La Cina non conteggiava gli asintomatici: la mezza ammissione di Pechino

Marco Lupis
31/03/2020

La Commissione per la salute martedì ha annunciato che comincerà a includerli nelle statistiche e a monitorarli «per far fronte alle preoccupazioni» del popolo cinese. Adesso si aspetta la verità sul numero dei decessi.

La Cina non conteggiava gli asintomatici: la mezza ammissione di Pechino

La Commissione nazionale cinese cinese ha diffuso il 31 marzo un comunicato ufficiale, subito ripreso dalla stampa asiatica, annunciando che inizierà a includere i casi asintomatici nelle sue statistiche di Covid-19, «per far fronte alle preoccupazioni» – e alle montanti proteste – del popolo cinese.

Dati ufficiali secretati e pubblicati dalla stampa di Hong Kong hanno suggerito che considerando anche i portatori asintomatici i numeri dei casi in Cina potrebbero lievitare. E adesso in molti cominciano a chiedersi: quando la verità anche sul numero dei morti?

La notizia è una prima ammissione da parte delle autorità cinesi, messe sotto pressione anche dalle recenti fughe di notizie sulle file interminabili di urne cinerarie a Wuhan. E dimostra che i sospetti lanciati fin dai primi tempi dell’epidemia dalla John Hopkins University erano fondati: qualcosa non tornava e non torna nei conteggi.

GLI ASINTOMATICI FUORI DALLE STATISTICHE UFFICIALI

Già a metà febbraio, infatti, gli specialisti della John Hopkins avevano denunciato che la Cina stava usando un trucco per alterare la crescita del numero di infetti. In pratica non rientrava nelle statistiche chi risultava positivo al test, ma non manifestava sintomi quali febbre, tosse e difficoltà respiratorie. Ufficialmente la Cina, fino a oggi, aveva precisato che per i pazienti asintomatici la classificazione andava «rivista a caso confermato». C’era però il forte sospetto – ora confermato dalle dichiarazioni di Pechino – che stesse barando sui dati reali dell’epidemia fin dall’inizio.

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Tra l’altro i numeri ufficiali diffusi dalle autorità cinesi erano in evidente contrasto con quelli dell’Oms che invece ha sempre considerato e incluso nelle statistiche, come contagiati, tutti i pazienti positivi indipendentemente dai sintomi.

ANNUNCIATI MONITORAGGI PIÙ STRINGENTI

Nel comunicato, I funzionari cinesi hanno affermato che le nuove misure aiuteranno ad affrontare le crescenti preoccupazioni sui rischi di infezione da Covid-19 veicolato anche da questi portatori silenziosi. La Commissione ha aggiunto che ha già richiesto agli operatori sanitari locali di segnalare gli asintomatici.

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L’annuncio segue la riunione di lunedì del gruppo di gestione del Covid-19 del governo centrale di Pechino, presieduto dal premier Li Keqiang che ha ufficialmente esortato i funzionari sanitari e politici locali a essere più proattivi nelle indagini sull’entità numerica di questi vettori asintomatici. Secondo il principale quotidiano in lingua inglese di Hong Kong, il South China Morning Post, che ha avuto accesso ai dati sull’epidemia secretati dal governo cinese, la percentuale dei positivi asintomatici potrebbe elevare in modo estremamente significativo le statistiche ufficiali.

I NUMERI REALI FUORI DALLA PROVINCIA DELL’HUBEI

Questi dati indicherebbero fra l’altro come, già alla fine di febbraio, oltre 43 mila persone fuori dalla regione dell’Hubei, ovvero nel resto della Cina continentale, erano risultate positive al coronavirus, ma non avendo sintomi immediati non erano state incluse nel conteggio ufficiale dei casi confermati. Chang Jile, direttore dell’Ufficio per la prevenzione e il controllo delle malattie della Commissione, ha dichiarato che il governo intensificherà lo screening e le indagini sui casi asintomatici. «Con effetto dal primo aprile, includeremo segnalazioni di casi asintomatici, compreso qualsiasi cambiamento di stato clinico, nei nostri aggiornamenti quotidiani sulle epidemie, per rispondere alle preoccupazioni del pubblico», ha assicurato Chang.

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«Rafforzeremo il nostro lavoro di monitoraggio, sorveglianza, quarantena e trattamento dei portatori asintomatici e effettueremo il campionamento in aree chiave per indagare e analizzare questi portatori». «Sia i positivi privi di sintomi che i loro contatti stretti», ha aggiunto, «verranno messi in quarantena per 14 giorni». In una dichiarazione sul suo sito web, poi, la Commissione ha confermato che i pazienti asintomatici potrebbero essere infettivi. Da mercoledì dunque, tutti gli ospedali e le cliniche cinesi saranno obbligati a segnalare i casi positivi asintomatici ai centri locali per la prevenzione e il controllo delle malattie entro due ore dalla rilevazione e a indagare sui contatti stretti di questi positivi riferendo i dati al sistema di sorveglianza centrale per le malattie trasmissibili entro 24 ore.

I NUMERI DELLE RICERCHE INDIPENDENTI

Secondo ricerche indipendenti di medici cinesi circa il 60% delle persone che hanno contratto la malattia nella città di Wuhan erano asintomatiche, o presentavano sintomi molto lievi. Non sono dunque state segnalate. I medici, il cui documento è stato pubblicato sulla piattaforma online di ricerche scientifiche medRxiv all’inizio di questo mese, hanno basato le loro stime su circa 26 mila casi confermati in laboratorio registrati a Wuhan tra dicembre e febbraio. Secondo il professor Ben Cowling, specialista in epidemiologia e biostatistica presso l’Università di Hong Kong, sussistono ancora ambiguità nella definizione di caso asintomatico. Per esempio, se è classificabile come tale anche un paziente che in un secondo momento ha sviluppato i sintomi dell’infezione. Cowling ha anche affermato che è importante monitorare e testare i contatti stretti indipendentemente dalla presenza o meno dei sintomi. «Il monitoraggio dei contatti stretti può darci un’ottima idea dello spettro di gravità clinica delle infezioni», ha dichiarato.

UN PASSO AVANTI DI PECHINO?

L’annuncio potrebbe essere un primo passo che manifesta la volontà di squarciare il velo propagandistico che ha finora ricoperto la verità sull’epidemia in Cina. Secondo alcuni osservatori, potrebbe anche essere una strategia comunicativa per preparare l’opinione pubblica cinese e quella mondiale ad accettare gradualmente la verità. Resta da vedere se – messe alle strette dalle rivelazioni della stampa nei giorni scorsi sui morti a Wuhan – le autorità di Pechino compiranno anche il passo successivo, cioè rivelare le vere cifre dei decessi.