.400 miliardi di euro di credito nei confronti dei Paesi in via di sviluppo: si stima che circa l’80 per cento del portafoglio prestiti esteri della Cina nel sud del mondo stia ora sostenendo Paesi in difficoltà finanziarie. Nel 2010 la quota era appena del 5 per cento: un balzo più che notevole. Tra i beneficiari Stati come Pakistan e Kenya, dove i prestiti delle banche statali di Pechino hanno contribuito a costruire ferrovie, fino all’Argentina e alla Cambogia, dove sono stati utilizzati per costruire centrali elettriche. A giugno 2023, lo Zambia ha raggiunto un accordo per ristrutturare un debito di circa 6 miliardi di euro, due terzi dei quali sono dovuti alla Export-Import Bank of China, una delle tre banche istituzionali costituite per attuare le politiche statali nell’industria, nel commercio estero, nell’economia e negli aiuti esteri ai Paesi in via di sviluppo e fornire sostegno finanziario per promuovere l’esportazione di prodotti e servizi del Dragone. Ma si tratta solo di alcuni esempi. AidData ha analizzato 20.985 progetti in 165 Paesi a basso e medio reddito, finanziati con sovvenzioni e prestiti cinesi, scoprendo che con l’aumento dei debiti nei confronti degli istituti di credito è aumentato anche il numero di iniziative sospese o annullate.

Destinando sempre più denaro a prestiti di salvataggio, la Cina è diventata il maggiore creditore al mondo.
Zhang Qingsong, governatore della Banca Popolare Cinese (Getty Images).

Le misure introdotte da Pechino per mitigare il rischio di default

Per mitigare il rischio di default, data l’elevata percentuale di prestiti diretti a Paesi in difficoltà finanziaria (che perlopiù rientrano nel grande progetto della Nuova via della seta), le autorità cinesi hanno introdotto una serie di misure, tra cui la riduzione dei prestiti per progetti infrastrutturali e l’aumento dei prestiti di emergenza, erogati principalmente ai Paesi che stanno lottando per saldare i debiti contratti in precedenza con le istituzioni finanziarie di Pechino. Nel 2015, i primi rappresentavano oltre il 60 per cento del portafoglio prestiti della Cina. Nel 2021 la quota era già scesa a poco più del 30 per cento. Nel periodo preso in esame da AidData, la Cina ha erogato il 97 per cento circa dei prestiti di emergenza a Paesi che già erano fortemente indebitati nei suoi confronti.

Destinando sempre più denaro a prestiti di salvataggio, la Cina è diventata il maggiore creditore al mondo.
La Cina è il principale creditore al mondo (Getty Images).

La Cina si sta avvicinando all’FMI nei prestiti di salvataggio 

Il Fondo Monetario Internazionale concede più denaro in prestiti di salvataggio rispetto alla Cina, ma ogni anno che passa il divario si sta riducendo. La Repubblica Popolare, in pratica, sta prestando soldi affinché i suoi stessi prestiti possano essere saldati. Un altro modo con cui i finanziatori cinesi hanno cercato di ridurre la loro esposizione al rischio è l’aumento delle penalità per i ritardi di rimborso, mossa che però – evidenzia AidData – potrebbe scoraggiare eventuali nuovi mutuatari. I termini e le condizioni dei prestiti cinesi non brillano per trasparenza, tuttavia gli economisti stimano che i abbiano in genere un tasso di interesse del 2 per cento, rispetto alla norma dell’1,54 per cento per i prestiti agevolati della Banca Mondiale. Tuttavia i ricercatori di AidData hanno scoperto che, tra i primi anni della Nuova via della seta (2014-2017) e l’ultimo periodo in esame (2018-2021), gli istituti di credito di Pechino hanno aumentato il tasso di interesse massimo in caso di rimborsi tardivi dal 3 all’8,7 per cento. Citato dal Guardian, il direttore Bradley Parks, uno degli autori del rapporto e direttore esecutivo, ha dichiarato che «Pechino sta cercando di trovare la sua posizione come il maggiore esattore del debito del mondo, in un momento in cui molti dei suoi maggiori mutuatari sono illiquidi o insolventi». E gli esattori, ha sottolineato, «non sono mai molto popolari».